Se non ora quando. A Siena da tutt’Italia donne a migliaia

Se non ora quando. A Siena da tutt’Italia donne a migliaia

 

Le donne rivendicano i propri diritti di cittadine. È ora di mobilitazione e cambiamento per il lavoro, i diritti, la comunicazione, per una nuova era di civiltà reale

“Se non ora quando”, già titolo del romanzo di guerra di Primo Levi, è la nuova assemblea femminile che si è incontrata per la seconda volta, il 9 e 10 luglio, dopo il 13 febbraio scorso, per discutere i problemi relativi alle donne di oggi: lavoro, maternità, parità di genere, diritti, ma anche comunicazione, rapporto con i media e con le nuove tecnologie, immagine del nostro Paese all’estero.

Luogo dell’incontro è stato il Prato di Sant’Agostino a Siena, in cui sono state allestite circa 1200 sedute, non sufficienti per le 2000 presenze tra cui i tanti comitati italiani SNOQ (Se Non Ora Quando, nati a seguito del primo grande incontro di febbraio a Roma), le donne della politica, le attrici, le registe, le docenti universitarie della Sapienza di Roma e dell’Orientale di Napoli, come Fabrizia Giuliani e Francesca Izzo.

Se non ora quando ?

Il corpo femminile

Dopo il saluto dell’organizzatrice dell’evento e direttrice del Santa Maria della Scala, Tatiana Campioni, e quello del Sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, Sono state Francesca Comencini, regista e scrittrice, e Fabrizia Giuliani le prime a parlare, presentando una lunga relazione sul corpo delle donne.

Dignità offesa, mancanza di pieno riconoscimento della condizione di cittadine italiane, problema della maternità, dimissioni in bianco, uso improprio del corpo femminile da parte dei media. Non a caso, ultimo esempio, il manifesto del PD di quest’anno “Cambia il vento” per la festa dell’Unità: gambe di donna e una gonnellina. “L’accesso alla cittadinanza” hanno commentato nella loro testimonianza Francesca Comencini e Fabrizia Giuliani, docente di filosofia del linguaggio della Sapienza, “si restringe per le donne portandole a lasciare sempre fuori qualcosa e ridursi a menti disincarnate o a pura corporeità irriflessa”.
“Le donne che si adattano alla forma di quelle immagini” hanno aggiunto “raccontano di una mente che si pensa autonoma nel progettare finalità e per raggiungerle dispone di un corpo ridotto a pura proprietà e del tutto estraneo ad essa; una sessualità pensata solo in termini di sottomissione o dominio…”.

E ancora, sul tema della gestazione, la docente della Sapienza e la regista hanno spiegato: “La maternità è il momento in cui si rende più vistosa e ineludibile la differenza femminile. I molti modi nei quali si afferma l’incompatibilità tra i tempi del mondo produttivo e quelli, appunto, della maternità, sono un rifiuto del corpo delle donne TUTTE, al di là dell’essere davvero diventate madri o del volerlo diventare. La vicenda delle dimissioni in bianco è esemplare. Nei luoghi di lavoro in cui viene chiesto di firmare le proprie dimissioni al momento dell’assunzione ‘in previsione’ di una possibile gravidanza, viene chiesto a tutte le lavoratrici di farlo, indipendentemente dalle scelte che ciascuna ha in mente per il proprio futuro, dalla propria vita affettiva e sessuale. La richiesta colpisce tutte, perché nel corpo di tutte è iscritta la possibilità di generare”.

Generazioni che non comunicano
La due giorni del 9 e 10 luglio a Siena ha portato in piazza anche altri temi come quello del rapporto tra le generazioni degli anni ’60-’80 e quelle successive. Elemento negativo che ha pesato su di loro: l’incomunicabilità.

Sul palco del Prato di Sant’Agostino si sono susseguite testimonianze di giovani e anziane per “smentire la falsa storia che ha raccontato il berlusconismo” ha detto ancora una volta la Giuliani. “Noi stiamo cercando con fatica un linguaggio e forme diverse e nuove che sono state in silenzio fino al 13 febbraio, giorno della grande esplosione in tutta Italia”.
“Le donne hanno una grandissima creatività ancora inespressa, ha commentato l’attrice Lunetta Savino l’8 luglio a seguito della presentazione del programma della due giorni su Radio Articolo 1. Il linguaggio teatrale è anche provocazione. Noi siamo governati da un neutro universale, mentre, nella realtà, siamo diversi, siamo due, non uno. L’incontro servirà non solo a rivendicare diritti, ma a vedere le cose in altro modo, modificandole”.

