Tecnologia verde: la scommessa per la crescita e lo sviluppo dell’economia italiana

Tecnologia verde: la scommessa per la crescita e lo sviluppo dell’economia italiana

L’Italia copre circa il 30% della domanda di tecnologia verde, ma la scommessa globale sulle rinnovabili è sempre più in crescita. Cina in testa. La domanda dei nuovi mercati è sempre più alta e se le imprese italiane non si organizzano rischiano di perdere l’occasione

Le emissioni di gas serra (GHG) non hanno più  un andamento esplosivo come era e si temeva anche prima della crisi, ma soprattutto segnalano che la quota delle FER (Fonti energetiche rinnovabili) è in costante crescita.

L’industria verde in Italia

Il rapporto Cer (Centro Europeo Ricerche),  presentato a Roma presso la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, esamina l’industria italiana delle energie rinnovabili sotto l’aspetto delle capacità di produrre tecnologia e delle sue possibilità di sviluppo prendendo in considerazione le possibilità, le prospettive offerte e le criticità da affrontare per un valido sostegno all’innovazione.

Enzo Palmieri

Coordinatore Forum energia e Società

Intervista ad Alessandro Carrettoni
Direttore di ricerca cer

Valutando, infatti, cosa sia veramente cambiato rispetto a prima della crisi economica e della pesante recessione che ha portato a un rallentamento della crescita, lo studio evidenzia una domanda di energia più bassa – anche dovuta ovviamente a più bassi consumi per mancanza di sviluppo – ma anche un trend di crescita sostenuta delle rinnovabili che a partire dal 2007 ha portato l’Italia ad allinearsi agli altri Paesi europei.

“Lo sviluppo delle rinnovabili non è però un fenomeno solo italiano” afferma Alessandro Carettoni, direttore di Ricerca Cer, che ha diretto il gruppo di ricerca “gli investimenti nel settore verde, infatti, a livello globale non riguardano solo il settore privato ma anche quello pubblico”.
I finanziamenti privati nel settore dell’energia verde sono crescenti. Tra il 2008 e il 2009 nonostante la crisi non sono diminuiti ma sono rimasti grosso modo fermi.  Nel 2010, invece, si evidenzia un salto in avanti di circa il 30%, pari a 250 miliardi di dollari, 50 miliardi dei quali sono targati Cina.

Non è, tuttavia, solo la finanza privata che sta scommettendo sulle rinnovabili: “esiste” continua Carettoni “un largo margine anche per la finanza pubblica. Nel grafico presentato si rileva un picco degli investimenti pubblici tra il 2010 e il 2011. Anche in questo caso è importante sottolineare che la parte del leone la fanno gli Stati Uniti e la Cina. È proprio rispetto a questo quadro – che mostra un settore in grande espansione – e consapevoli della quantità di energia FER che ci attendiamo verrà consumata in Italia, è utile domandarsi quale sia la capacità di sfruttare questo trend da parte dell’economia italiana in particolare da parte dell’industria competente nella  produzione di tecnologia verde”.

La nostra industria – sottolinea il rapporto – è decisamente frammentaria in questo settore e in alcuni segmenti addirittura assente.
Si sviluppa nelle fasi a valle della catena del valore aggiunto, a conferma delle rappresentazioni che ci dipingono come un popolo di montatori.
Gli operatori sono di dimensioni tendenzialmente contenute e capaci nella produzione di impianti di media e piccola dimensione.  Secondo il GSE (Gestore Servizi Energetici), la capacità di produrre tecnologia verde al livello nazionale copre circa il 30% della domanda.

Il rapporto però evidenzia come, in una previsione a lungo termine fino al 2040, a fronte di un aumento, al livello internazionale, della capacità competitiva sul fronte industriale e, di conseguenza, di un aumento della capacità di far fronte alla domanda interna coprendo addirittura il 75% della richiesta di mercato, gli effetti sul PIL evidenziano una forte crescita derivante dalla partecipazione al commercio internazionale e dalla consequenziale riduzione delle importazioni di tecnologia verde (dovute alla capacità del mercato interno di soddisfare anche il fabbisogno nazionale).

Quindi, in sintesi, sviluppare l’industria verde significa creare un circolo virtuoso, significa fare crescita, significa migliorare la bilancia commerciale, significa soprattutto – visti i tempi – migliorare i saldi di finanza pubblica. Naturalmente il problema è: come fare per attivare questo circolo virtuoso.

Lo sviluppo dell’industria verde, infatti, può essere un volano di crescita e lo sviluppo sostenuto delle FER, se accompagnato da un rafforzamento della filiera verde, può avere importanti ricadute economiche sia di crescita che di finanza pubblica. Emerge evidentemente, quindi, la necessità di garantire condizioni migliori al percorso innovativo.

La capacità di innovare, da una parte consente di recuperare terreno industriale e dall’altra riduce il rischio che la crescita delle energie rinnovabili – che comunque c’è – si accompagni ad un rapido accumulo di tecnologie obsolete oltre che importate.

Il percorso che deve affrontare l’innovazione nel settore delle rinnovabili è un percorso veramente accidentato. Naturalmente si deve partire dalla ricerca di base, che è il primo step in cui nasce l’innovazione; passare poi alla sperimentazione e alla  commercializzazione, per arrivare infine all’organizzazione del mercato e alla diffusione di una tecnologia.

