Asili nido in Italia

Asili nido in Italia

 

La situazione italiana degli asili nido nel report dell’Istat uscito questa estate riguarda lo scorso anno scolastico, ma è indicativa di come nel nostro Paese venga supportato il lavoro femminile. E se si vuole approfittare di un’opportunità di lavoro interessante per le mamme, si può creare un nido famiglia

Più che un valido aiuto per la donna che lavora, l’asilo nido deve diventare un diritto per tutte le lavoratrici, che sono solitamente costrette a lasciare i propri figli ai nonni  o alle babysitter private. Cosa quest’ultima  che pone una madre in seria difficoltà, dovendo scegliere se continuare a lavorare per pagare lo stipendio alla babysitter o lasciare il lavoro per badare personalmente ai propri figli.

Un Paese che non abbia sufficienti asili nido pubblici, è un Paese destinato ad essere o a crescita zero – o quasi – o ad essere povero; poiché al giorno d’oggi non ci si può più permettere di essere solo una persona  a lavorare all’interno di una famiglia. Insomma la scelta che fa una coppia di ceto medio senza un supporto come quello di un asilo nido pubblico o di nonni viventi e sufficientemente in forze, alla fine è presto detta: fare figli e cercare di andare avanti alla meno peggio con un solo stipendio in famiglia (il che equivale a restare sulla soglia della povertà per tutta la vita) o rinunciare a fare figli.

Una situazione che non può continuare poiché costringe in particolare le donne a decidere della propria vita e del proprio futuro generazionale sulla base di fattori estranei alle proprie possibilità personali, dal momento che si tratta semplicemente di una visione politica, ovvero di come il Governo decide di stanziare i fondi, di come il Governo, le Regioni e soprattutto i Comuni e gli enti pubblici preposti  percepiscano e/o vogliano supportare i cambiamenti della società.

Consideriamo che secondo il rapporto dell’Istat, negli asili nido comunali risultavano iscritti esattamente 154.334 bambini di età compresa tra 0 e 2 anni. Altri 38.610 bimbi invece erano iscritti in asili nido convenzionati. Insomma l’offerta pubblica totale di asili nido ha permesso nel 2010 di frequentare l’asilo nido a 192.944 bambini di questa età, con una spesa di circa 1,182 miliardi di euro da parte di Comuni e Enti territoriali da essi delegati.

La spesa pubblica è aumentata tra il 2004 e il 2009 del 39% lordo e al contempo sono aumentati i bimbi che hanno potuto frequentare l’asilo nido (+32%, pari a 47 mila bambini). Nonostante tale ampliamento dell’offerta pubblica, la domanda non è ancora soddisfatta. Anzi, i bimbi che potrebbero frequentare gli asili nido permettendo a una madre di tirare un sospiro di sollievo (dal punto di vista economico, si intende) sarebbero molti di più: infatti i bambini di questa età che riescono a frequentare un asilo nido sono solo l’11,3% del totale (dati riferiti all’anno scolastico 2009/2010).

Ci sono poi territori di serie A e territori di serie B, dal punto di vista degli asili nido comunali. Infatti i Comuni che si preoccupano maggiormente di questa situazione, sono quelli  del Nord Est (dove il 77% dei Comuni offre questo servizio). I Comuni del Sud hanno un’offerta di asili nido limitatissima (sono appena il 21% dei Comuni del Sud quelli che offrono questa possibilità ai propri residenti).
Oltre tutto il Nord Est, oltre a mantenere livelli superiori rispetto al tutto il resto d’Italia, incrementa costantemente la propria offerta di asili nido. La Regione che detiene il primato degli asili nido è il Friuli Venezia Giulia mentre il primato per bambini che usufruiscono di asili nido appartiene all’Emilia Romagna.

Anche nel Centro Italia comunque si inizia a pensare che permettere alle donne di lavorare supportandole con la presenza di asili nido pubblici, significa aumentare la ricchezza procapite dei residenti e di conseguenza la loro capacità di spesa e di conseguenza ancora il “risveglio” dell’economia. Nell’Umbria e nel Lazio infatti la crescita di asili nido è aumentata (in Umbria a partire dal 2008).

Il Nord Ovest è invece statico per quanto riguarda l’offerta di asili nido, ma comunque nel Nord Ovest spicca come Regione la Valle d’Aosta, che è la terza regione italiana per numero di bambini presi in carico dagli asili nido dopo Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.

Regioni del Sud e Isole invece non sembra abbiano a cuore questa necessità delle lavoratrici, probabilmente per una questione di “forma mentis” che non riesce a stare al passo con i tempi. La Campania è in assoluto la peggiore dal punto di vista dell’offerta di asili nido: riescono a frequentarne uno solo l’1,7% dei bambini di quella età. La Sardegna invece sta tentando di sostenere i propri abitanti, offrendo loro un servizio che sta aumentando nel tempo e che a oggi riesce a coprire quasi l’11% dei bimbi da 0 a 2 anni residenti sul territorio. Sempre poco ovviamente, ma gli sforzi sono stati fatti e si spera continuino.

Un’opportunità lavorativa unica per le mamme

Oltre agli asili nido comunali, le famiglie possono ottenere i servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia; in particolare possono usufruire dei “nidi famiglia”. Si tratta in quest’ultimo caso di servizi organizzati all’interno di una famiglia che si propone di tenere i bimbi di questa età in cambio di un contributo da parte del Comune o di un Ente pubblico (ad esempio la Provincia).

Sono però ancora in pochi a sapere dell’esistenza di questa opportunità, che può valere nei due sensi: sia per la famiglia che accoglie i bambini – la quale può di conseguenza percepire uno stipendio dal Comune per questo servizio e al contempo far sì che la donna resti in casa a lavorare sia con i figli altrui che con i propri – sia per le altre mamme che possono avvalersi di una sorta di asilo nido familiare a costi zero.

Al momento attuale sono solo il 2,3% dei bambini da 0 a 2 anni a usufruire di tale servizio, il che significa che c’è molto spazio per chi volesse aprire un nido famiglia e per chi volesse usufruirne. Il suggerimento è di rivolgersi al proprio comune o alla propria provincia di appartenenza per chiedere informazioni in merito. In ogni caso la legislazione cui si deve far riferimento è quella regionale, dunque se i rappresentanti comunali dovessero mostrarsi non sufficientemente informati, controllate le leggi regionali in merito che vengono pubblicate sui bollettini ufficiali delle singole Regioni.

Secondo il report dell’Istat dunque nello scorso anno sono stati solo il 56,2% dei Comuni italiani ad offrire un servizio di asili nido o servizi integrativi per la prima infanzia, coprendo tra entrambe le tipologie di servizi appena il 13,6% della quota di bambini che potrebbe avvalersi di tale servizio. Ovviamente se lo vuole.