Presentato decalogo per la semplificazione del settore vitivinicolo

REGIONE PIEMONTE DECALOGO

Presentato decalogo per la semplificazione del settore vitivinicolo

La Coldiretti piemontese ha presentato un decalogo all’assessorato all’agricoltura e alla che servirà a intraprendere un processo di semplificazione delle procedure evitando gli intoppi burocratici che oggi fanno sì che servano “2 kg. di carta per produrre 1 l. di vino”. Il Piemonte si farà portavoce a livello nazionale

Un documento in 10 punti che sintetizza le difficoltà burocratiche che impediscono alle imprenditrici e agli imprenditori del settore di portare avanti le proprie attività con la serenità, la rapidità e l’efficienza necessarie. Nel documento ad ogni difficoltà segnalata, è collegata una proposta per superarla.
Le proposte dovrebbero dar luogo ad azioni concrete per semplificare gli iter armonizzando tutti gli obblighi di legge connessi all’attività di viticoltura, produzione e commercializzazione del vino.

Il Presidente della Regione Roberto Cota e l’Assessore all’Agricoltura Claudio Sacchetto hanno accolto con favore le richieste presentate dalla Coldiretti in quanto sono in linea con il percorso già intrapreso dall’assessorato per alleggerire il carico di un complesso normativo che hanno riconosciuto eccessivo.
“La burocrazia e la lentocrazia” dicono Paolo Rovellotti e Bruno Rivarossa, rispettivamente presidente e direttore di Coldiretti Piemonte “mettono in seria discussione la sopravvivenza delle 20.000 aziende viticole del Piemonte che, insieme a 10.000 cantine, danno lavoro a 24.000 addetti per un valore della produzione lorda vendibile di 400 milioni di euro. Oggi ci vogliono letteralmente due kg. di carta per tutti gli adempimenti che sono necessari a produrre una bottiglia di vino. Le linee operative che Coldiretti Piemonte ha indicato in questo documento serviranno concretamente a ridurre i passaggi superflui e tutta quella burocrazia inutile che soffoca le imprese vitivinicole”.

Gli interventi per la “sburocratizzazione”

Secondo il Presidente Cota “in agricoltura, come in altri settori strategici della economia piemontese, la burocrazia rischia di essere una delle prime cause della difficoltà di fare nuova impresa oppure di ottenere risultati soddisfacenti da parte di imprese già avviate. Ecco perché come Regione oggi vogliamo essere in prima fila, a disposizione delle categorie produttive, per cercare di eliminare lacci e cavilli che non consentono al nostro territorio di poter  esprimere liberamente  le proprie eccellenze.” Ed è per questo che il Piemonte ha iniziato fin dall’ottobre 2010 un’attività “anti-burocrazia” il cui primo atto, da parte dell’assessore Sacchetto, è stato quello di recarsi a Parigi per aprire un tavolo di lavoro Piemonte-Francia allo scopo di confrontare il pesante regolamento italiano con quello – notevolmente più snello – del sistema burocratico francese, che ha una struttura più avanzata e flessibile.

Anche Coldiretti ha avviato un dialogo sullo stesso tema con i funzionari francesi a seguito del quale ha compilato il decalogo appena presentato.
“Tra i primi passaggi necessari” ha dichiarato il presidente della Coldiretti di Asti Maurizio Soave, che è anche membro di Giunta con delega regionale al settore vitivinicolo “è necessario rimodulare le risorse regionali destinate al comparto vitivinicolo. Oggi, una buona parte dei contributi non è destinata alle imprese agricole. Chiediamo che una quota maggiore dei contributi regionali sia destinata agli investimenti in azienda. La Regione Piemonte deve diventare l’Ente garante di iniziative volte a risolvere gli odierni problemi di mercato, migliorando quelle norme restrittive che non permettono una snella commercializzazione dei vini e che spesso vincolano i consumatori a scegliere prodotti meno naturali del vino”.
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Il direttore Rivarossa, auspica che il decalogo presentato al governo regionale possa contribuire alla sburocratizzazione a livello nazionale: “La Regione Piemonte, capofila nel settore vitivinicolo nella Conferenza Stato-Regioni, deve farsi portavoce delle difficoltà delle imprese  dinanzi al Ministro per la semplificazione normativa, perché le politiche ad hoc per la vera sburocratizzazione del settore sono indispensabili e non più rinviabili”.

