Intervista esclusiva alla Europarlamentare Sylvie Goulard sull’imprenditoria e il lavoro femminile

Intervista esclusiva alla Europarlamentare Sylvie Goulard sull’imprenditoria e il lavoro femminile

Intervista a Sylvie GoulardUna Firenze Blu non si era mai vista. Eppure il capoluogo toscano si è colorato di azzurro tra il 6 ed il 10 maggio 2011 per festeggiare il primo Festival d’Europa, manifestazione ideata dall’Istituto Universitario Europeo che ha sede a Firenze. Si tratta dell’unica struttura accademica fondata dai Paesi membri della Comunità europea.

Cinque giorni di grandi eventi, arte, dibattiti e convegni per diffondere una più ampia conoscenza e consapevolezza del ruolo dell’Unione Europea, delle politiche comunitarie come linea guida dell’azione dei singoli governi nazionali e presenza vera nella vita di ogni giorno per tutti i cittadini.



Sylvie Goulard
Intervista esclusiva alla Europarlamentare

E l’Europa ha un significato importante anche per definire una posizione sulle quote rosa e sulle politiche attive del lavoro a sostegno dell’imprenditoria femminile: tra gli ultimi progetti della Commissione Europea citiamo la Rete europea di consulenti per l’Imprenditoria Femminile, una serie di sportelli che, a livello nazionale, serviranno per individuare e selezionare i “mentori” per le donne imprenditrici e contribuire alla diffusione e al rispetto dei diritti delle donne in ogni ambito, a partire da quello lavorativo.

Ne abbiamo parlato con l’Europarlamentare francese Sylvie Goulard, intervenuta nel corso del Festival d’Europa a Firenze alla Conferenza sullo stato dell’Unione in Palazzo Vecchio.

Quali sono i progetti con i quali l’Europa sostiene l’imprenditoria femminile?

La conferenza di oggi ha riguardato altri elementi del contesto europeo, però è certo che l’Europa ha fatto molto per i diritti delle donne, per l’uguaglianza tra uomo e donna e per le pari opportunità. La cosa più importante è riconoscere che esiste una competenza femminile: per esempio al parlamento europeo c’è una altissima percentuale di donne, più degli uomini, per molti paesi europei.

Vorrei aggiungere un secondo elemento: è necessario capire che la parità tra uomo e donna è anche una sfida economica, non è solo una questione di diritti o di politica. Se in una società usiamo tutti i talenti, maschili e femminili, questo si traduce sicuramente in un fattore positivo per l’economia. Da questo punto di vista ci vuole non solo il cambiamento delle regole e delle quote, ma anche una politica attiva per il lavoro delle donne e degli uomini.

Un esempio concreto riguarda il fatto di poter avere bambini e lavorare al tempo stesso. Spesso le facilitazioni riguardano i primi due anni di vita del bambino, ma sappiamo bene che è un limite assolutamente artificiale: quando si ha un bambino non è per i primi due anni, ma almeno fino ai suoi 20 anni. Quindi non direi che l’Europa ha un livello perfetto nella promozione dei diritti delle donne e delle donne lavoratrici, ma è abbastanza avanti.

Si ha la sensazione che i Paesi scandinavi o quelli del Nord Europa riescano a mettere in campo politiche migliori per consentire la conciliazione dei tempi di lavoro e di vita rispetto ad altri paesi. Perché secondo lei?

Non direi che sia così. Per esempio in Francia registriamo il tasso di natalità più alto d’Europa, insieme all’Irlanda, e la Francia è un Paese latino. Quindi direi che è un fatto di scelte concrete prese in questo campo in ciascun Paese. La cultura può giocare un ruolo, ma non può essere l’unico elemento: devono esserci delle scelte politiche alla base.

Spesso una donna alla guida di una impresa si scontra contro molti stereotipi e pregiudizi culturali, a partire da un linguaggio talvolta sessista. Quali sono secondo lei gli stereotipi più rischiosi e cosa si può fare per contrastarli effettivamente?

Ho l’impressione che il lavoro non sia l’unico ambito in cui si registra questo problema. Vista dall’estero la situazione italiana è molto particolare: c’è l’idea che non solo a livello imprenditoriale ci sia un piccolo problema nella visione e nella considerazione delle donne. Per questo ho trovato molto interessante l’iniziativa dell’inizio dell’anno (“Se non ora quando”, ndr), dove abbiamo visto a fianco di tante donne anche tantissimi uomini. Perché in effetti non è un problema solo delle donne il fatto di riconoscere competenze e diritti della donna. Dovrebbe riguardare tutte le donne e tutti i maschi che, per fortuna, non la pensano come una minoranza.

Agnese Fedeli