Concessioni demaniali per gli stabilimenti balneari

Concessioni demaniali per gli stabilimenti balneari

Ulteriore vuoto normativo per le concessioni demaniali: abrogati i primi tre commi dell’articolo 3 del Decreto Legge sviluppo. Ed ora si aspetta la legge-quadro. Per gli stabilimenti balneari la situazione risulta sempre più complessa e confusa

Se fino a qualche tempo fa si prospettava l’ipotesi di prolungare le concessioni demaniali fin oltre il 2015 con proroga di vent’anni, a fine giugno sono stati abrogati i primi tre commi dell’articolo 3 del Decreto Legge 13 maggio 2011, n.70 (Reti d’impresa, «Zone a burocrazia zero», Distretti turistico–alberghieri, nautica da diporto), che introducevano un diritto di superficie avente durata ventennale sulle aree inedificate formate da arenili, ad esclusione di spiagge e scogliere.

Questo diritto di superficie – citavano i soppressi commi – “è rilasciato dalla Regione, d’intesa con il Comune, nonché con le Agenzie del demanio”.  

Tutto nasce dalla direttiva europea Bolkestein alla quale l’Italia, come gli altri stati membri dell’UE, si deve adeguare. Si tratta di una direttiva che prevede l’asta pubblica nel 2015 di tutte le concessioni demaniali e che “mette a repentaglio” lamenta Gianluca Mantuano, capogruppo PDL della provincia di Viterbo, “gli arenili e gli stabilimenti della costa italiana, per non parlare dell’indotto, come dei fornitori. Una direttiva europea che minaccia la categoria dei gestori e proprietari degli stabilimenti balneari”.

Si ribellano a gran voce tutte le associazioni balneari che si sentono minacciate e si battono da tempo per tutelare la loro attività: “Non tralasceremo nemmeno di chiedere un incontro con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano” commenta Riccardo Borgo, presidente SIB (Sindacato Italiano Balneari) aderente a FIPE/Confcommercio (Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi) “al quale vorremmo riportare la preoccupazione per il futuro delle nostre 30.000 famiglie, per l’occupazione del settore, per l’offerta e l’immagine turistica del Paese”.

“La questione delle modalità di concessione degli arenili è troppo delicata e complessa per essere affrontata a colpi di emendamenti da un decreto legge che deve essere approvato in pochi giorni” afferma dall’altra parte Giorgio Mussoni, presidente di Oasi Confartigianato. “Occorre dare una risposta certa a migliaia di imprese che costituiscono una delle eccellenze dell’offerta turistica italiana e che si interrogano sul proprio futuro”. Infatti, poco prima della soppressione dei primi tre commi dell’articolo 3 del decreto sviluppo G. Mussoni aveva così dichiarato: “La scelta più opportuna consiste nello stralcio delle norme controverse per aprire un tavolo di concertazione tra Stato, Regioni e Imprese, finalizzato alle stesura di una legge-quadro sull’intera materia”.

All’indomani dello “stralcio” il ministro dei Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, ha incontrato a Roma i rappresentanti delle Regioni e delle organizzazioni di categoria, tra cui il SIB, la FIPE/Confcommercio e la FIBA/Confesercenti (Federazione Imprese Balneari), che hanno invitato il ministro a chiudere al più presto la procedura di infrazione europea – ad oggi ancora aperta – in materia di concessioni turistico-ricreative e a richiedere un incontro con la commissione europea al fine di chiarire ed “illustrare definitivamente le specificità del sistema balneare italiano e  chiedere di essere esclusi dalla direttiva Bolkestein”.

Una soluzione alquanto difficile da ottenere dall’UE, cosicché il governo italiano dovrà emanare una legge a tutela della categoria degli operatori balneari, ma sempre rispettando la vigente normativa europea ed anche quelle categorie, come gli ambientalisti, che tutelano il patrimonio naturalistico e si battono contro la cementificazione delle spiagge – possibilità rimasta aperta nell’articolo 3 e non ancora ben chiara, considerando il fatto che sono stati invece approvati i commi 4 e 5 dello stesso articolo, che contraddittoriamente prevedono la possibilità di edificare su spiagge ed arenili.

E sta proprio qui il problema secondo il WWF Italia: “Tanto più garantite sono le concessioni demaniali tanto più pesante è l’infrastrutturazione dell’arenile”.
Non è affatto facile in questo momento cimentarsi in un’attività di questo tipo: sarebbe opportuno attendere ulteriori chiarificazioni di legge che pare debbano arrivare entro fine 2011.

Daniela Auciello

 

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