Vita da donne
Significativo l’intervento della dott.ssa Linda Laura Sabbadini: “Sono venuta qui come direttrice centrale dell’Istat per portare un contributo di conoscenza sulla vita delle donne. Ognuna di noi conosce un pezzo di realtà, frutto della sua fondamentale esperienza diretta. Io cercherò di descrivere la realtà variegata e complessa della vita delle donne, così come si desume dalle statistiche ufficiali”.

La situazione delle donne è critica nel nostro Paese: “Meno di metà delle donne lavora, al Sud neanche un terzo. Siamo uno dei fanalini di coda dell’Europa per tasso di occupazione femminile. Lo sono le italiane e lo sono le immigrate …”.

Questi i dati: “La disoccupazione femminile è più alta di quella maschile (9,7% contro 7,6%); a parità di titolo di studio conseguito le donne guadagnano meno degli uomini. Tra le laureate che svolgono un lavoro alle dipendenze la differenza è del 21% (1.532 vs. 1.929 euro la retribuzione netta mensile). Il 40% delle laureate svolge un lavoro non adeguato al titolo di studio conseguito, contro il 31% dei laureati. In Italia abbiamo una presenza quasi doppia di part time involontario rispetto all’Europa (il 42,7% contro 22,3%). Nel 2010 a fronte della stabilità dell’occupazione femminile è scesa l’occupazione qualificata e tecnica (-109 mila), quella operaia (-75 mila), ed è aumentata quella non qualificata (+108 mila) soprattutto colf e assistenti  a anziani. Con la crisi l’industria in senso stretto, il settore economico che è più maschile dopo le costruzioni, ha visto una maggiore perdita di occupazione in proporzione tra le donne che tra  agli uomini (-12,7% contro -6,3% nel biennio 2009-2010) e non solo nel tessile e nei settori con maggiore presenza femminile ma anche nel metallurgico”.

E ancora: “Le donne con contratti a tempo determinato o di collaborazione sono il 48,2% fino a 24 anni (contro il 41,4% dei coetanei) e il 22,2% tra 25 e 34 anni (13,5% i maschi). La presenza maggiore di lavori a tempo determinato e collaborazioni tra le donne giovani non crea un terreno favorevole alla decisione di avere un figlio che viene rinviata ad età più avanzate anche se lo si desidera e a volte al rinvio segue la rinuncia ai propri desideri. I tassi di occupazione continuano a risentire dei carichi familiari e si riducono all’aumentare del numero di figli. negli altri paesi europei, la criticità emerge di più al terzo figlio. La divisione dei ruoli è ancora rigida all’interno della coppia,  le donne assorbono il 72% delle ore di lavoro familiare della coppia e lavorano 9 ore in media al giorno, un’ora in più degli uomini. Il contributo degli uomini al lavoro familiare, continua ad essere molto contenuto, ciò crea un notevole sovraccarico sulle donne lavoratrici. La rete dei servizi sociali, soprattutto quelli per la prima infanzia è carente e costosa. Le donne sono un vero pilastro del sistema di welfare ma non ce la fanno più a svolgere questo ruolo. Continuano a verificarsi casi di interruzioni del lavoro o di licenziamenti/dimissioni di donne in gravidanza”. Dato agghiacciante: “Sono 800 mila (pari all’8,7% delle donne che lavorano o hanno lavorato in passato) le madri che  hanno dichiarato di essere state licenziate o messe in condizione di doversi dimettere dal datore di lavoro, nel corso della loro vita lavorativa, a causa di una gravidanza”.

Ma i dati ci danno ulteriori informazioni: “Le donne hanno una grande forza. Hanno rivoluzionato il mondo della scuola e dell’università, dallo svantaggio in pochi decenni si è passati al sorpasso. Hanno risultati migliori, ci mettono meno tempo a finire gli studi, sono più costanti e perseguono l’obiettivo con più determinazione. Una uguale  presenza di donne e di uomini nei luoghi decisionali” ha concluso la Sabbadini “rappresenterà realmente  un fattore di sviluppo del nostro Paese e darà a questo una spinta  senza precedenti”.

