Fare impresa con lo spazio: opportunità dalla space policy europea.

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Fare impresa con lo spazio: opportunità dalla space policy europea.

Forte attenzione della Commissione Europea alla politica spaziale dell’Unione: incentivi e e idee per l’autonomia del vecchio continente in tema di space policy, con un occhio alle opportunità al femminile. In arrivo la proposta definitiva

Non si tratta solo di astronauti ed esplorazioni extraterrestri, che evocano saghe cinematografiche di grande impatto e suscitano la fantasia di ciascuno di noi: lo spazio è oggi la strada maestra delle telecomunicazioni, il punto privilegiato per osservare e proteggere la Terra e l’ambiente, l’investimento del futuro per migliorare la vita quotidiana e le attività di tutti i giorni.

I paesi più attivi in questo campo sono gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, con i quali è opportuno che l’Europa intensifichi – o instauri, quando non presenti – i contatti e gli scambi, per assicurarsi uno “spazio” adeguato.

Ne è convinta la Commissione Europea, che ha ipotizzato un piano di investimenti per la politica spaziale del vecchio continente, in sinergia con l’ESA (Agenzia Spaziale Europea). L’organo sta lavorando ad un programma dettagliato di iniziative da presentare entro il 2011, sulla scorta del trattato di Lisbona, che prevede la politica spaziale all’articolo 189: idee e novità per incrementare gli investimenti nello spazio da parte dell’Unione e assicurare efficienza, formazione e ricerca ai cittadini dell’Europa e del mondo.

 

Attività imprenditoriali nel settore spaziale: lo stato attuale e le sfide per il futuro.

Lo spazio offre già tanto lavoro agli europei: il fatturato legato al settore manifatturiero spaziale raggiunge attualmente i 5,4 miliardi di euro l’anno, e gli operatori del settore, altamente qualificati, sono più di 31.000. Ad essi si aggiungono i circa 36.000 occupati degli 11 principali operatori satellitari europei, tra impiegati e lavoratori dell’indotto, che gestiscono 153 satelliti di comunicazione e fatturano annualmente per 6 miliardi di euro.
skylab laboratorio spaziale
Si stima che il 7% del PIL dei paesi occidentali, pari a 800 miliardi di euro nell’Unione Europea, dipenda dalla radionavigazione satellitare, e ancora più rosee sembrano le previsioni per il futuro, che stimano, per il settore, un fatturato annuo pari a 240 miliardi di euro entro il 2020. La politica spaziale è infatti un elemento chiave della strategia Europa 2020 e fa parte integrante dell’iniziativa faro “politica industriale”, che mira a conseguire un’economia intelligente, sostenibile ed inclusiva, capace di creare posti di lavoro altamente qualificati e opportunità commerciali, di promuovere l’innovazione e di migliorare il benessere e la sicurezza dei cittadini.

Per questo complesso di ragioni, in una comunicazione dello scorso aprile, la Commissione Europea ha sottolineato gli obiettivi cardine del prossimo programma spaziale integrato, che potrà essere presentato, dallo stesso organo, anche nel corso di questo mese, nel contesto della sua proposta relativa al prossimo quadro finanziario pluriennale, attesa per i prossimi giorni.

In particolare, la Commissione incoraggia l’UE a perseguire una politica industriale spaziale elaborata in stretta collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e con gli Stati membri: operazione necessaria, questa, dal momento che non tutti i paesi dell’Unione fanno parte anche dell’ESA. L’Agenzia con sede a Parigi, sorta nel 1975 allo scopo di elaborare e realizzare il programma spaziale europeo, è infatti un’organizzazione intergovernativa distinta e indipendente dall’UE che conta 18 stati aderenti, non tutti membri dell’Unione: oltre all’Italia, ne fanno parte Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia e Svizzera, ai quali vanno aggiunti quattro stati (Canada, Polonia, Romania e Ungheria) che partecipano ad alcuni progetti di cooperazione.

I rapporti con l’UE sono privilegiati in virtù di un accordo quadro, ma l’ESA è finanziata dai suoi membri, secondo il principio del giusto ritorno geografico, che è vietato nell’UE: l’ESA cioè è tenuta a reinvestire i fondi che riceve da ciascuno stato membro nello stesso Paese da cui questi provengono.

Si tratta di una situazione privilegiata per gli imprenditori italiani; d’altra parte la Commissione fa notare all’UE come sia necessario mettere in atto partenariati tra tutti i membri dell’Unione e l’ESA e realizzare programmi di gestione più efficienti, capaci di favorire la correlazione tra il settore spaziale e gli altri settori industriali, di rafforzare le infrastrutture e di sostenere la ricerca. Il tutto allo scopo di eliminare la dipendenza tecnologica  del vecchio continente da aree più sviluppate in tema di space policy e di promuovere l’innovazione come motore della competitività europea, nella convinzione che i miglioramenti in quest’ambito vadano a diretto vantaggio dei settori non spaziali e dei cittadini.

