Occupati e disoccupati in Italia

Occupati e disoccupati in Italia

La situazione lavorativa in Italia in base ai dati divulgati dall’ISTAT e le richieste sindacali. Lo stato dell’arte aggiornato alla primavera 2011

Non è certo rosea la situazione lavorativa nella nostra nazione, che a seguito della crisi internazionale dalla quale le aziende ancora non sono uscite, si ripercuote anche sulla classe dei lavoratori dipendenti. I primi tagli che vengono effettuati dalle aziende in crisi infatti sono quelli relativi al costo del lavoro.
Tra gli ultimi dati rilevati dall’Istat ad esempio c’è il calo dell’occupazione del mese di aprile (in calo di 71 mila unità) ma soprattutto c’è l’aumento dei cosiddetti inoccupati, ovvero coloro che non hanno lavoro ma che neanche lo cercano. I “rinunciatari” sono aumentati di 152 mila unità.

In tutto dunque in Italia gli occupati conteggiati dall’Istat nel mese di aprile sono 22 milioni e 895 mila, pari al 56,9% degli uomini e donne in età lavorativa.
Negli ultimi 12 mesi l’occupazione aveva subito un andamento dapprima di forte calo, poi da un andamento altalenante stemperato da un “rimbalzo” lo scorso mese di febbraio che aveva fatto ben sperare, ma che con gli ultimi dati è stato subito messo a tacere, tornando a far preoccupare i movimenti sindacali.

Secondo la CISL ad esempio il dato è decisamente preoccupante, soprattutto a causa della forte crescita degli inattivi e per questo il sindacato richiede il rilancio delle politiche attive del lavoro.
Giorgio Santini, Segretario Generale Aggiunto della CISL dice: “Mai così elevato il numero degli inattivi da un anno ad oggi. È questo il dato più rilevante e preoccupante che, insieme al calo del numero assoluto degli occupati e del tasso di occupazione totale, maschile e femminile, non permette di commentare positivamente i dati sull’occupazione diffusi dall’Istat”. Secondo Santini il lievissimo calo della disoccupazione giovanile non è significativo, poiché essa resta sempre altissima (pari al 28,6%).
Questo sarebbe stato infatti l’unico dato leggermente positivo delle rilevazioni Istat insieme al lieve calo del tasso di disoccupazione condizionato però dall’aumento degli inattivi.
Le richieste al Governo e alle Regioni espresse da Santini in rappresentanza della Cisl hanno un tono deciso: “Il mercato del lavoro è pericolosamente bloccato. Sono urgenti misure concrete per l’occupabilità: il nuovo apprendistato ed il credito di imposta per le assunzioni al Sud sono le risposte più urgenti per la disoccupazione giovanile, mentre le politiche attive del lavoro per i lavoratori sospesi o disoccupati devono essere estese ed applicate in tutte le regioni. L’incontro domanda-offerta  deve essere reso più efficiente e credibile: auspichiamo una celere messa a regime del portale Clic Lavoro, la disponibilità diffusa dei dati sulle comunicazioni obbligatorie e un piano di rafforzamento dei servizi per l’impiego in un’ottica di sinergia tra pubblico, privato e privato sociale”.
retribuzione grandi imprese

 

Differenze di genere

Come al solito l’occupazione femminile scende di più rispetto a quella maschile. Infatti, se l’occupazione maschile scende rispetto al mese precedente di 26 mila unità, quella femminile scende rispetto allo stesso mese di 46 mila unità. Fortunatamente però quest’ultima aumenta dell’1% se confrontata con quella di un anno fa.
Per quanto concerne gli inattivi (coloro che non cercano lavoro pur essendo in età adeguata per farlo) essi aumentano del 4,4% rispetto all’anno precedente se sono maschi ma solo dello 0,7% se sono donne il che significa che se gli uomini smettono di cercare lavoro le donne invece continuano nonostante abbiano sulle spalle la cura della famiglia e della casa.

I lavoratori delle grandi imprese

Chi è occupato in una grande impresa sembra che in questo mese abbia meno problemi rispetto al resto della forza lavoro. Nell’ultimo anno però il calo è stato costante e sottoposto a meno “scossoni”.
occupazione grandi impreseAnche in questo settore l’occupazione questo mese è in calo: rispetto a marzo infatti essa scende dello 0,7% (ma sono compresi nel conteggio i cassaintegrati, che dunque subiscono un periodo di interruzione dal lavoro ma poi verranno ripresi in carico dalle aziende).
Aumentano però le retribuzioni: la retribuzione lorda oraria infatti a marzo è aumentata dello 0,8% rispetto al mese precedente. Se confrontata con il mese di marzo dell’anno precedente, la stessa retribuzione è aumentata del 4,7%.

Per quanto riguarda i singoli settori in cui operano le grandi imprese, nel mese di marzo a i cali occupazionali maggiori si sono avuti nelle costruzioni (-2,8%), nella fornitura di energia (-2,3%) e nelle attività manifatturiere (-1,5%).
L’occupazione è invece aumentata nel settore della fornitura di acqua, nella gestione delle reti fognarie e dei rifiuti e nel risanamento (+1,6%).

I sindacati

Nel caso delle grandi imprese la CISL è meno preoccupata. Il segretario generale aggiunto infatti dichiara che si ferma la caduta dell’occupazione, ma resta necessario rafforzare la crescita. “I dati Istat sull’occupazione nelle grandi imprese mostrano alcuni andamenti degni di attenzione. Per la prima volta da diversi mesi l’occupazione, rispetto al mese precedente, non diminuisce mentre le ore di cassa integrazione effettivamente utilizzate sono significativamente in calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A questi dati positivi” sottolinea però, “se ne affiancano purtroppo altri che rilevano situazione critiche: permane negativa la situazione soprattutto nel settore edile e in quello delle infrastrutture energetiche; settori, insieme a quello manifatturiero, cardine per lo sviluppo e la crescita del Paese, cui si aggiunge negli ultimi mesi un dato negativo anche dell’occupazione nelle grandi imprese dei servizi”.
Santini aggiunge che “questi dati dimostrano che il Paese ha bisogno di rafforzare la crescita attraverso investimenti, infrastrutture, processi di riconversione industriale, rilancio delle politiche attive per l’occupabilità”.

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