La misoginia italiana
“Stupiscono tutte queste statistiche” ha commentato la sindacalista Susanna Camusso; “credo che l’Italia sia uno dei peggiori Paesi europei e non solo europei da questo punto di vista. Noi abbiamo un combinato che si riverbera anche nelle politiche economiche del lavoro. Si tratta dell’idea misogina per cui esiste il corpo delle donne, ma non esistono le donne in quanto cittadine, persone. Tutto ciò si scarica in particolare sul tema della maternità che diventa quello più evidente: il momento del licenziamento, il rinvio di un figlio perché altrimenti si perde il lavoro. Se poi pensiamo che viviamo in un Paese che passa il suo tempo a parlare di famiglia, questa è la più evidente delle contraddizioni: si continua a parlare di famiglie e si impedisce che queste ci siano. E soprattutto i tanti che ne parlano presuppongono che ci sia l’uomo sulla scena pubblica e la donna in casa. In realtà questo pregiudizio culturale all’interno del periodo del berlusconismo è tornato ad essere fortissimo e divide gli uomini dalle donne riconducendo queste ultime ad un ruolo del tutto subalterno”.

“La manovra che sta pensando il governo” ha denunciato la Camusso “è la più misogina che si conosca in qualunque Stato europeo, da qualunque parte la si guardi. Ci han rubato il tesoretto; pensano di portare a 65 anni la pensione di vecchiaia per le lavoratrici; vogliono tagliare i servizi presupponendo che poi saranno le donne a supplire, saranno loro ad occuparsi di anziani e bambini. Questa manovra è contro le donne anche quando si dice che chiunque potrà fare collocamento cosicché non ci sarà più controllo pubblico: la discriminazione sarà proprio lì. Bisogna avere la forza di dire che questa manovra non va bene e che ne è possibile un’altra: redistribuire la ricchezza, anche tra uomini e donne: a chi ha l’accesso al lavoro e a chi viene negato; tra i giovani e le giovani che, purtroppo, quando arrivano sul posto di lavoro scoprono che la discriminazione non è una parola antica. Ma abbiamo bisogno di un obiettivo da cui partire: ricostruire un’antica parola che dice che la maternità è un diritto e non può più essere fatto di discriminazione. E allora la legge contro le dimissioni in bianco e un riconoscimento previdenziale della maternità e la paternità obbligatoria in modo tale che la discriminazione cesserà!”.

Quote rosa
E sul tema delle quote rosa ovvero “quote minime di presenza femminile all’interno degli organi politici istituzionali elettivi e non” la segretaria generale delle Cgil ha detto: “Credo siano un provvedimento giusto voluto, non a caso, dal parlamento e non dal governo, mentre è il governo che vuole cancellare la legge contro le dimissioni in bianco: abbiamo 800 mila lavoratrici che rinunciano al lavoro dopo la maternità, tratto di penna del ministro del Welfare che ha determinato, come primo provvedimento di questo governo, che si tornasse alla barbarie”.

Anche la parlamentare Livia Turco ha detto la sua: “Penso che siano indispensabili e non abbastanza sufficienti. Contano le esperienze come questa: ricostruire la forza collettiva delle donne; conta l’organizzazione, la capacità di ricostruire autorevolezza femminile, conta anche la capacità di riconoscersi l’una con le altre”.
In risposta alla domanda su quali siano le politiche concrete che il PD può attuare per migliorare il lavoro, il welfare, l’occupazione femminile, la Turco ha risposto: “Abbiamo presentato, nel programma nazionale per le riforme votate in parlamento in relazione alle riforme sollecitate dalla commissione europea, un piano che ha come obiettivo strategico per l’Italia l’aumento dell’occupazione femminile a livello europeo (se si ritiene che in Italia il 60% dei laureati sono donne!). Poi riteniamo che si debba puntare molto sulla riconciliazione tra vita lavorativa e vita familiare, sulla rete integrata dei servizi perché pensiamo che i servizi sociali siano politiche di sviluppo e non dei costi come dice l’attuale governo, quindi insistere molto sulla rete integrata dei servizi sociali, politiche fiscali che aiutino il lavoro, in particolare quello femminile, per esempio con l’uso dello strumento che è il credito d’imposta, soprattutto in alcune aree del Paese; infine una politica fiscale per i figli”.