Le proposte concrete della Commissione Europea e gli spazi per l’impresa.

Più concretamente, la Commissione auspica le seguenti attività, che dovranno essere realizzate con  l’intervento delle imprese europee, e che rappresentano pertanto precise opportunità di investimento a medio e lungo termine:

work in spacecompletamento dei programmi europei di navigazione satellitare (Galileo ed EGNOS), in grado di consentire avvicinamenti di precisione e  di rendere più sicura la navigazione aerea; i benefici economici e sociali  che deriveranno dall’attuazione completa dei due programmi sono stimati in 60-90 miliardi di euro per i prossimi 20 anni;

promozione, a livello di UE, di iniziative in materia di esplorazione spaziale, anche di concerto con l’ISS (Istituto Europeo per gli Studi sulla Sicurezza);

sperimentazione e applicazione, di concerto con gli stati membri dell’UE, e con completa operatività entro il 2014, del Programma europeo di Osservazione della Terra (GMES), pensato per il monitoraggio del suolo, dell’oceano, dell’atmosfera, della qualità dell’aria e dei cambiamenti climatici, oltre che per interventi di emergenza e di sicurezza. Una stima del 2007 attesta che il mercato mondiale per i dati commerciali di Osservazione della Terra copre un giro di affari di 735 milioni di euro, e l’OCSE prevede in questo campo un incremento fino a circa 3 miliardi entro il 2017;

istituzione di un sistema europeo di sorveglianza dell’ambiente spaziale (SSA: European Space Situation Awareness), in grado di proteggere le infrastrutture spaziali dai detriti dello spazio, dalle radiazioni solari e dagli asteroidi. Si tratta di un campo importantissimo, dal momento che la stima delle perdite di beni europei dovute a collisioni con detriti o intemperie spaziali è in media di circa 332 milioni l’anno. Costi questi peraltro solo parziali, in quanto non è possibile stimare le perdite non quantificabili: l’interruzione di capacità di comunicazione dovuta alla perdita di un satellite, per esempio, provoca gravi difficoltà alle attività economiche, dal momento che le banche fondano sempre di più le proprie comunicazioni sul satellitare; inoltre, se la perdita di un satellite si verificasse in una situazione di emergenza, potrebbe provocare conseguenze assai più gravi e anche perdite di vite umane. Al momento, per di più, non siamo in grado di stimare le conseguenze dell’eventuale impatto di oggetti che gravitano vicino alla terra, i cosiddetti NEO (Near Earth Objects).

Donne nello spazio: presenze e spazi di impegno e di formazione

I prossimi quattro anni, pertanto, si presentano cruciali per l’imprenditoria che vuole investire nelle infrastrutture e nella ricerca spaziale: un campo da sempre considerato maschile, ma che invece attrae negli ultimi tempi l’attenzione e l’interesse di giovani donne preparate e competitive.
È il caso del tenente Samantha Cristoforetti, pilota dell’aeronautica militare e prima donna astronauta selezionata dall’ESA per il volo spaziale, attualmente impegnata presso lo European Astronaut Centre di Colonia (Germania), dove sta seguendo il Corso Basico che le permetterà di essere assegnata ad un equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale Anno 2012.

Anche il mondo della scuola e dell’università, nel nostro paese, si è ultimamente accorto delle opportunità immense di formazione e di lavoro che si aprono nel settore spaziale: la giovane militare, lasciando eccezionalmente per 24 ore il suo corso di formazione, ha infatti incontrato qualche mese fa gli allievi di un Liceo Classico del Lazio, che ha varato, in collaborazione con la Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell’Università di Roma “La Sapienza” e con l’Agenzia Aerospaziale Italiana, un progetto di “Astronautica in classe”. Gli studenti hanno partecipato a lezioni teoriche e pratiche sul lancio dei satelliti nello spazio e sull’uso di stazioni riceventi di terra, e hanno acquisito numerose informazioni sulla possibilità di lavorare in questo campo, così nuovo e così promettente.

Al termine del percorso, cui hanno partecipato soprattutto ragazze – a testimonianza di quanto lo spazio si apra alle donne in una prospettiva di lavoro e di impegno – è stata installata proprio all’interno della scuola ospite del corso una Gound Station (stazione ricevente di terra), che consentirà agli studenti di stabilire contatti con la Stazione Spaziale Internazionale, con i satelliti accademici e con quelli privati e amatoriali che orbitano intorno al nostro pianeta.

Laura Carmen Paladino

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