Da Venezia al delta del Po una sfida di 200 Km per sole donne

 

Da Venezia al Delta del Po una sfida di 200 km per sole donne

 

Impresa remiera tutta al femminile. Perché se il GPS non funziona, una donna sa comunque come cavarsela

Donne e impresa, donne e lavoro, donne e pari opportunità. Certo, ma anche donne e gioco di squadra, donne e divertimento, donne e attività fisica. E’ nato per dimostrare la versatilità e lo spirito d’inventiva e di adattamento ad ogni situazione il raid remiero intitolato “Un Po… di donne”, impresa sportiva che ha portato un gruppo di una ventina di socie della “Canottieri Giudecca” di Venezia a vogare dalla città lagunare fino al Delta del Po e ritorno.


Circa 200 i chilometri percorsi vogando a remi, da una parte per festeggiare i 30 anni di attività della società sportiva “Canottieri Giudecca”, dall’altra per dare visibilità a sport particolari come quelli legati al mondo marino ed acquatico. E ancora, forse, per dimostrare il sapersela cavare in ogni situazione, cosa tipica delle donne.

All’impresa sportiva – che si è tenuta tra il 19 ed il 26 agosto, con rientro alla Canottieri il 27 – hanno preso parte donne di ogni età, dai 18 ai 61 anni, veneziane “DOC e d’adozione”.
Sul diario di bordo della “vogata” (al blog www.unpodidonne.wordpress.com) tante impressioni e racconti sulla settimana in barca al femminile. Per esempio, ognuna delle partecipanti nel corso della settimana si è conquistata un “nome di battaglia: Capitan Chef, Voga et labora, Humor Therapist, Mrs. Autan, GPSilvia, Pane-remi-e-compagnia, Bronzina del Po e Vento in poppa, per citarne qualcuno.

Le donne hanno vogato su tre imbarcazioni tipicamente venete: una caorlina a sei remi (prende il nome dalla città di Caorle), un sandolo a quattro remi (il suo nome deriverebbe dalla forma piatta come un “sandalo”, quasi a dire che si tratta di una scarpa per camminare sulle acque), e un bragozzo (una imbarcazione d’appoggio, utilizzata anche per la pesca).

La bella impresa non ha avuto problemi, se non alcuni momenti di stanchezza o qualche piccolo problema tecnico di varia natura (per esempio il funzionamento del GPS o la scelta della rotta), che in qualche misura rappresentano anche la vita quotidiana di tutte noi: stanche eppure felici, dispiaciute che tutto non sia come lo immaginavamo, eppure sempre pronte a darci da fare per migliorare le cose.

Ecco uno stralcio dal diario di bordo della traversata: “Ci alziamo alle 6:15 per preparare le barche prima di fare colazione. Salutiamo e ringraziamo Agnese e la sua collega del Rifugio Po di Maistra e ci avviamo lungo il fiume. La partenza è faticosa per tutte e ci si mette anche la marea che sta ancora crescendo. Molliamo gli ormeggi alle 8:40 e ci troviamo con la corrente contraria. Scendiamo il Po di Maistra e dopo 40 minuti di voga arriviamo in mare. Ci dirigiamo verso Albarella vogando a poca distanza dal litorale in un’acqua trasparente. La promessa di un bagno prima di infilarci sul fiume sostiene tutte e i 6 chilometri da vogare in mare passano in fretta. Poco prima della diga del Po di Levante, Cristina butta l’ancora e leghiamo Caorlina e Sandolo al Bragozzo. Mentre armeggiamo con cime e parabordi, si avvicina una motovedetta della Polizia incuriosita dalle strane imbarcazioni. Gli spieghiamo chi siamo e che cosa facciamo lì e ci lasciano augurandoci un buon bagno”.

Sostegno all’iniziativa è arrivato da molte istituzioni venete. Tra queste anche l’assessorato alla Cittadinanza delle Donne, secondo il quale questo evento testimonia l’attività e la presenza del mondo femminile anche in spazi considerati, per molto tempo, solo maschili.

Agnese Fedeli