Economia toscana: dalla crisi opportunità per crescere

Economia toscana: dalla crisi opportunità per crescere

Una regione che nonostante il duro colpo della crisi tuttora in atto, riesce a contenere le perdite, a mantenere sotto controllo i posti di lavoro, a salvaguardare le imprese. Eppure si potrebbe correre il rischio di passare dalla stabilità alla staticità, poiché secondo il Censis, la Toscana è ancora in bilico

Per far ripartire lo sviluppo e renderla competitiva, la Toscana ha bisogno di essere governata in modo tale da non tornare indietro ma riprendere e superare i numeri del pre-crisi.
“È una fase difficile ma proprio per questo pensiamo che la sfida sia all’altezza del nostro impegno” ha dichiarato l’assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini dopo aver letto il rapporto del Censis che ha indagato sulla situazione economica, sociale e lavorativa toscana.

I toscani sono stati intervistati dai ricercatori su molti aspetti della vita quotidiana ed è risultato che la Toscana è una regione per oltre il 54,7% degli abitanti “a benessere diffuso”, mentre il restante 45,3% ritiene che ci sia ancora molto spazio per l’innovazione e la creatività.
Molta la fiducia nel ruolo di traino delle imprese, infatti quasi il 60% dei toscani ritiene che si possa uscire dalla crisi solo avendo il coraggio di entrare in nuovi settori di attività, di aprirsi alle novità imprenditoriali.

Per quanto riguarda l’occupazione, mentre al culmine della crisi, nel 2009, nel resto d’Italia calava dell’1,6%, in Toscana calava solo di mezzo punto percentuale. Già questo era un segnale positivo, ma purtroppo la crisi occupazionale ha colpito proprio la parte più debole della società, ovvero le donne sotto i 29 anni (-6,2%) e i giovani in generale (-5,7%). Fortunatamente però le imprese che non chiudono a causa della crisi economica riescono anche a non licenziare, continuando a pagare stipendi e salari pur fra tante difficoltà (lo fa il 41% delle imprese).
Ciononostante, il rischio che si corre, secondo gli interpellati, è quello di un’involuzione a causa non solo della crisi ma anche dell’immigrazione che si percepisce come un problema nel 62,6% dei casi invece che come una risorsa.

 

Innovazione e Formazione

Si tratta delle due parole chiave per uscire dalla crisi sia imprenditoriale sia – conseguentemente – occupazionale. La Regione Toscana da tempo ha iniziato un percorso per sostenere il trasferimento tecnologico concentrando le risorse sulle eccellenze e costruendo reti con tutti i protagonisti del processo produttivo, che parte dalla ricerca sia delle imprese che delle università.
In particolare sono stati individuati dei settori strategici sui quali concentrare gli investimenti nella ricerca e nella formazione: a questo proposito sono stati pubblicati diversi bandi dei quali questo giornale si è fatto portavoce.

La Regione si aspetta soprattutto di attirare gli investimenti produttivi delle grandi aziende provenienti da altre località, eventualmente anche dall’estero, che mettano in circolazione nuove risorse economiche e diano posti di lavoro ai toscani.

Naturalmente si è posta attenzione anche alle piccole e medie imprese, che rappresentano più del 90% delle aziende locali. Attraverso varie forme di finanziamento e sostegno economico, la Regione cerca di favorire soprattutto la creazione di reti affinché le imprese si uniscano rafforzandosi. Anche la formazione di filiere che vadano dalla ricerca all’immissione di nuovi prodotti di qualità sul mercato è vista di buon occhio dal Governo locale.

Anche l’accesso al credito ha avuto un nuovo stimolo grazie al coinvolgimento delle banche; mentre al contempo si apre il mercato all’estero grazie a una presenza internazionale che sta avviando relazioni economiche ma anche culturali – cosa necessaria per intraprendere qualsiasi attività commerciale, dal momento che è la base per la conoscenza delle usanze degli altri popoli.

La formazione ha un ruolo fondamentale in tutto questo. Lo dichiara il rapporto del Censis, ma lo afferma anche l’assessore Simoncini, il quale dichiara: “Stiamo ridisegnando il sistema della formazione professionale, con l’obiettivo di dare più qualità, immettendo energie fresche e creative nei processi aziendali e favorendo anche così l’innovazione e il trasferimento della ricerca”.

Per vincere la sfida dell’innovazione e superare con slancio il momento critico, la Regione ha intenzione di lavorare seriamente e il rapporto Censis, secondo Simoncini, “da un lato ci conferma negli obiettivi che ci siamo dati e che sono le linee portanti del PRS che puntano ad uno sviluppo sostenibile, a rilanciare la competitività dell’industria sui mercati nazionali e internazionali, ad attrarre nuovi investimenti anche da fuori regione, a conquistare i nuovi mercati emergenti grazie a produzioni e processi innovativi e di qualità. Dall’altro ci conforta nella scelta degli strumenti che abbiamo individuato e stiamo mettendo in campo: in particolare di quelli a sostegno del lavoro e delle imprese, dalla priorità data alla salvaguardia e al rilancio del manifatturiero e della grande industria visti come leva essenziale per lo sviluppo, al forte accento sull’innovazione, sulla ricerca e il trasferimento tecnologico, sulla formazione, sul sostegno alla crescita dimensionale e all’internazionalizzazione delle imprese, sul potenziamento delle infrastrutture e dei servizi”.

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