Lavoro e retribuzioni. I dati sull’occupazione

in calo l'occupazione in italia

Lavoro e retribuzioni. I dati sull’occupazione

I dati ISTAT su occupazione, orari di lavoro e retribuzioni nelle imprese con più di 500 dipendenti. Ma a preoccupare sono i dati dell’occupazione di giovani e donne. Il Ministero del Lavoro studia i nuovi contratti part time per incentivare le assunzioni femminili

Per i giovani il tasso di disoccupazione tocca il 30%, per le donne l’occupazione non sale e oltretutto aumenta l’inattività nell’età compresa tra i 15 e i 64 anni, ovvero l’età pienamente lavorativa.
Il segretario confederale della CISL, Liliana Ocmin, lancia l’allarme “rosa” e dichiara che occorre “spingere sulla formazione e sulle politiche a sostegno della famiglia”.  Liliana Ocmin, che ha la delega a donne, giovani ed immigrati, afferma che “senza misure adeguate di rilancio dell’occupazione giovanile e femminile non può esserci la ripresa del sistema Italia”.
I dati di gennaio 2011 accelerano quelli già negativi di dicembre 2010 con un calo dell’occupazione dello 0,4% equivalente a 83 mila lavoratori in meno. Rispetto all’anno precedente i lavoratori in meno sono 110 mila, pari allo 0,5%.
I disoccupati sono oltre 2 milioni (2.145.000 per l’esattezza) il che significa che sono 2 mila disoccupati in più rispetto al mese di dicembre (+0,1%). Sono soprattutto le donne a perdere il lavoro, mentre gli uomini restano maggiormente al loro posto di lavoro. In poche parole: le donne vengono licenziate o si dimettono per affrontare i “soliti” problemi della cura della famiglia (bimbi, anziani o malati).

L’occupazione nelle grandi imprese

Ogni mese l’Istituto Nazionale di Statistica diffonde i dati relativi all’occupazione nelle grandi imprese dei settori industriale e dei servizi. Le 1160 imprese che si sottopongono alla rilevazione rappresentano il 20% degli occupati totali in questi settori.  Dalla rilevazione è escluso il settore agricolo.
Quando si parla di settore industriale occorre tener conto che si parla di imprese che svolgono la loro attività economica in uno dei seguenti ambiti:

  • – estrazione di minerali da cave e miniere;
  • – attività manifatturiere;
  • – fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata;
  • – fornitura di acqua;
  • – reti fognarie;
  • – attività di gestione dei rifiuti e risanamento;
  • – costruzioni.

Quando si parla di settore dei servizi si considerano invece i seguenti ambiti di attività:

  • – commercio all’ingrosso e al dettaglio;
  • – riparazione di autoveicoli e motocicli;
  • – trasporto e magazzinaggio;
  • – attività dei servizi di alloggio e di ristorazione;
  • – servizi di informazione e comunicazione;
  • – attività finanziarie e assicurative;
  • – attività professionali;
  • – attività scientifiche.

I dati vengono elaborati, confrontati con quelli storici e diffusi; e per questo occorre del tempo. Gli ultimi dati disponibili sono quelli di dicembre 2010, che completano l’ultimo trimestre dello scorso anno e dimostrano che, pur essendoci stato un leggero aumento nelle assunzioni (+0,2%) rispetto al mese precedente, nel confronto tra la media degli ultimi tre mesi (ottobre-dicembre) e quella del trimestre precedente (luglio-settembre) c’è stato invece un calo, anche se sempre leggero (-0,2%).
Ma se il confronto si fa con i dati dello scorso anno, la situazione cambia e diviene immediatamente negativa: infatti, tra dicembre 2009 e dicembre di questo anno la variazione negativa supera l’1% e se si confrontano i due interi anni, si vedrà che il 2010 ha visto un calo dell’occupazione dell’1,6% rispetto al 2009.
Un dato non allarmante ma sicuramente preoccupante poiché si tratta di un chiaro segnale del non superamento della crisi economica.
Basta dare un’occhiata ai grafici per rendersi conto di come la nostra situazione occupazionale – chiaramente legata a quella economica – sia piuttosto critica:

