Conciliazione Lavoro Famiglia

Conciliazione Lavoro Famiglia

Politiche di conciliazione vita/lavoro e di crescita dell’occupazione femminile: gli orientamenti del Ministero del Lavoro e l’accordo con le parti sociali

Approfondimento sul sostegno promesso dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, all’esigenza, soprattutto femminile, di conciliare il lavoro con la famiglia e la vita privata: solo le facilitazioni in questo campo possono rappresentare un incentivo vero all’aumento dell’occupazione femminile a una situazione di pari opportunità reali

Lo ritengono un vero e proprio diritto, per il quale da sempre si battono: recentemente le parti sociali e i sindacati  sono anche riusciti a sottoscrivere con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, un avviso comune sul tema del sostegno alle politiche di conciliazione vita/lavoro e alla crescita dell’occupazione femminile, nell’ottica della realizzazione di effettive condizioni di pari opportunità.
Si tratta di un documento importante, anche se generico, perché sottoscritto, almeno nelle sue parti essenziali, da tutte le parti sociali, senza defezioni: è una situazione che si verifica di rado, e che segna certamente un passo in avanti nel dialogo tra la politica e i cittadini.

All’indomani dell’accordo, il Ministro si è espresso in questi termini, nel corso di una audizione dinanzi alla XI Commissione (Lavoro) della Camera dei Deputati: “La finalità di tale atto è quella di accelerare e agevolare la diffusione di accordi, nelle aziende e nei territori, dedicati alla conciliazione tra tempo di lavoro e tempo di famiglia. Noi riteniamo che sia possibile produrre presto, e a ciò stiamo lavorando, un Codice della conciliazione”. Perché “nessun incentivo finanziario può compensare un disincentivo normativo o regolatorio, non solo da leggi, ma anche da contratti. La regolazione è strumento di incentivazione”.

 

I contenuti dell’accordo e le facilitazioni ai lavoratori in specifiche condizioni familiari

In apertura del suo intervento, Sacconi ha sottolineato come l’accordo individui, quale via maestra per il raggiungimento dell’obiettivo, il ricorso alla contrattazione collettiva, in chiave anche di detassazione del salario, e alla modulazione dell’orario di lavoro, per evitare che il lavoratore – e in particolare la donna lavoratrice che si trovi in particolari condizioni di vita – sia costretto, pur di far fronte ad effettive situazioni di incompatibilità, a ricorrere contro la sua volontà al tempo di lavoro ridotto o parziale.
Tale via, comunque, è sempre percorribile, e anzi esplicitamente prevista dal nuovo avviso comune: i genitori di bambini fino a 5 anni potranno infatti richiedere la trasformazione temporanea del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, e lo stesso potranno fare i lavoratori che devono assistere genitori e familiari in rilevanti esigenze di cura.

Il testo prevede inoltre l’impiego del telelavoro in alternativa ai congedi parentali o facoltativi, oltre a una maggiore flessibilità negli orari di ingresso e di uscita per madri e padri di bambini fino a 3 anni.
Sarà anche possibile, per i genitori, assentarsi dal lavoro per due settimane, per facilitare l’inserimento dei figli al primo anno di scuola materna o elementare; per i papà e le mamme di bambini fino a due anni si potrà inoltre ricorrere ad una banca ore, ancora allo studio.
Nell’avviso comune si prevede pure un rifinanziamento del piano asili nido per il 2011, un potenziamento di quelli aziendali e interaziendali, e il ricorso a servizi collettivi di trasporto da e per gli asili pubblici.

Allo scopo di realizzare l’operatività di tali strumenti il testo prevede, nei primi tre mesi, una indagine e una riflessione sulle buone pratiche già in atto nei diversi settori produttivi, “per la verità non molte”, ricorda il Ministro; queste, selezionate ed organizzate, andranno poi divulgate sul territorio, attraverso specifiche intese di carattere aziendale e territoriale. Si procederà poi, a un anno dalla stipula dell’accordo, alla verifica dello stato di diffusione di tali buone pratiche.

