Rapporti economici tra Italia e Romania: quello che occorre sapere prima di investire nel Paese estero

investire in Romania

Rapporti economici tra Italia e Romania: quello che occorre sapere prima di investire nel Paese estero

Sono più di 25 mila le imprese italiane che si sono trasferite in territorio romeno. La Romania è il Paese più allettante per gli investimenti nell’Europa Sud Orientale, soprattutto dopo l’entrata nell’Unione europea avvenuta nel gennaio 2007

Il Quadro strategico nazionale di riferimento (Csnr), documento elaborato da ciascuno stato membro Ue, prevede Fondi strutturali e di coesione in Romania per il periodo 2007-2013 garantendo a questo Stato risorse pari a 19,67 miliardi di euro.
Quello tra Italia e Romania è un rapporto molto stretto ma anche molto difficile. I legami forti tra i due Paesi sono di tipo storico, culturale e linguistico. Basti pensare ai lontani tempi dell’Impero romano, quando i Romani fecero della Dacia una loro provincia; alla comune matrice neolatina da cui provengono l’italiano e il romeno, che rende molto simili le lingue e molto semplice per un romeno imparare la nostra lingua e viceversa.

Dal punto di vista economico i rapporti tra i due paesi sono fortemente dinamici ed intensi.
Questi rapporti hanno avuto una loro evoluzione in stretta dipendenza dai notevoli cambiamenti del contesto politico-economico che hanno riguardato la Romania negli ultimi due decenni.
Nel 1989 la Romania esce da una dittatura ultra ventennale del presidente Ceausescu e da quel momento inizia il suo lungo ma difficile processo di democratizzazione e di apertura dei negoziati per l’adesione all’Unione Europea, processo che si completa nel 2007, dopo essere dapprima entrata nella NATO (2004) e soprattutto dopo aver riconvertito la propria economia ex comunista in una libera e competitiva economia di mercato.
In questo passaggio verso l’economia di mercato, l’Italia ha avuto e continuerà ad avere nel futuro un ruolo da protagonista.

 

Imprese italiane in Romania

L’Italia rappresenta il secondo paese, dopo la Germania, per volume complessivo dell’interscambio commerciale, grazie a un  totale di esportazioni e importazioni della Romania pari a circa 10 miliardi di euro nel 2010. Cifra che fa pensare a un ritorno verso i valori del 2008 (11,8 miliardi di euro).
Per spiegare quanto sia dinamico il rapporto economico tra Italia e Romania, ancor più che l’import-export di beni e servizi tra i due paesi è da mettere in evidenza la rilevanza degli Investimenti Diretti  italiani in Romania.
Dagli ultimi dati resi disponibili dall’ICE (Istituto per il Commercio Estero) l’Italia è il primo paese per numero di aziende registrate in Romania con un totale di circa 29.500 aziende (il 17,4% del totale delle aziende estere) mentre detiene il settimo posto per importo di capitale investito (1,4 miliardi di euro, circa il 5% del totale capitale estero).
Questa differenza nella presenza italiana come numero di imprese e come capitale investito è dovuta anche alla particolarità del tessuto imprenditoriale italiano, fatto di piccole e medie imprese, e dalla tendenza degli altri Paesi investitori a internazionalizzarsi, soprattutto in presenza di grandi progetti strutturati e con garanzie di vantaggi in termini di economie di scala.

L’economia romena

L’economia romena, dopo aver registrato notevoli performance tra il 2006 e il 2008, con tassi di crescita del PIL intorno all’8%, ha pagato più delle altre economie mature gli effetti della crisi, con una caduta del PIL del 7% nel 2009 e dell’1,3% nel 2010, nonostante la ripresa delle esportazioni.
Per far fronte alla crisi, nel marzo del 2009 il Governo si è visto costretto a ricorrere ad un prestito internazionale di circa 20 miliardi di euro concessogli dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Commissione Europea, dalla Banca Mondiale e dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo.
Questo prestito è stato accordato dietro obblighi precisi assunti dal Governo romeno di riformare la politica fiscale, controllare il bilancio dello stato e la spesa pubblica, rafforzare il settore finanziario e perseguire politiche monetarie più stabili.
Il prestito da 20 miliardi di euro e gli ingenti Fondi strutturali e di coesione dall’Unione Europea sono alcuni degli strumenti di supporto concessi alla Romania per correggere i difetti strutturali della sua economia. Essi rappresentano una forte opportunità, sia per gli investitori nazionali che per quelli esteri, per un rilancio della crescita economica.
La crisi che ha coinvolto la Romania dal 2008 ha però causato il ridimensionamento di molti investimenti esteri in questo paese, ed in particolar modo delle piccole e medie imprese italiane che non sempre sono state capaci di leggere in tempo e fino in fondo, oltre alle opportunità, anche le criticità di effettuare un investimento all’estero e in Romania in particolare.

1
2
3
4
Condividi