Lo Small Business Act. Opportunità per le piccole e medie imprese femminili

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Lo Small Business Act. Opportunità per le piccole e medie imprese femminili

Sta per avviarsi in Italia la revisione del quadro operativo strategico della Commissione Europea creato nel 2008 a favore delle piccole e medie imprese al quale gli stati membri devono adeguarsi. Lo SBA mira alla creazione di nuovi posti di lavoro tramite lo sviluppo delle PMI

Lo Small Bussiness Act (SBA) è un’iniziativa europea, uno strumento varato dall’Unione Europea nel 2008 che mira a creare le giuste condizioni per favorire la crescita e lo sviluppo delle Piccole e Medie Imprese (PMI) e che in questi anni ha già consentito agli stati membri di operare importanti interventi.

Sostanzialmente lo SBA si basa su dieci punti fondamentali che sono stati stilati nell’ambito della Comunità Europea e che ogni stato membro, Italia compresa, sta cercando di realizzare. Tra questi particolarmente importante – in un momento storico come quello attuale che si misura con i problemi dell’integrazione – è la promozione  di un ambiente favorevole alla creazione di PMI  e di imprese familiari soprattutto fra le donne e gli immigrati.
Infatti l’imprenditoria femminile è rappresentativa solo del 34,4% dei lavoratori autonomi della UE ed è maggiormente presente nei settori dell’agricoltura, del commercio, dell’alberghiero, della ristorazione e dell’artigianato, sempre quindi nella piccola e media industria.
In Italia le piccole e medie imprese femminili al giugno 2010 erano il 25,6% del totale, con un’interessante e significativa presenza nel Mezzogiorno.
Per quanto riguarda invece le imprese gestite da immigrati, dalla Conferenza sull’occupazione e l’imprenditoria degli immigrati nei Paesi OCSE che si è svolta a Parigi a giugno del 2010 è emerso che gli imprenditori immigrati sono circa il 12,7%, di cui il 30% donne.
In Italia le imprese individuali con titolare non appartenente all’Unione Europea sono oltre 251 mila e di queste circa il 20% è di proprietà di donne ed è specializzata nei servizi alla persona, nel commercio e nel manifatturiero.
C’è poi nello SBA la volontà di concedere una seconda possibilità agli imprenditori onesti che abbiano sperimentato l’insolvenza, cioè a tutti gli imprenditori che pur essendo stati condannati per insolvenza abbiano dimostrato la non volontarietà dell’accaduto; tali imprenditori quindi non vengono preclusi da nessun tipo di prestito o credito a cui, per le caratteristiche della loro azienda, abbiano diritto.
Si auspica inoltre la promozione di una maggiore cultura imprenditoriale attraverso la creazione di reti di imprese e un costante scambio di esperienze tra i vari stati membri della Comunità, che promuova l’aggiornamento delle PMI e ogni forma di innovazione.
C’è pure un importante invito alle pubbliche amministrazioni perché rimuovano gli ostacoli amministrativi per creare un maggiore adattamento alle necessità delle PMI. Stesso invito va agli stati membri della UE, affinchè ricorrano a procedure semplificate, all’e-governement e a soluzioni a sportello unico, per facilitare e accelerare le procedure necessarie a fondare un’impresa e ad avviare attività commerciali.
Una delle maggiori raccomandazioni europee è anche di ordine politico, poiché è l’invito all’adeguamento dell’intervento politico per l’aggiudicazione degli appalti pubblici e la concessione degli aiuti di Stato.
È la Commissione Europea ad auspicare per le PMI, attraverso lo SBA, finanziamenti diversificati come il microcredito, ad esempio il prestito d’onore, che favoriscano soprattutto la creazione di imprese che si occupino di sviluppare nuovi prodotti e servizi a favore dell’ambiente.
Rimane infine come finalità dello Small Bussiness Act l’impegno per una maggiore assistenza alle PMI allo scopo di superare le barriere commerciali nei mercati esterni alla UE e in particolare nei mercati emergenti.
Tra l’altro lo SBA prevede una serie di nuove proposte legislative per offrire alle Piccole e Medie Imprese aiuti di stato compatibili con il mercato unico: la riduzione di alcune aliquote IVA, la semplificazione delle norme di fatturazione e la riduzione dei ritardi di pagamento.
Oggi, con la Revisione allo SBA, si possono finalmente individuare, tra tutti i progetti previsti, quali siano stati effettivamente realizzati e si possono valutare maggiori interventi, quali la possibilità per le banche di accedere ai prestiti della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e agli strumenti dell’Unione Europea per un successivo microcredito alle PMI; la creazione di strumenti mirati specificatamente alle piccole o alle medie imprese; l’utilizzazione di una base imponibile comune per le società, cioè una tassazione comune, visto che ad oggi ogni società è soggetta a imponibili variabili in base alla natura della società stessa; la formulazione di misure per facilitare il recupero dei crediti transfrontalieri; il trasferimento regionale di conoscenze tra esperti sull’ambiente e sull’energia nel quadro della rete impresa, per facilitare lo sviluppo delle PMI con interesse nello sviluppo di prodotti validi a livello ecologico.
Tutto in attesa di nuovi interventi e adeguamenti ai dieci punti previsti.

 

La posizione italiana oggi

“Lo Small Business Act è una grande opportunità per le piccole e medie imprese italiane e per questo ne sollecitiamo la rapida attuazione”. Giorgio Guerrini, Presidente di Rete Imprese Italia (Confartigianato, CNA, Casartigiani, Confcommercio, Confesercenti) considera particolarmente significativa la scelta del Vice Presidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, di presentare la revisione dello Small Business Act proprio in Italia.
Quello italiano è il Paese  che, nell’Ocse, vanta il più alto numero di piccole e medie imprese, 4 milioni e duecentotrentamila, pari a circa il 95% del totale delle aziende italiane, che impiegano il 58,5% della forza lavoro e contribuiscono al 60% della ricchezza prodotta nel Paese.
E infatti l’Italia è stata tra i primi Paesi in Europa a recepire i principi dello Small Business Act.
“Ora” dice il presidente Guerrini “attendiamo segnali concreti della volontà del Governo e del Parlamento di porre le piccole e medie imprese al centro dell’iniziativa politica e delle strategie di sviluppo del Paese. Per questo si deve anche accelerare l’approvazione in Parlamento dello Statuto delle imprese, che contiene misure per valorizzare la libera iniziativa, quali l’assunzione del rischio e l’innovazione, e per liberare le imprese da costi e vincoli che ne comprimono le potenzialità”.

Cinzia Fusca

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