La Coldiretti Piemonte si definisce una forza sociale in quanto conta quasi 200 mila associati ed è l’organizzazione professionale agricola più consistente e rappresentativa.
Oltre il 70% delle imprese associate è regolarmente iscritto alla Camera di Commercio e quasi tutti hanno delegato la Coldiretti a rappresentarli nella sottoscrizione di convenzioni per la riscossione dei contributi agricoli. Chi dunque più di questa organizzazione può rendersi conto del peso che hanno tutti gli – eccessivi – adempimenti obbligatori sull’andamento di una regolare attività imprenditoriale agricola?

L’assessore all’agricoltura, Claudio Sacchetto, dopo l’incontro in cui è stato presentato il decalogo, ha dichiarato che: “Con l’incontro di oggi Coldiretti porta nuovamente all’attenzione della Regione le istanze degli agricoltori. La Regione Piemonte, ed in particolare l’Assessorato all’Agricoltura, vuol lavorare a grandi ritmi per diventare capofila nella lotta alla burocrazia in eccesso. Continuiamo a lavorare con grande impegno, ascoltando le segnalazioni provenienti dal territorio, con la speranza che da parte del Ministero alla semplificazione normativa possa continuare la collaborazione costruttiva riscontrata fino a questo momento. La volontà è quella di approvare a breve una delibera di Giunta che recepisca le indicazioni oggi illustrate da Coldiretti”.

In effetti l’assessorato il 18 febbraio del 2011 ha aperto un tavolo permanente per combattere gli eccessi normativi in agricoltura al quale è seguito, a marzo, il tavolo anti-burocrazia del settore vitivinicolo piemontese allo scopo di scoprire e correggere tutte le stratificazioni di controlli che rendono alla fine il sistema di adempimenti addirittura incomprensibile da parte degli operatori del settore.
Si è dunque dichiarata guerra a quella burocrazia che è solo fine a sé stessa.

Il vino piemontese promosso a New York

Per quanto riguarda il settore vinicolo inoltre, la Regione Piemonte ha stanziato oltre 16 milioni di euro – per l’annata 2010/2011 – per la realizzazione di 24 progetti finalizzati alla promozione della produzione piemontese nei principali mercati extraeuropei (Usa, Canada, Cina, Giappone, Corea, Singapore, Russia e Thailandia).
L’eccellenza vinicola piemontese è sbarcata sul mercato statunitense proprio grazie ad uno di questi progetti finanziati dalla Regione: “Il Piemonte a New York: land of perfection”. Tale progetto è stato presentato nella sede newyorkese di Eataly nella prima settimana di giugno. Esso consiste in una campagna di informazione incentrata sul binomio “qualità prodotto – sicurezza alimentare” e coinvolge quasi interamente il territorio vitivinicolo piemontese. In particolare, con questa azione si promuoveranno: Asti e Moscato d’Asti docg, Brachetto d’Acqui docg, Gavi o Cortese di Gavi docg e Barbera d’Asti docg.
Il progetto è presentato dal Consorzio di tutela dell’Asti docg, Consorzio tutela vini d’Acqui docg, Consorzio Tutela del Gavi e Cantina Sociale di Canelli, coordinati dal Centro estero per l’internazionalizzazione del Piemonte (Ceip).
Secondo l’assessore Sacchetto “quello di New York è un appuntamento di grande rilevanza, fondamentale per valorizzare ulteriormente le nostre produzioni oltreoceano, dove sono già conosciute e apprezzate. Il Piemonte, a dimostrazione di un comparto vitivinicolo vivace, ha sviluppato una politica promozionale importante, rappresenta infatti la Regione che stanzia il maggior numero di risorse sulla misura promozione dell’OCM vino. «Il Piemonte a New York», una grande occasione per i nostri prodotti”.

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