grafico occupazione in italia

La situazione nel settore industriale è piuttosto negativa in quanto i grafici rilevano che non si riesce a risollevare, pur facendo vari tentativi:

grafico occupazione settore industriale

Il settore dei servizi ha invece resistito al crollo occupazionale, la sua linea calante infatti è più dolce, come evidenzia il grafico, ma purtroppo anche in questo settore la discesa è stata continua:

grafico occupazione nei servizi

In sostanza nell’anno 2010 l’occupazione nel settore dell’industria è calata del 2,5% rispetto all’anno precedente; mentre l’occupazione nel settore dei servizi nel 2010 è calata dell’1,2% rispetto al 2009.
Per quanto riguarda le attività economiche, il primato negativo dei licenziamenti lo ha avuto l’elettronica, ovvero l’industria manifatturiera che si occupa di fabbricazione di computer, prodotti elettronici, ottici ed elettromedicali. Il primato positivo spetta invece al settore terziario (dei servizi) e in particolare alle “attività di noleggio, agenzie viaggi e servizi di supporto alle imprese” che contrasta l’andamento negativo con un + 3,7% grazie a un aumento delle assunzioni. Questa posizione positiva è subito seguita da un +2,7 relativo all’aumento delle assunzioni nelle imprese di ristorazione e di alloggio – che in Italia vanno sempre bene.

Orari e retribuzioni

Per quanto riguarda invece gli orari, la sorpresa è che la quantità di ore lavorate non solo non è diminuita, ma è anche leggermente aumentata:

tabella occupazione - quantità ore lavorate

La ragione sta nel fatto che ad aumentare sono state le ore straordinarie: nell’industria sono aumentate del 4,6% e nel settore dei servizi sono aumentate del 6%.
Se è calata l’occupazione e sono aumentate le ore di straordinario, è anche vero però che il ricorso alla cassa integrazione è diminuito, almeno nel settore industriale.
Nell’industria, la media del 2010 evidenzia che il ricorso alla c.i.g. è diminuito di 23,4 ore per mille ore lavorate rispetto a quella del 2009;  nel terziario essa è diminuita dello 0,5% rispetto all’anno precedente.
Infine, per quanto riguarda la retribuzione, essa è leggermente aumentata (dello 0,9%) rispetto a novembre, ma, se si paragona alla media dello scorso anno, essa è aumentata dell’1,2%.

La risposta dei sindacati

I dati di queste rilevazioni hanno suscitato una discreta apprensione da parte dei sindacati dei lavoratori. Il segretario generale aggiunto della CISL, Giorgio Santini, ad esempio, ha dichiarato che i dati diffusi dall’Istat sull’occupazione nelle grandi imprese “confermano una situazione dell’occupazione nel nostro paese difficile ma stazionaria, con punte di particolare criticità proprio nel settore industriale. Queste criticità, insieme all’esplosione della disoccupazione giovanile e ad un elevato tasso di contratti temporanei tra le nuove assunzioni, mostrano un mercato del lavoro ancora in sofferenza e in difficoltà nel ripartire”.
Le soluzioni che propone la CISL sono: rilancio dell’apprendistato per contrastare gli abusi quali contratti di collaborazione fittizi o stage ai limiti della norma; incentivi mirati come il credito di imposta per le nuove assunzioni soprattutto nel Mezzogiorno. Santini spera in un nuovo accordo quadro Governo-Regioni per la gestione degli ammortizzatori sociali in deroga nel 2011 e per una maggiore mobilità del lavoro, soprattutto per quanto riguarda il riassorbimento dei lavoratori in Cassa Integrazione.
Il Ministero del Lavoro, dal canto suo, ha ripreso i contatti con le parti sociali sulle politiche del lavoro e la conciliazione degli orari di lavoro con quelli dedicati alla famiglia e al tempo libero soprattutto in favore delle donne, per le quali sono state presentate una serie di “buone pratiche contrattuali”. A partire dal 7 marzo, si cercherà di definire le procedure per le nuove norme contrattuali da applicare soprattutto per la necessità di attuare pienamente la L.53 sui congedi parentali. Lo scopo è soprattutto quello di incentivare l’occupazione delle donne grazie a misure quali il part time, il credito d’imposta per le aziende che le assumono, i contratti di inserimento.

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