Quote rosa nei Consigli di Amministrazione

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Quote rosa nei Consigli di Amministrazione

In occasione dell’8 marzo, Festa della Donna e prima celebrazione europea della “Giornata della Donna”, incontro al Senato dove sta arrivando in porto la prima norma concreta sulle pari opportunità

Quest’anno la celebrazione dell’8 marzo, Festa delle Donne, è stata arricchita anche dalla proclamazione della prima celebrazione europea della “Giornata della Donna”. Ricorrenza che ha avuto a Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, un momento di particolare risonanza, con l’inaugurazione del nuovo allestimento della sala Koch,  trasformata da storico luogo di consultazione per giornali e media, a spazio per convegni ed eventi pubblici.
Il Presidente del Senato, Renato Schifani, per l’occasione ha potuto contare sulla presenza di tre eccellenze del mondo femminile nel campo dell’imprenditoria e dello sport: la stilista Laura Biagiotti, maestra nella promozione del Made in Italy nel mondo, la campionessa di scherma Valentina Vezzali e la presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, Federica Guidi.

L’evento ha dato spunto a Schifani per rimarcare che proprio durante questa settimana i lavori di Palazzo Madama si sarebbero incentrati su importanti provvedimenti a tutela del mondo rosa: il disegno di legge sulla presenza di una quota riservata alle donne nei Consigli di Amministrazione delle società quotate in Borsa e a partecipazione pubblica, quello che garantisce la tutela alla funzione materna per le detenute con figli minori e una mozione su donne e media.
“Sono sempre stata abbastanza contraria alle quote rosa – ha affermato  Federica Guidi in relazione ad un’imposizione per legge di dirigenti femminili nei vertici delle grandi aziende –   ma andando avanti con l’età mi sono resa conto che una scossa è necessaria per muovere le coscienze”. renato schifani quote rosa
Parole sante, tanto più che l’auspicio del presidente del Senato si è dimostrato, nei fatti, inapplicabile. La discussione sui due ultimi provvedimenti prima citati è stata infatti rinviata mentre – per fortuna – si è arrivati invece ad una soluzione in seno alla Commissione Finanze che, seppur con qualche difficoltà, ha approvato in sede redigente con un voto bipartisan il ddl che prevede entro il 2015 le quote rosa al 30% nei CdA delle società quotate in Borsa e in quelle pubbliche. Un grosso passo avanti, se si calcola che oggi la presenza delle donne in quei CdA è attestata al 5,8%.
La norma, che dopo quello (scontato) dell’aula del Senato martedì prossimo 15 marzo dovrà comunque ottenere l’approvazione definitiva da Montecitorio, contempla due archi temporali per il definitivo adeguamento nei Cda: il primo relativo al periodo 2012-2014, in cui la norma fissa al 20 per cento la quota minima femminile e il secondo, 2015-2018, in cui la quota minima sale al 30 per cento. Sanzioni per chi non si adegua, con diffide, multe ed infine la decadenza stessa del Consiglio di Amministrazione.  
La volontà di superare gli inevitabili contrasti per l’approvazione di una norma a così grande impatto sul connettivo economico della società italiana era stata comunque auspicata dal Presidente Schifani quando, nella rinnovata e suggestiva sala Koch, aveva affermato che “come legislatori, nei limiti della logica, dell’ammissibilità e della condivisibilità  si deve intervenire per legge affinché l’equiparazione fra uomo e donna avvenga. Ci stiamo provando, continueremo a provare”.

 

Chissà se la seconda carica dello Stato aveva in mente le ultime dichiarazioni dell’economista americano Michael Porter, che ha individuato proprio nella condivisione di competenze fra i generi maschile e femminile l’unica vera possibilità di superamento delle conflittualità disastrose del capitalismo contemporaneo.
Resta il fatto che spetta a noi donne sfruttare con acume tutte le “rivoluzioni”, grandi o piccole, come questa delle quote rosa nei CdA delle società quotate.

Cristiana Persia

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