Le pensioni per le donne e la manovra 2011

Le pensioni per le donne e la manovra 2011

Cosa cambia per le donne dopo il provvedimento approvato dal Consiglio dei Ministri

Anche le pensioni in rosa al centro della manovra economica 2011. Il principio di baso contenuto nel testo discusso il 30 giugno 2011 in Consiglio dei Ministri è quello dell’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni anche per le lavoratrici, tanto del settore pubblico quanto del privato. Rispetto alle prime bozze del documento, per quanto riguarda le lavoratrici dipendenti nel privato si parla di un innalzamento dell’età pensionabile di un mese all’anno a partire dal 2020, quando per andare in pensione sarà necessario aver compiuto 60 anni e un mese.

 

Una opzione molto più graduale rispetto a quella proposta inizialmente dal Ministro per l’Economia Giulio Tremonti, ossia l’incremento dell’età pensionabile di un anno ogni biennio a partire dal 2012. Donne e uomini camminano insieme verso una omologazione graduale dell’età pensionabile, fatto consequenziale alla più alta aspettativa di vita dei nostri anni. Restano comunque fondamentali altri provvedimenti che equiparino il lavoro femminile a quello maschile e garantiscano un pari compenso alle prestazioni lavorative.

Le novità per le donne

Nel testo della manovra – che sarà in Aula alla Camera nel corso della settimana tra il 25 e il 30 luglio – si stabilisce che l’aggancio dell’età pensionabile alle aspettative di vita scatterà a partire dal 2014, con un anno di anticipo sul previsto 2015. Per le lavoratrici del settore privato, l’età pensionistica salirà gradualmente a partire dal 2020, quando per andare in pensione sarà necessario un mese di più, cioè bisognerà aver compiuto 60 anni e un mese. I requisiti anagrafici cresceranno poi di due mesi a partire dal primo gennaio 2021, per poi proseguire in modo progressivo fino all’ultimo scaglione, fissato al primo gennaio 2032.

Le pensioni in Italia, tutti i numeri

Intanto l’Inps e l’Istat hanno elaborato i dati definitivi relativi al sistema pensionistico italiano del 2009. Sui 12 mesi le prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali ammontano a oltre 253 milioni di euro, pari al 16,68% del Prodotto Interno Lordo italiano (rispetto al 15,38% del 2008). Rispetto all’anno precedente la spesa complessiva è aumentata del 5,1%, mentre la quota sul Pil è cresciuta dell’1,3%. E’ questo il cuore dei dati analizzati congiuntamente da Inps ed Istat sulle prestazioni pensionistiche erogate da tutti gli enti previdenziali italiani, sia pubblici che privati. Il numero di pensionati in Italia nel 2009 supera di poco i 16,7 milioni, in calo dello 0,27% rispetto al 2008 La quota femminile pesa per il 53% sul totale, ma sono gli uomini a percepire la percentuale maggiore in termini di redditi pensionistici (il 55%), a causa del maggiore importo medio dei trattamenti percepiti. Un dato si conferma anche nel rapporto Inps sul 2010 (dove non sono compresi i dati sugli istituti privati). Al 31 dicembre 2010 i pensionati Inps, ossia i titolari di almeno una prestazione erogata dall’istituto, sono in tutto 13.846.138. Sebbene la quota di donne sia pari al 54% del totale (7.529.066), agli uomini, con il 46% (6.317.072), è destinato il 55% dei redditi pensionistici, a causa del maggiore importo medio dei trattamenti percepiti (1.311,55 euro mensili rispetto a 892,97 euro medi delle donne).

Le tipologie pensionistiche: il glossario e il loro peso sul PIL

Sette le tipologie pensionistiche in Italia:

  • Pensione e prestazioni invalidi civili. La Costituzione garantisce al cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. Per l’assistenza sociale ai minorati civili, gli interventi consistono in provvidenze economiche erogate in forma di pensioni, assegni o indennità.
  • Pensione sociale. È una prestazione strettamente assistenziale per cui non sono richiesti requisiti assicurativi o contributivi, rivolta a cittadini che non hanno mezzi necessari per vivere.
  • Pensione supplementare. Prestazione economica liquidata, a domanda, al lavoratore che può far valere contribuzione versata all’Inps non sufficiente a perfezionare il diritto ad un’altra pensione (vecchiaia o assegno ordinario di invalidità) con i requisiti contributivi normalmente richiesti.
  • Pensione ai superstiti. Prestazione economica erogata, a domanda, in favore dei superstiti di pensionato (pensione di reversibilità) o di lavoratore (pensione indiretta).
  • Pensione di vecchiaia. Prestazione economica erogata, a domanda, ai lavoratori dipendenti e autonomi, che hanno raggiunto l’età stabilita dalla legge perfezionato l’anzianità contributiva e assicurativa richiesta cessato il rapporto di lavoro alle dipendenze di terzi alla data di decorrenza della pensione.
  • Pensione di anzianità. Prestazione economica, a domanda, erogata ai lavoratori dipendenti, autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri), iscritti ai fondi pensioni sostitutivi ed integrativi dell’assicurazione generale obbligatoria.
  • Pensione di inabilità. Prestazione economica, erogata a domanda, ai lavoratori per i quali viene accertata l’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

L’incidenza della spesa pensionistica sul Pil aumenta per quasi la totalità delle tipologie:

  • per le pensioni di vecchiaia dal 10,77% del 2008 all’11,74% del 2009
  • per le pensioni di invalidità dallo 0,78% allo 0,80%
  • per le pensioni ai superstiti dal 2,3% al 2,5%
  • per le pensioni di invalidità civile dallo 0,91% allo 0,98%
  • dallo 0,24% allo 0,26% per le pensioni sociali
  • dallo 0,28% allo 0,29% per quelle indennitarie
  • sostanziale parità per le pensioni di guerra

Agnese Fedeli

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