I CAE: Comitati Aziendali Europei

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I CAE: Comitati Aziendali Europei

La normativa nazionale deve adeguarsi a quella europea in materia di partecipazione dei lavoratori nell’impresa. Per questo pochi giorni fa è stato fatto un passo avanti firmando un Avviso comune sul recepimenti dei diritti di informazione e consultazioni dei CAE.

A firmare l’avviso comune di recepimento della Direttiva Comunitaria nr. 2009/38 sono stati i maggiori sindacati e le confederazioni di imprenditori, in particolare: Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Abi, Ania, Confcommercio. “L’avviso comune, che auspichiamo il Governo recepisca nel processo di adeguamento della normativa nazionale agli obblighi comunitari, valorizza le intese raggiunte a livello aziendale e riconosce la partecipazione dei lavoratori nell’impresa nell’ambito dei Comitati Aziendali Europei come strumento fondamentale per la gestione dei processi di trasformazione dei modelli organizzativi e dei sistemi produttivi di impresa, anche in relazione alle esigenze imposte dai mutamenti dello scenario competitivo globale. L’essere riusciti a contemperare i diversi interessi e le differenti sensibilità delle Parti sociali datoriali e sindacali  rappresenta un segnale positivo che auspichiamo possa preludere ad una nuova fase di collaborazione e di coesione fondamentale nell’attuale fase economica e sociale della vita del Paese ” ha dichiarato il Segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, commentando la stipula dell’Avviso comune per il recepimento della Direttiva sui CAE firmato il 12 aprile.

Il Governo dovrà trasporre la posizione condivisa in un testo di legge entro il 6 giugno prossimo.
“Obiettivo della direttiva e del sindacato italiano è quello” ha precisato la CGIL, “di produrre tanti CAE quante sono le aziende transnazionali nel nostro Paese per sviluppare una sintesi tra le differenti pratiche di relazioni industriali nei vari Paesi europei”.

Attualmente in Italia sono stati costituiti 47 CAE che il personale delle aziende può consultare per saperne di più sui propri diritti. Si tratta di organismi sindacali transnazionali, che uniscono i lavoratori europei e li rendono più forti e consapevoli dei loro diritti, che ormai trascendono dal singolo confine statale. Occorre infatti che i lavoratori delle aziende internazionali e transnazionali (attualmente ci sono più di 1.800 gruppi di dimensioni europee) sappiano di poter essere tutelati aldilà della singola giurisdizione statale che deve obbligatoriamente adeguarsi alle direttive europee.
I CAE devono informare i dipendenti e i loro rappresentanti anche sulla situazione economica della loro azienda e devono essere consultati dal management dell’azienda stessa ogni volta che essa debba prendere decisioni che riguardano i lavoratori direttamente o indirettamente.

Secondo Nicola Nicolosi, segretario confederale della Cgil, “i CAE possono sicuramente contribuire a sviluppare una sintesi tra le differenti pratiche di relazioni industriali nei vari Paesi europei e l’Avviso Comune contribuirà a fornire un quadro legislativo più certo. La democrazia sindacale viene rafforzata nelle aziende multinazionali presenti in tutta l’Unione Europea”.

È importante che i Comitati italiani, che attualmente coinvolgono 500 mila lavoratori,  siano sempre più preparati sui processi di internazionalizzazione della produzione, tanto è vero che nel testo della direttiva viene dato risalto alle iniziative di formazione dei rappresentanti dei CAE, il numero dei quali deve aumentare a breve.
Soprattutto considerando il fatto che attualmente in Europa ce ne sono 940 ai quali sono iscritti 15 milioni di lavoratori che hanno delegato 20.000 loro rappresentanti, in Italia il cammino è lungo.

Oltre ai Paesi dell’UE, che sono obbligati dalla direttiva a costituirli, ci sono anche i Paesi candidati ad entrare nell’Unione Europea che stanno già formando i CAE nelle proprie aziende per volontà e interesse dei lavoratori (la Croazia, la Macedonia, la Turchia) nonché i Paesi aderenti all’AELE (Associazione Europea di Libero Scambio, ovvero Islanda, Norvegia, Svizzera, Liechtenstein) e perfino Paesi completamente esterni all’area geografica come la Russia e l’Ucraina. Ciò significa che la lungimiranza dei lavoratori e delle aziende ha colto l’opportunità di valore che un’impresa ha quando coinvolge positivamente i propri dipendenti.
Ci sono aziende che hanno allargato i CAE a dimensioni globali: la Renault, la Nestlè, la Volkswagen tanto per fare degli esempi.

