Certificazione qualità tessuti e sicurezza processi industriali

industria tessile

Certificazione qualità tessuti e sicurezza processi industriali

Nasce la rete di laboratori pubblici specializzati per certificare la qualità dei tessuti e la sicurezza dei processi. Verrà data una patente alle imprese virtuose. L’idea viene da Prato, la Provincia della Toscana con il maggior numero di imprese del settore, rinomata in tutto il mondo. In commercio i nuovi tessuti tecnologici che fanno bene alla salute

La rete comprenderà i laboratori di prevenzione dell’ASL e dell’Arpat nonché il laboratorio di analisi dell’istituto Buzzi, di Prato. Quest’ultimo è una scuola per chimici e periti tessili che fornisce consulenze ai NAS (Nucleo AntiSofisticazioni dei Carabinieri), alla Guardia di Finanza e alle aziende di tutta Italia.

Questa rete permetterà di organizzerà e sistematizzare i controlli sull’intera filiera del tessile. Per quanto riguarda il controllo di qualità sui prodotti, lo eseguirà l’istituto Buzzi, per quanto riguarda i controlli chimici e tossicologici, li eseguiranno il laboratorio di sanità pubblica di Firenze e i dipartimenti di prevenzione delle Asl, per quanto riguarda i controlli relativi ai processi industriali, li eseguirà l’Arpat.

Quando si parla di controlli chimici e tossicologici ci si riferisce sia alla sicurezza per i lavoratori che a quella per i consumatori che indosseranno tali tessuti.
L’obiettivo di questi controlli è certificare prodotti e processi per dare una patente di qualità alle aziende più virtuose affinché il consumatore possa scegliere i propri abiti in maniera più consapevole. Gli abiti avranno pertanto un’etichetta che farà la differenza tra i prodotti nostrani e quelli dei paesi esteri emergenti (ma anche dell’imprenditoria cinese localizzata ormai pure in Italia) che di sicuro sono di gran lunga meno attenti e sensibili a certe tematiche.

 

Il polo di eccellenza di Prato

Sarà Prato, anche in quanto madrina del progetto, a divenire il polo di eccellenza del settore. Ed è a Prato che è stato presentato il dossier  sul rapporto tra tessile e salute; un dossier predisposto dall’agenzia regionale di sanità che ha analizzato i tessuti contenenti coloranti e metalli pesanti allo scopo di evidenziarne gli effetti sulle malattie professionali maggiormente diffuse nella filiera del settore. L’assessora alla sanità della Regione Toscana, Daniela Scaramuccia, ha presenziato all’incontro che ha presentato al pubblico il dossier dell’agenzia.
Ovviamente la nascita del polo di eccellenza di Prato rappresenta anche un fattore importante per lo sviluppo economico della Regione tutta.

Le nuove frontiere della ricerca sul tessile

L’importanza di poter distinguere un tessuto di qualità e non nocivo alla salute è fondamentale per il benessere di tutti. Oltre all’etichettatura che sancisce gli avvenuti controlli di qualità – che dovrebbe poter diventare obbligatoria per legge e non un “di più” grazie all’impegno di singoli enti locali – occorre far presente che si possono fare dei lunghi passi avanti anche con la sperimentazione e la realizzazione di prodotti tessili nuovi, che siano frutto della collaborazione tra la scienza medica e l’industria tessile. Questo impegno è stato assunto dai ricercatori anche privati e ha portato ad alcune interessanti scoperte. Vediamo quali sono.

Il tessuto antibatterico che allieva la psoriasi

Un gruppo di sperimentatori toscani ha inventato un tessuto per chi soffre di psoriasi: un problema che assilla 3 milioni di italiani. A inventarlo è stato Giovanni Lo Scocco, primario di dermatologia a Prato; a produrlo è stata la   Lenzi Egisto di Vaiano. Si tratta di un tessuto antibatterico, che elimina gli attriti e non assorbe  creme e unguenti consentendo alla pelle di respirare.
È stato chiamato tepso ed è quasi impalpabile, più leggero e fresco della seta o del lino.
Tra le sue particolarità c’è quella di eliminare la sudorazione, ridurre le irritazioni e le eventuali infezioni. Si può pertanto utilizzare anche in situazioni estreme, tanto è vero che lo usano già i militari per i propri calzini, gli ospedali arabi per le loro lenzuola, gli alpini in Afghanistan. E attualmente li stanno provando anche i carabinieri, i militari tedeschi e sudafricani e persino i marines.
Oltre a un benessere per la salute, questa invenzione è anche significativa perché a realizzare il tessuto è stata un’azienda a conduzione familiare, di antica nascita (1898), che grazie alla scienza e alla tecnologia si è potuta rinnovare. Questa azienda si spera che sarà da esempio anche alle altre.

I tessuti antismog e quelli che catturano i raggi del sole

Sempre a Prato sono stati inventati anche i tessuti antismog. A scoprirli è stata la Tecnotessile, un’azienda di ricerca privata ma partecipata dal Ministero. Questi tessuti, grazie alle nanoparticelle e al biossido di titanio, riescono a trasformare gli inquinanti sparsi nell’aria in elementi innocui come acqua e nitrati. La prima sciarpa antismog è stata presentata nel 2007 ed era realizzata in fibre nobili come cashmere, alpaca e mohair e disponibile in vari colori.
Ci sono poi altre aziende del settore che stanno studiando, o già producono, tessuti schermanti. Oltre a quelli schermanti, ci sono anche sperimentazioni che riguardano il dato opposto, ovvero l’assorbimento invece della schermatura. Un esempio importante è quello della Calamai, dove si  sperimentano vele che catturano i raggi del sole, applicando ai tessuti pellicole fotovoltaiche.  

La Regione Toscana aiuta chi fa ricerca e innovazione

Ammontano a 97 milioni di euro i contributi regionali elargiti per la ricerca e l’innovazione negli ultimi due anni. I progetti di ricerca e sviluppo presentati dalle imprese che hanno trovato accoglienza sono stati 133, presentati da 300 aziende che hanno investito complessivamente 161 milioni di euro per l’innovazione.
Per fare un esempio, tra le imprese sopra citate la Lenzi Egisto ha ricevuto dalla Regione, per produrre il tessuto “antipsoriasi”, 184 mila euro nel 2010, a fronte di un investimento di 319 mila euro.

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