Interventi specifici a favore delle donne: “un’ottica di genere ci sembra assolutamente necessaria”

“Sappiamo quanto la donna sia soggetto più debole nel mercato del lavoro”, ha affermato Sacconi. “Le donne sono state fortemente penalizzate”, oltre che dai meccanismi di produzione seriale e rigida, pure “dalla difficoltà di conciliare il tempo di lavoro con il tempo di famiglia, ovvero il tempo di lavoro e il tempo di non lavoro, per comprendere anche altre esigenze”, ha spiegato il Ministro.

In quest’ottica Sacconi rilancia l’opportunità del lavoro intermittente, “per dare regolarità ai picchi lavorativi che si producono nella ristorazione o nella ricettività nel fine settimana”: si tratta di “prestazioni lavorative gradite da lavoratrici e lavoratori – la madre di famiglia con determinati vincoli in una determinata stagione della vita sua e del suo nucleo familiare, o uno studente – per poter lavorare regolarmente e compatibilmente con le proprie esigenze”.

All’interno delle intese territoriali e aziendali tra datori di lavoro e parti sociali, andrebbe secondo il ministro vagliata la possibilità di pensare “profili di formazione, in apprendistato e su contratti di inserimento, in funzione dell’occupazione femminile”. I contratti di inserimento devono pertanto essere riordinati, “in modo tale che siano più agevolati, soprattutto per le donne disoccupate da almeno sei mesi, in particolare nel Mezzogiorno”. Del resto “un intervento significativo su base territoriale non può non essere svolto”, dato che “esiste una sacca di capitale umano straordinariamente esclusa dal mercato del lavoro e composta, in particolare, di donne giovani nel Mezzogiorno”.

In tal modo si potrà riprendere un trend positivo che sembra essersi interrotto quattro anni fa:  “tra il 1997 e il 2007”, continua il Ministro, “il tasso di occupazione femminile è salito di 9 punti, più di quello maschile. Nella crisi il tasso di occupazione femminile scende di meno, e nella ripresa sale un po’ di più rispetto a quella maschile, nei limiti di un’occupazione femminile che è sempre stata, in tutto il dopoguerra, cronicamente la più bassa dei Paesi, quanto meno dell’UE a 15, insieme a quella della Grecia”.
Per tali ragioni l’ottica di genere resta prioritaria, secondo il governo, nella contrattazione e nelle politiche del lavoro: in tale ottica deve essere rivisitata, ha detto il Ministro, anche la spesa del Fondo sociale europeo.

Il dibattito e i temi caldi

Il dibattito seguito all’audizione, che ha visto protagonisti i rappresentanti delle diverse parti politiche, ha sottolineato in particolare l’esigenza di potenziare, ed attuare pienamente, l’articolo 9 della legge n. 53 del 2000, citato nello stesso avviso comune. Tale norma assegna alle aziende, in caso di lavoratrici che entrano in maternità, incentivi, di tipo economico o di inserimento in progetti, per la sostituzione di tali lavoratrici. Questa norma vale, in taluni casi, anche per le imprenditrici in maternità, con un sostegno fortissimo soprattutto alle piccole e piccolissime imprese sparse sul territorio italiano.

Altro tema caldo della discussione, seppure non direttamente contenuto nell’accordo, è stato quello del ripristino di iniziative capaci di difendere le donne dal licenziamento in bianco: la richiesta è stata fatta esplicitamente, in quanto ritenuta preliminare a ogni politica di conciliazione e di sostegno: “conciliare lavoro e tempo di vita significa avere il lavoro. Se non si ha il lavoro, è difficile conciliare i due aspetti”, ha detto il deputato Damiano.

Positivo è il commento della Cisl sui contenuti dell’audizione: le dichiarazioni di Liliana Ocmin plaudono ai percorsi di formazione e apprendistato soprattutto per le donne del Mezzogiorno, e sottolineano che la donna è soggetto non solo da tutelare, ma soprattutto da valorizzare, nell’ottica della ripresa economica e demografica del nostro paese. Solo il lavoro femminile, avverte la Ocmin, può rilanciare la natalità, per cui l’Italia è fanalino di coda in Europa, perchè “una donna che non lavora non fa figli”.

Laura Carmen Paladino

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