Contrasto all’illegalità, con un occhio di riguardo al sistema cooperativo

Join for Change

Contrasto all’illegalità, con un occhio di riguardo al sistema cooperativo

Dalla finanza ‘creativa’ alla finanza ‘pulita’: tante idee a confronto per la tre giorni torinese di Join for Change – Compartimos 2011 in cui si è dibattuto del rapporto tra finanza e legalità, la nuova fetta dell’economia verde e le prospettive della finanza cooperativa

Join for change – Compartimos 2011, una tre giorni di convengo e dibattito (11-13 maggio), promossa dal Gruppo Abele, dal consorzio finanziario per il microcredito Etimos e dalla neonata Etimos Foundation.

Dalle giornate di convegno è emerso chiaramente e da più parti la necessità che il corpo imprenditoriale, le banche e, in maniera più diffusa, tutti i cittadini riscoprano un’etica della produzione oltre che del consumo.
Interessante soprattutto per chi è a capo di un’azienda, la prospettiva di uno sviluppo etico legato a circoli virtuosi di cooperazione e al contrasto contro le attività illecite. Così come l’attenzione a strumenti quali il microcredito o il commercio equo, due settori che sono riusciti a superare anche la crisi economica globale.

Finanza e legalità

Fattori da coniugare nella vita imprenditoriale di ogni giorno, come è emerso nel dibattito svoltosi nella sede del Gruppo Abele di Torino, dibattito in cui si sono confrontati grandi nomi tra i quali non potevano mancare don Luigi Ciotti, Presidente del Gruppo Abele e di Libera, e Gian Carlo Caselli, Procuratore Capo della Repubblica di Torino. E proprio don Ciotti e Caselli hanno chiesto l’attuazione di leggi più chiare e certezza della pena per tutti quelli che stanno al di fuori della legalità, in ambito pubblico e privato.

E se per una finanza ‘pulita’ è necessario soprattutto scovare i colpevoli delle grandi frodi finanziarie, non sono da meno le molteplici attività illecite, spesso consapevoli, che scorrono nella vita di ogni giorno di consumatori e imprenditori.

Secondo i più recenti dati Bankitalia, ricordati da don Ciotti, il valore del volume di riciclaggio nel nostro Paese rappresenta il 10% del Pil e secondo la Banca mondiale, solo il 30/35% dei circa 1.600 miliardi che alimentano i flussi finanziari internazionali “sporchi”, stimati al ribasso, sono di provenienza criminale. Il resto è collegato a pratiche commerciali illecite, al furto e alla corruzione. Indice di un’illegalità diffusa che inquina l’economia, la produttività ed il tessuto sociale.

Gian Carlo Caselli, procuratore capo della Repubblica di Torino, ha affermato che il riciclaggio di denaro avviene oggi sempre più attraverso i circuiti di finanza internazionale sull’onda del progresso tecnologico e ricorrendo ai più moderni mezzi telematici.

Un esempio da seguire: ReggioLiberaReggio e gli altri imprenditori per la legalità

Non sono mancate le testimonianze di imprenditori di frontiera, che a loro modo declinano la vita d’impresa con una finanza pulita. Tra questi Gaetano Giunta, direttore della Fondazione di Comunità di Messina che attrae capitali e li investe in progetti socioeducativi e nel welfare locale del messinese.

E ancora: Gianluca Faraone, presidente della cooperativa Placido Rizzotto in Sicilia, che riunisce sette cooperative siciliane che coltivano in modo biologico le terre confiscate alle mafie, o Tiberio Bentivoglio, imprenditore di Reggio Calabria, colpito da un proiettile lo scorso febbraio, alla guida di ReggioLiberaReggio, una rete che unisce imprese, professionisti, associazioni, cooperative e consumatori che lavorano cercando di contrastare ‘ndrangheta e racket.
Reti di donne e uomini di frontiera, insomma, che lavorano in zone anche difficili del nostro paese, ma che certamente rappresentano un esempio per chi guida un’azienda.

Banche e associazionismo, società civile e corpo imprenditoriale

La tre giorni torinese ha rappresentato anche un luogo d’incontro tra corpo imprenditoriale, banche e rappresentanti di buone pratiche nell’ambito della cooperazione: presenti, tra gli altri esponenti del sistema bancario e finanziario, Jean-Louis Bancel, presidente di Crédit Coopératif e di ICBA International Co-operative Banking Association, Fabio Salviato, presidente di FEBEA (Federazione Banche Etiche e Alternative Europee), Pierluigi Stefanini, presidente di Unipol Gruppo Finanziario.

Dagli esponenti del mondo bancario non è mancato il plauso e l’interesse verso quelle attività finanziarie che riguardano il mantenimento della biodiversità e le energie rinnovabili.
Fra le varie realtà che si sono confrontate al Join for Change e destinate ad attrarre investimenti, anche il colosso francese nell’energy management Scheneider Electric, che promuove la fornitura e l’utilizzo di energia sostenibile a livello globale, fornendo ai propri clienti soluzioni che arrivano a ridurre il consumo di energia del 30%.

A livello italiano, si è approfondita l’esperienza del Centro riciclo di Vedelago in provincia di Treviso, che recupera il 99% degli scarti provenienti dalla raccolta differenziata dei comuni e delle aziende – ad esclusione dell’umido – ricavando materie prime dai materiali inutilizzabili che sarebbero altrimenti destinati alla discarica o all’inceneritore.

Agnese Fedeli

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