Si riduce il numero delle aziende agricole friulane

Si riduce il numero delle aziende agricole friulane

I dati emersi dal VI Censimento generale dell’agricoltura confermano il calo di tendenza. Rispetto all’ultimo censimento, effettuato nel 2000, ci sono un terzo di aziende agricole in meno e quasi l’8% di superficie agricola in meno. Allarme per l’agricoltura di montagna, che potrà essere esclusa dagli aiuti economici

Sono esattamente 22.327 le aziende attive nel settore agricolo, stante i dati riportati dal censimento.  Queste aziende sono comunque in crescita se non di numero, di livello di affari. Infatti, sono aumentati gli ettari utilizzati dalle singole imprese nonché il numero dei capi di bestiame allevati da chi opera nella zootecnia. I terreni si sono concentrati nelle mani di imprenditrici ed imprenditori che hanno permesso di far passare la media degli ettari utilizzati da 7 a 10 ciascuno.

In effetti, questo potrebbe anche essere il risultato delle politiche agricole comunitarie, che hanno puntato tutto sulle sinergie e sulle economie di scala, facendo sì che venissero avvantaggiate le imprese che si univano in reti, che creavano filiere, che si organizzavano per sviluppare progetti comuni. Ciò ha provocato la scomparsa delle piccole aziende, che non hanno retto il confronto.

La fotografia scattata dal censimento illustra le pratiche agricole che vengono realizzate da queste imprese: per il 75% esse coltivano la superficie a seminativo (ad esempio cereali o piante foraggiere); il 14% delle aziende alleva bestiame e il 30% si occupa anche di viticoltura e produzione vinicola. In quest’ultimo settore anche si evidenzia una grossa concentrazione di imprese che si sono unite, così ingrandendosi e rafforzandosi. Così la superficie coltivata a vite è aumentata di 1.000 ettari mentre le imprese sono calate ben del 46%. Dunque poche grandi aziende vitivinicole che coltivano sempre più ettari.

Per quanto concerne la zootecnia, sono 3.160 gli allevamenti della regione e possiedono 90 mila bovini, 25 mila suini, 7 milioni di avicoli, 650 mila conigli, 15 mila tra ovini e caprini, 2 mila cavalli e 1.600 bufali.

Contrariamente a quanto avviene ad esempio in Liguria, solo il 25% dei titolari ha meno di 50 anni di età, dunque i giovani si dedicano poco a questa professione. Per quanto riguarda l’aspetto giuridico, la forma preferita è quella di azienda familiare, sicuramente la più semplice da gestire dal punto di vista fiscale e normativo.

Il censimento nazionale su base regionale, è stato realizzato in 5 mesi ed è stato curato dal Servizio statistica e affari generali della Direzione centrale finanze, patrimonio e programmazione della Regione, con
la collaborazione dell’Istat.
Durante la presentazione dei dati, l’assessore alle risorse agricole Violino ha affermato che, pur essendoci stata una certa “perdita di peso del comparto”, essa non si è accompagnata a “una sua destrutturazione”.

Allarme invece hanno suscitato i dati riguardanti l’agricoltura di montagna che, come ha dichiarato l’assessore, ha registrato “un calo pauroso” (dal 2000 meno 41% in termini di superficie, meno 46% di
aziende) divenendo progressivamente “una scelta di vita, non un’opzione economica”, obbligando la Regione a pensare “a interventi di natura sociale più che finanziari”.

Si sta pensando pertanto di “escludere i finanziamenti pubblici a favore dell’agricoltura di montagna da quelli annoverati tra gli aiuti di Stato”. La proposta è stata presentata a Bruxelles da diverse Regioni delle zone alpine e prevede di  “attribuire alle imprese che operano in territori disagiati un ruolo esclusivamente per la protezione del territorio e per lo sviluppo di servizi complementari al turismo o alla difesa
idrogeologica”.

Secondo l’assessora regionale alle finanze, Sandra Savino,  quelli emersi dal censimento “sono dati importanti dalla cui analisi derivano indicazioni tecniche che ci fanno comprendere meglio quali siano tendenze del settore e in particolare le esigenze del territorio. I risultati (sebbene parziali) della programmazione 2007-2013 li abbiamo sotto gli occhi: per quanto riguarda la nuova programmazione comunitaria 2014-2020, faremo di tutto per difendere nel migliore dei modi le prerogative uniche della nostra Regione, partendo da un’analisi dei dati che ci consentirà di pianificare con maggiore precisione
gli interventi futuri, in un orizzonte temporale a medio lungo termine”.

Secondo entrambi gli assessori si tratta di una pianificazione necessaria in quanto le aziende devono imparare a competere in un mercato globalizzato. Intanto si sta programmando la prossima conferenza regionale sull’agricoltura, che si terrà nei prossimi mesi e durante la quale si discuterà della nuova situazione emersa dalle verifiche del censimento allo scopo di attuare un programma di interventi (a livello nazionale e comunitario) che tenga conto delle necessità territoriali.

 

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