Di destra o di sinistra, siamo tutte donne
Flavia Perina, giornalista e parlamentare di Futuro e Libertà, era anche lei presente: “Io difendo il tema dei diritti e del rispetto delle donne” ha ribadito. “La mobilitazione nasce anche da questa consapevolezza: se non ci muoviamo rischiamo di trovarci in situazioni peggiori di quelle in cui si trovavano le nostre madri! Sono una che ha sempre fatto politica a destra, ma in tema di uguaglianza delle donne o dei pari diritti o della necessità di governare la società in base al merito piuttosto che alle lobby o alle amicizie politiche o ai trucchi di corridoio, non ci può essere distinzione tra destra e sinistra. Qui stiamo parlando di precondizione della politica. Solo in Italia succede questo, perché abbiamo una caricatura diversa: il berlusconismo è una caricatura della destra”.

Fecondazione artificiale. Una scelta della donna
Tra le politiche si sono espresse poi Rosy Bindi e l’avvocatessa Giulia Bongiorno, che ha portato la sua esperienza di madre a 42 anni e dei problemi che insorgono in seguito alla decisione di avere figli in questa tarda età: in primo luogo la precarietà del lavoro, poi la fecondazione artificiale denigrata dall’Italia con conseguente ricorso a strutture straniere.

La disinformazione
Interessante l’intervento del comitato SNOQ di Firenze: “Siamo qui in difesa della legalità e della democrazia, in difesa di un intero Paese avvilito e mortificato nei suoi valori più grandi quali la cultura e la professionalità. Vogliamo diventare soggetti che fanno politica non gli oggetti che la subiscono passivamente. Non basterà una sola generazione per rimediare ai danni che sono stati fatti nella scuola, nel pensare comune, nelle coscienze, nelle istituzioni e soprattutto nella nostra economia… Vogliamo porre l’attenzione all’uso sempre più dilagante di un linguaggio misogino a partire da chi dovrebbe dare l’esempio come i nostri parlamentari per finire a chi dovrebbe educare e fare informazione come i media”.

In conclusione ha ribadito i punti salienti su cui operare: in primo luogo “riprendere per tutti, lavoratori autonomi, precari, etc. i diritti cancellati in nome di una crisi economica che prevede però il mantenimento di privilegi per una classe politica chiacchierona e inconcludente”.

“Reperire fondi provenienti da fonti alternative al welfare; cominciare a parlare di diritto di essere genitori e non solo madri, con l’introduzione di un periodo di congedo dal lavoro per gli uomini, che può contribuire a limitare gli effetti negativi sulle carriere delle donne, ma anche attivare un coinvolgimento sempre maggiore degli uomini nella cura dei figli. Considerare il lavoro delle donne un diritto in quanto cittadine. Ultimo: ottenere in ogni campo norme anti discriminazione che ristabiliscano la presenza dei nostri diritti nella misura del 50% come base indispensabile di una vera democrazia”.

Nasce un nuovo movimento
La due giorni di Siena si è conclusa il 10 luglio con la presenza di Anna Carabetta, attrice e Valeria Fedeli, dirigente Cgil, di Serena Sapegno, docente universitaria letteratura italiana La Sapienza e Titti di Salvo, presidente Civ Enpals e presidenza Sel: “Oggi nasce un nuovo movimento delle donne, non un partito ma un patto tra donne diverse” ha detto Titti Di Salvo. “Snoq ha contribuito alla sua nascita, rispondendo a un’esigenza condivisa, a un desiderio emerso dal 13 febbraio in poi anche in seguito al fallimento della classe dirigente maschile. Abbiamo costruito una rete stabile, autonoma dai partiti, abbiamo promosso la circolarità delle informazioni. Il comitato promotore nazionale è solo un nodo della rete, che continuerà a mantenere rapporti con i comitati delle altre città e con le altre associazioni, nel rispetto della loro autonomia”.

E ancora sono intervenute: Giorgia Serughetti, ricercatrice ed Elisa Davoglio, poetessa. L’incontro è terminato con l’intervento di Annamaria Tagliavini dell’associazione Orlando e le conclusioni di Serena Sapegno, docente universitaria di letteratura italiana e studi di genere della Sapienza: “La spinta arriverà” ha concluso Serena Sapegno “da un lavoro capillare di radicamento attraverso l’apertura a tutte le donne, diversamente impegnate nella società a tutte le competenze e a tutte le associazioni che fin ad ora separatamente e senza contatti hanno cercato di rispondere al desiderio delle donne di contare e trasformare la società”.

 

Daniela Auciello