Il percorso dei CAE nasce da lontano, già dal 1994 infatti ci fu la prima direttiva che li richiese: la Direttiva 94/45/CE del Consiglio, del 22 settembre 1994 dopo la quale nacquero i primi Comitati, ancora a uno stato embrionale.
Nel 2004 venne redatto un opuscolo che illustrava tutte le potenzialità dei CAE e li descriveva nel dettaglio. Da questo opuscolo traiamo alcune indicazioni utili per i lavoratori che hanno intenzione di costituirne uno nella propria azienda a partire dalle sue finalità:

Cosa fa un CAE e come si costituisce

  • consente lo scambio di informazioni tra i rappresentanti dei lavoratori delle diverse sedi di gruppi multinazionali;
  • contribuisce all’individuazione di omissioni (intenzionali o no) di informazioni da parte del management;
  • rappresenta un sistema di preallarme, ad es. nel caso di ristrutturazioni imminenti;
  • agevola lo scambio di soluzioni-modello;
  • consente l’utilizzo di tutte le informazioni utili alle contrattazioni a livello di filiale;
  • impedisce il dumping sociale (l’abbassamento degli standard sociali offerti);
  • agevola l’elaborazione di iniziative comuni, ad es. nell’ambito della formazione continua, e lo studio di alternative comuni alle decisioni assunte a livello dirigenziale;
  • consolida i contatti internazionali ed i comportamenti solidali transnazionali;
  • il CAE raccoglie informazioni a livello di gruppo e dai colleghi delle altre sedi e le confronta con la situazione in atto all’interno del proprio stabilimento;
  • le soluzioni modello applicate in una sede vengono adottate anche nelle altre sedi, frequentemente tramite diversi strumenti (ad es. mediante la cogestione in Germania ed in Austria, mediante la contrattazione in Italia);
  • il CAE ricopre un ruolo chiave nel momento in cui i diversi rappresentanti delle diverse sedi mettono in atto provvedimenti analoghi (ad es. la segnalazione di esigenze fondamentali comuni);

per quanto concerne l’opinione pubblica, è stato dimostrato che il fatto che i Comitati Aziendali Europei assumano posizioni comuni ha una grande rilevanza mediatica.

Si può costituire un CAE quando l’impresa o il gruppo di imprese ha almeno mille occupati all’interno di uno dei Paesi in cui viene applicata la direttiva di riferimento (dunque anche l’Italia) oppure quando l’impresa o il gruppo di imprese occupa almeno 150 dipendenti in minimo 2 di questi Paesi (l’Italia più un altro).

Poiché naturalmente ci possono essere delle variazioni nel numero di occupati, si stabilisce la media degli ultimi 2 anni per avere un punto di riferimento. Fanno parte del numero di occupati da considerare anche i dipendenti con contratto di lavoro a tempo determinato e quelli con contratto di formazione o di apprendistato. Questi 2 casi però hanno un peso solo del 50%. Chi lavora a domicilio non è conteggiato.

I CAE si possono costituire in tutti i tipi di aziende tranne che in quelle del settore mercantile.
Possono decidere di costituire il Comitato i seguenti soggetti:

  • – la direzione centrale;
  • – almeno 100 dipendenti o loro rappresentanti;
  • – le organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto il contratto collettivo.

Per un approfondimento, rimandiamo alle indicazioni contenuti nell’opuscolo del 2004.

Per quanto riguarda l’ultima direttiva, quella del 2009, a seguito della quale è stato firmato l’Avviso, la tavola rotonda che ha portato alla stipula si è svolta al CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) laddove già in precedenza, nel 2010, era stato realizzato il primo passo, ovvero l’esame della Direttiva e le linee programmatiche che hanno condotto al presente documento. I dati principali emersi da quell’incontro sono stati raccolti in un dossier: il rapporto CAE, che ha costituito la base indispensabile per l’applicazione della direttiva comunitaria in Italia.
La consultazione di questo dossier realizzato nell’estate del 2010 rende edotti anche sulle aziende che attualmente lo hanno instaurato al proprio interno.

 

Allegati

pdfdirettiva-cae.pdf
pdfAVV-COMUNE_Premessa con firme_Marchetti_13apr2011.pdf
pdfDOSSIER-CAE-del-CNEL.pdf
pdfOpuscolo_CAE_Settembre_2004.pdf

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