Italiani fisco ed evasione fiscale

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Italiani e fisco, un rapporto difficile

Per gli italiani il fisco è ingiusto, inefficiente e esoso, ma il principale problema è l’evasione fiscale per quasi la metà dei cittadini. Dal primo maggio di quest’anno chi spenderà più di 3.500 euro verrà schedato e toccherà al negoziante passare al fisco i suoi dati. Dal 2000 esiste lo Statuto dei diritti del contribuente ma nessuno lo conosce. I risultati dell’indagine Censis presentata a Roma

Circa l’85% degli intervistati dal Centro Studi Investimenti Sociali (Censis) ha un cattiva relazione con il fisco, infatti il 36,2% del campione lo dichiara ingiusto, il 25,5% inefficiente e il 23,7% esoso mentre solo il 9,9% lo giudica efficiente e il 4,7% lo ritiene solidale.

 

Più tasse e più servizi

La ricerca del Censis per il Consiglio Nazionale dei Commercialisti ha però svelato che più del 55% degli italiani chiede più tasse in cambio di servizi pubblici di qualità. Una svolta, rispetto al 2000, quando erano il 57% i cittadini del Belpaese che chiedevano di abbassare la quota complessiva delle imposte accettando di diminuire il livello di copertura pubblica dei servizi. Sicuramente una inversione di tendenza anche se il rapporto degli italiani con il fisco continua a rimanere negativo. Il fisco è ingiusto perché non tutti pagano le tasse e questo è dovuto all’inefficienza dello stato nella lotta all’evasione fiscale che, per più del 44% degli italiani, è il principale problema del sistema tributario – dichiara Giuseppe Roma, direttore generale Censis – esattamente il doppio di quanti (22%) individuano in un eccessivo livello di tassazione il male maggiore. Vi è oggi una maggiore coscienza di essere azionisti dello Stato – continua il Dr. Roma –  quindi, come recita l’art. 53 della Costituzione, è certa la consapevolezza che sia un dovere per tutti i cittadini pagare le tasse, ma esiste anche un dovere da parte dello Stato di utilizzare nel modo migliore possibile la complessità retributiva.
Ed invece, per il 60% del campione preso in esame, l’evasione fiscale è addirittura aumentata negli ultimi tre anni. Il sistema di tassazione è ingiusto nei fatti – conclude Roma – e questo deriva dal difficile rapporto Stato-cittadini, motivo per il quale la pressione fiscale viene considerata alta da parte dell’81% degli intervistati. L’avere a che fare con un sistema che premia furbizia e astuzia, che permette a chi non paga di ricevere gli stessi vantaggi di chi paga appare intollerabile e penalizzante per tutti quei cittadini che onestamente rispettano le regole.

Scarsa tutela per i contribuenti

Gli italiani sembrano chiedere un ritorno alla funzione di protezione tradizionalmente svolta dallo Stato. Infatti, ben il 77% degli italiani si sente poco o per nulla tutelato di fronte al fisco – ha dichiarato Giuseppe De Rita, presidente del Censis – e solo i processi di mediazione sono riusciti ad aggirare il problema.
Vi è una dimensione di ostilità verso il fisco dettata dalla paura per il nuovo; anche sul federalismo fiscale il cittadino comune annusa un raggiro. È chiaro che tale provvedimento proporrà una stretta fortissima sui patrimoni da parte dei Comuni. E questo il cittadino lo vede come una penalizzazione.  Vi è quindi bisogno – continua De Rita – di una realtà fiscale equilibrata che non contempli solo una semplice sudditanza da parte del cittadino proprio perché non si tratta solo di un problema fiscale, ma di controllo sociale.
Il pericolo è il venir meno del rapporto tra Stato e popolazione, per questo – conclude De Rita – i livelli di mediazione vanno tenuti alti affinché sia garantita la comunicazione e la trasparenza tra le parti.
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Le imposte più odiate

Di sicuro interesse – ha dichiarato  Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili – è quanto l’indagine mette in evidenza sul dettaglio delle imposte. Infatti, ben il 47,3% del campione considera il canone della televisione pubblica l’imposta più iniqua, seguita dal bollo auto (14,5%), dall’Ici (12,7%), dall’Imposta sulla nettezza urbana (12,1%) e dall’imposta sui redditi, Irpef, (11,6).
Questi dati dimostrano non solo l’iniquità di certe imposizioni tributarie, ma anche la loro invasività oltre alla percezione della loro inutilità per un servizio che dovrebbe essere libero per tutti.

Equità e giustizia

Otto italiani su dieci si sentono poco o per nulla tutelati di fronte al fisco – continua il presidente del Consiglio dei Commercialisti – anzi avverte con sempre maggiore disagio la difficoltà a vedere difesi i propri diritti di contribuente.
Nelle controversie tra i cittadini e il fisco più del 50% dei cittadini ha ragione, questo vuol dire – continua Siciliotti – che meno del 50% delle richieste del fisco sono realmente fondate. Vi è dunque bisogno di una riforma della giustizia tributaria e di evitare la logica, che questo sistema sembra prediligere, della riscossione a tutti i costi.
Il fisco 2011, di fatto, riserverà delle importanti sorprese. Dal 1 maggio di quest’anno, ad esempio – ricorda ancora il presidente Siciliotti – chiunque effettuerà un acquisto in un qualsiasi negozio per una cifra superiore a 3.500 euro dovrà essere identificato: una norma che non esiste in nessuna parte del mondo, una norma invasiva e che, sicuramente, mette in primo piano la questione della privacy. Un provvedimento peraltro che, collocando sullo stesso piano di fronte al fisco cliente ed esercente, determinerà, ovviamente, una coincidenza di interessi con un incremento della propensione all’evasione (ndr), perché non tutti sono poi così pronti e disponibili a rinunciare al proprio tornaconto personale e ancor più quando ciò si accompagni ad una misura percepita come penalizzante dal soggetto che effettua la spesa. Infatti, di fronte a un esercente o professionista che non rilasci regolare scontrino o fattura, più di un terzo degli italiani (il 34,1%) ammette di non richiederla, soprattutto se ciò comporta un vantaggio immediato in termini monetari. Immaginiamo cosa può accadere se a questo si aggiunga anche una identificazione ed un controllo del cliente.

Statuto del contribuente

Al fine di garantire maggiore certezza giuridica ai contribuenti, la legge 212/2000 ha introdotto lo “Statuto dei diritti del contribuente”, una carta che prevede obblighi più stringenti per la Pubblica Amministrazione e diritti più ampi per il contribuente, con l’introduzione di regole per la trasparenza e la correttezza nei rapporti tributari.
Tuttavia il 55% del campione del Censis non ha mai sentito parlare di questa legge: uno strumento, al contrario, sicuramente utile a dare fiducia al sistema – ha affermato Siciliotti.
La percezione di scarsa tutela e la difficoltà a destreggiarsi in una normativa difficile e articolata, chiarisce perché l’82% dei contribuenti ricorre al supporto di professionisti e preferisce non avere così a che fare con il fisco delegando calcoli e incombenze agli esperti del settore.

La ricetta per il futuro

Un sistema fiscale più equo non può che prevedere – conclude Siciliotti – una lotta senza tregua ai paradisi finanziari attuata a livello internazionale e una articolata riforma tributaria dove la semplificazione diventa un obiettivo non eludibile.
Ben venga, infine, il redditometro: quel meccanismo che consente di confrontare la ricchezza spesa con i redditi dichiarati. Esso deve essere lo strumento principale di lotta all’evasione e, se potrà cogliere il risultato, diventerà un importante elemento di giustizia.

Livia Serlupi Crescenzi

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