Lo statuto delle imprese : al centro delle strategie di sviluppo del Paese le Piccole e Medie Imprese italiane

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Approvato dalla Camera lo Statuto delle Imprese

Una rivoluzione che mette finalmente al centro delle strategie di sviluppo del Paese le Piccole e Medie Imprese italiane, che costituiscono oltre il 95% del tessuto imprenditoriale italiano e pongono l’Italia al primo posto nel mondo per numero di piccole imprese

Ad esprimere per primo grande soddisfazione per l’ultimazione della prima parte dell’iter delle proposte di legge, è Cesare Fumagalli, segretario generale della Confartigianato, confederazione che raggruppa la maggior parte delle piccole e medie imprese: “Nel mondo siamo il Paese con la più alta densità di piccole imprese, ma anche con il maggior numero di ostacoli alla libertà d’iniziativa economica. L’On. Raffaello Vignali, primo firmatario della Statuto delle imprese, ha avuto il coraggio di proporre una rivoluzione copernicana che mette le micro e piccole imprese al centro dell’iniziativa politica e delle strategie di sviluppo del Paese”.

Approvate dalla Camera il 15 marzo, le proposte di legge sono state abbinate in un testo unificato istitutivo dello Statuto delle Imprese, ora passato alla votazione del Senato.
Il testo unico stabilisce quali saranno i diritti fondamentali delle micro, piccole e medie imprese definendone lo statuto giuridico. La futura legge servirà ad adeguarsi alle indicazioni contenute nello “Small Business Act” adottato dall’Unione Europea allo scopo di favorire le Piccole e Medie Imprese europee.

 

Le nuove micro, piccole e medie imprese

Con il testo approvato alla Camera viene riconosciuto anzitutto il contributo fondamentale delle PMI alla crescita dell’occupazione nonché allo sviluppo economico del Paese. Per questo motivo lo Stato dovrà sostenere l’avvio di nuove imprese soprattutto da parte di giovani e donne, vero asso nella manica dell’economia europea.
Gli interventi pubblici saranno pertanto pensati allo scopo di favorire la crescita, la produttività e l’innovazione di tali nuove imprese e favorirne altresì la competitività nel contesto internazionale.
Verranno ridotti gli adempimenti amministrativi a carico delle imprese. Ogni adempimento rimasto dovrà essere semplice e trasparente, stessa cosa per quanto riguarda i rapporti con la pubblica amministrazione. La burocrazia collegata all’apertura di un’impresa dovrà essere eliminata, con tutti gli oneri formali che comporta.
Tutte le informazioni relative all’avvio di una nuova attività imprenditoriale dovranno essere pubblicate dalle Camere di Commercio e sempre aggiornate. Ogni norma e requisito minimo per l’esercizio di ciascuna tipologia di attività imprenditoriale dovrà dunque essere pubblicata dalle Camere di Commercio le quali non potranno assolutamente ritardare od ostacolare l’iter relativo all’accoglimento delle domande.
La Pubblica Amministrazione non potrà più richiedere duplicati di certificati o documenti già presentati: a tale scopo verrà creata una banca dati delle imprese (istituita presso il Registro delle Imprese) che conterrà tutti i documenti presentati dalle aziende alla quale la PA potrà attingere senza doverli richiedere nuovamente agli imprenditori.
Le pubbliche amministrazioni non potranno più ritardare i pagamenti nelle transazioni commerciali e dovranno in ogni caso pagare gli interessi di mora ai creditori.
Gli appalti pubblici dovranno essere resi noti a tutti, ovvero l’informazione della loro esistenza dovrà essere ben più trasparente di quanto lo è oggi. L’accesso agli appalti pubblici dovrà essere favorito alle micro, piccole e medie imprese. Per favorire la competitività e la produttività di quest’ultime, lo Stato dovrà favorire la ricerca, l’innovazione, l’internazionalizzazione e la promozione del Made in Italy. Il 60% degli incentivi alle imprese per attuare ricerca, innovazione, internazionalizzazione e promozione delle proprie aziende, dovrà essere destinato alle micro, piccole e medie imprese (o loro reti).
L’accesso al credito dovrà essere favorito e con condizioni trasparenti e non vessatorie.
Lo Stato dovrà inoltre rendere effettivo il principio delle pari opportunità favorendo l’avvio di imprese femminili e adottando misure in merito.
Verrà istituito il “Garante per le micro, piccole e medie imprese” che monitorerà l’attuazione e lo sviluppo di tali direttive.
Verrà infine introdotta una nuova legge: la “legge annuale per la tutela e lo sviluppo delle micro e piccole imprese (MPI)” allo scopo di definire di anno in anno gli interventi per favorire e promuovere le MPI. Le norme di tale legge saranno di immediata applicazione.
La Confartigianato non può dunque che essere soddisfatta del cambiamento all’orizzonte, considerando che in Italia ci sono 4 milioni e 223 mila micro e piccole aziende con il record internazionale di occupati nelle aziende manifatturiere con meno di 20 addetti. L’Italia ricava dalle Piccole e Medie Imprese la quota maggiore di PIL (Prodotto Interno Lordo) – sul quale si misura la ricchezza di un Paese.
Aiutarle, farle crescere deve essere uno scopo prioritario per ogni governo di buon senso; cosa che finora non era stata fatta e forse non lo sarebbe stata tanto presto se non fosse intervenuta l’Unione Europeo a imporlo con lo Small Business Act. Fortunatamente ora ci si è resi conto che quello delle PMI è un vero patrimonio da valorizzare.
Il segretario generale della Confartigianato auspica pertanto “un iter parlamentare rapido per la proposta di legge che deve dare presto i suoi frutti. Per restituire fiducia a cittadini e imprenditori, per far crescere il Paese, servono nuove scelte economiche e culturali che pongano la piccola impresa al centro degli interventi per rilanciare la competitività”.

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