A partire da immediatamente dopo la fase di avvio della ricerca fino alla prima commercializzazione, in realtà molte innovazioni rischiano di rimanere intrappolate in una morsa fatta di alti costi e scarsa diffusione.
Tuttavia, i sistemi per superare lo stallo esistono sotto forma di politiche di promozione e inserimento tecnologico, a partire dalla spesa in ricerca e sviluppo – che sono classicamente incubatori tecnologici – di progetti pilota che, unitamente alla rimozione delle barriere amministrative e infrastrutturali ed alle politiche strategiche di mercato, possono fornire impulso alla domanda di mercato.

Tra le politiche strategiche di mercato ci sono ad esempio le politiche di incentivazione come le tariffe feed.
Naturalmente, rispetto a queste politiche rivestono un ruolo essenziale sia l’operatore pubblico che quello privato.  
Il ruolo dell’operatore pubblico permane per tutto l’arco di maturazione di questo tragitto di crescita dell’innovazione, quindi naturalmente è più consistente all’inizio, ma comunque duraturo.
Il ruolo dell’operatore privato si evidenzia solo una volta superata la prima fase e aumenta sempre più il suo peso nel percorso di raggiungimento delle fasi di diffusione e penetrazione del mercato.
L’innovazione – conclude il rapporto – può essere sostenuta con un “fine tuning” dei meccanismi di incentivazione a valle attraverso anche le politiche di market pull, che tirano l’innovazione dalla fine, creandogli una domanda, ma anche sostenendo per intero la catena  dell’innovazione, proprio dalle fasi più a monte.

La crescita dell’economia verde nel mondo
C’è una domanda enorme e crescente nelle economie emergenti di soluzioni tecnologiche che rispondano all’aumento di efficienza, alla diversificazione delle fonti di energia e alla riduzione del consumo di risorse naturali. Lo ha ricordato Corrado Clini, direttore generale del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare: “L’investimento della Cina è doppio rispetto a quello degli Stati Uniti e quattro volte quello della Gran Bretagna e circa trenta volte quello dell’Italia. Il valore dell’investimento del Brasile nell’economia verde è circa quattro volte quello dell’Italia e superiore a quello della Germania. L’India supera non solo il Brasile ma i suoi investimenti sono al di sopra della media europea.

“Le economie emergenti cercano soluzioni tecnologiche che rispondano all’aumento di efficienza, alla necessità di diversificazione delle fonti di energia e alla riduzione del consumo di risorse naturali. Questa domanda non nasce dalla decisione virtuosa, per esempio della Cina, di diventare ‘ambientalmente corretti’, ma piuttosto da una esigenza di crescita economica legata alla capacità di minimizzare l’uso delle risorse naturali, di diversificare le fonti di energia e di aumentare l’efficienza energetica”.

Crescita significa quindi anche uso razionale e efficiente delle risorse energetiche. La loro prospettiva di sviluppo impone, ad esempio, per il prossimo piano quinquennale una ulteriore riduzione del 25% dei consumi energetici per unità di prodotto.

In Europa

La Germania
La crescita in questo settore per la Germania è dovuta all’esportazione – e soprattutto in Cina – di tecnologia verde perché è la nazione che per prima ha intercettato la domanda dell’economia cinese e su questa domanda ha costruito una solida crescita interna.

In Italia
“Gli scenari di crescita nazionale, quindi, possono essere consistenti” ha confermato Clini “se sono legati a trend di domanda globale e non solo se rispondono a degli obiettivi dettati come vincolo imposto. Per esempio il 202020, il pacchetto clima-energia approvato dal Parlamento Europeo volto a conseguire gli obiettivi che l’UE si è fissata per il 2020 (come ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra, portare al 20% il risparmio energetico e aumentare al 20% il consumo di fonti rinnovabili), se viene vissuto come un vincolo nazionale diventa un costo, ma si trasforma in obiettivo di crescita se viene assunto come volano per intercettare una domanda globale”.

La Carbon Tax
Nel nostro Paese, comunque, “gli incentivi per le fonti rinnovabili” sottolinea ancora Clini “nascono per compensare uno svantaggio competitivo nei confronti dei combustibili fossili i quali però ancora oggi godono di incentivi molto importanti anche a livello globale. Perciò vengono utilizzati meccanismi patologici per compensare patologie. Probabilmente solo attraverso una tassazione come quella che fu proposta già nel 1990, la Carbon Tax, si potrebbero superare le distorsioni oggi esistenti. Se l’obiettivo è quello di ridurre l’intensità di carbonio dell’economia bisogna tassare il carbonio. Ora finalmente questo tema è diventato un argomento di discussione a livello europeo”.

AIE – Agenzia Internazionale dell’energia

Secondo gli scenari dell’Agenzia Internazionale dell’energia, lo sviluppo delle rinnovabili nel 2050 dovrebbe addirittura coprire il 48% della domanda globale. Però per arrivare a questo è necessario creare adesso le condizioni e le infrastrutture normative e fiscali che consentano di andare in questa direzione.
Possiamo aspettarci, inoltre,  che “in un arco di tempo relativamente breve” ha concluso Clini “ci si trovi di fronte a soluzioni tecnologiche che non possiamo oggi immaginare, ma che possono rendere disponibile, a un costo relativamente basso, risorse energetiche rinnovabili in grado di essere competitive con le fonti fossili. Sarebbe un peccato non essere presenti e immersi anche in Italia in questo meccanismo evolutivo che abbiamo già mancato nel campo della telefonia e delle telecomunicazioni”.

Per il Forum Energia e Società il coordinatore, Enzo Palmieri, ha evidenziato (vedi video) le criticità di prospettiva di crescita nel nostro Paese per un settore così importante e in forte sviluppo al livello mondiale.

Livia Serlupi Crescenzi