Competitività internazionale globale: l’Italia sale nella classifica. E il PIL continua a crescere

Competitività internazionale globale: l’Italia sale nella classifica. E il PIL continua a crescere

La classifica delle 130 nazioni economicamente più avanzate redatta ogni anno dal World Economic Forum, mostra positivamente l’economia italiana sia per il presente che per la ripresa futura. I dati relativi alla crescita divulgati dall’Eurostat e dall’Istat mostrano che l’Italia non è in recessione

Si sta lavorando molto in Europa e in Italia in particolare per aumentare la competitività, come si può notare dai tanti bandi che segnaliamo sul nostro giornale: si tratta di fondi europei che vengono stanziati ai nostri imprenditori tramite le Regioni.
Ebbene a quanto sembra si sta riuscendo nell’intento se l’Italia, finalmente, è riuscita a salire di ben 5 posti nella classifica mondiale della competitività.

Nessuno riesce a superare la Svizzera, che continua a detenere il primo posto tra le nazioni più competitive al mondo, seguita da Singapore e dalla Svezia. A segnare la “top ten” sono soprattutto i Paesi dell’Europa nord occidentale: dopo il terzo posto della Svezia, abbiamo la Finlandia al 4° posto, la Germania al 6°, l’Olanda al 7°, la Danimarca all’8° e la Gran Bretagna al 10°.

L’Italia, che non è mai stata ai primi posti, lo scorso anno era al 48° posto, ma quest’anno ha scavalcato 5 Paesi ed ha raggiunto il 43° posto. Certo, davanti alla nostra nazione ci sono sempre tutte le maggiori economie europee, ma questo non significa che la nostra economia sia poi così debole.

La crisi c’è stata – come dappertutto – ma a dirla tutta non ci ha colpito tanto duramente quanto ha colpito le altre economie.
Facciamo un esempio concreto: la tanto decantata economia cinese in realtà comincia ad indebolirsi: il PIL della Cina scende e le previsioni del World Economic Forum indicano che nel 2012 dovrebbe abbassarsi al di sotto del 9% per la prima volta dal 2001 a questa parte.

Non solo: anche quello del Giappone – economia considerata fra le più forti al mondo – è in declino. Secondo le analisi dell’Eurostat il calo del PIL è dello 0,9%.

Quello italiano invece sale. Di poco, ma sale e questa è una buona notizia. Secondo i dati diffusi dall’Eurostat tanto per cominciare il PIL dei Paesi europei è salito dello 0,2% in tutta l’Area Euro nel secondo trimestre di quest’anno. Se si confronta il trimestre di quest’anno con quello dell’anno precedente si vede che l’aumento è stato dell’1,7%.

E in Italia? Ebbene in Italia questo trimestre il PIL sale di più rispetto alla media europea rispetto allo scorso trimestre: infatti secondo i dati diffusi dall’Istat nello stesso trimestre nel nostro Paese l’aumento del PIL è stato dello 0,3%. Confrontato allo stesso trimestre dell’anno precedente però l’aumento è stato dello 0,8%. Ma la crescita relativa al 2011 allo stato attuale in Italia è pari allo 0,7%.

Ad aumentare è stata la domanda interna, in particolare i consumi delle famiglie. E ciò dimostra che la crisi italiana è sicuramente meno estesa che negli altri Paesi. Inoltre, un dato importante è che sono diminuite le importazioni ed aumentate le esportazioni (rispettivamente -2,3% e +0,9%). Una buona notizia per la nostra economia interna.

Va bene soprattutto l’industria, seguita dai servizi, mentre va male l’agricoltura. per questa ragione si continuano ad emanare bandi che mettono a disposizione fondi pubblici per sostenere le imprese del comparto che facciano investimenti nell’innovazione e nella competitività.

Sempre secondo i dati diffusi dall’Eurostat in tutta l’area euro il commercio al dettaglio sale, anche se di poco (si tratta ovviamente della media di tutti i Paesi che usano l’euro): + 0,2%. Ciò vuol dire che il commercio al dettaglio in generale stenta a crescere ma se confrontiamo i dati a partire dal 2002 ecco cosa ci mostrano i grafici:

L’Eurostat è l’ente centrale di statistica dell’Unione Europea. Vediamo cosa dicono ora i dati relativi all’Italia, diffusi dall’Istat (il nostro istituto nazionale di ricerche statistiche).
Rispetto al commercio al dettaglio, l’indice NIC (prezzi al consumo per l’intera collettività) ad agosto è salito dello 0,3% rispetto al mese precedente e del 2,8% se lo confrontiamo allo stesso mese del 2010.

L’inflazione – come negli altri Paesi europei – è arrivata al 2,6%. Il problema è dunque comune e non espressamente italiano. Il problema per l’Italia è l’aumento dei prezzi dell’energia che pesa su tutti ad eccezione ovviamente delle aziende produttrici ed erogatrici. Consideriamo che se si elimina l’aumento di tali prezzi, l’inflazione sarebbe stazionaria al 2,1%, ovvero al di sotto della media europea.

Questo problema degli alti costi dell’energia è tra l’altro molto più pesante per le imprese, che ne consumano per le proprie produzioni e il proprio commercio molto di più di quanto non facciano i privati cittadini.

Per quanto riguarda l’industria, i prezzi dei prodotti industriali a  luglio sono aumentati dello 0,3% rispetto al mese precedente e di ben il 4,7% rispetto a luglio dello scorso anno.

L’aumento più forte, come premesso, è quello dei prezzi del comparto energetico: in particolare, quello relativo alla fabbricazione di carbon coke e di prodotti petroliferi raffinati. L’aumento di questi ultimi prodotti è stato del 18,7% sul mercato interno e del 29,9% sul mercato estero.

Un aumento altissimo, che ha provocato squilibri in tutti i settori, causando come dicevamo l’aumento dei costi per tutte le imprese e provocando danni in particolare alle imprese di trasporto, che infatti vedono scendere precipitosamente i propri guadagni e sono costrette a frenare gli investimenti. Naturalmente è andata molto bene però per le imprese produttrici di coke e per le raffinerie.

Ma un dato importante è quello relativo alla fiducia: la nostra imprenditoria come percepisce il clima economico? Secondo l’Istat il clima di fiducia ad agosto resta in sostanza stabile: per la verità sono più fiduciose nel futuro le imprese dei servizi che non quelle del commercio al dettaglio. A pesare (guarda caso) sono le attese sull’andamento dell’economia italiana:

E tornando ora al World Economic Forum e alla sua classifica sulla competitività internazionale, che mette a confronto le economie di 130 Paesi di tutto il mondo, riportiamo di seguito un estratto tradotto del loro giudizio sull’Italia:

“L’Italia sale di 5 posti quest’anno, piazzandosi al 43°, anche se rimane al posto più basso tra i Paesi del G7. L’Italia continua a far bene in moltissime aree, come si può notare dal fatto che è il 26° tra i maggiori Paesi esportatori, soprattutto grazie alla produzione di merci di alto valore tecnico e scientifico. Inoltre, grazie ai suoi modelli di affari molto avanzati e sofisticati, è al secondo posto nel mondo per quanto riguarda i migliori raggruppamenti di imprese associate con enti pubblici, aziende fornitrici: rappresenta dunque una località geograficamente densa di strutture altamente competitive a livello internazionale in molti settori.

L’Italia beneficia anche di industrie di grosse dimensioni che praticano economie di scala (è il 9° mercato al mondo).
I motivi per cui un Paese come questo ancora non arriva ai primi posti della classifica sulla competitività internazionale, è il suo andamento occupazionale: l’Italia ha infatti un mercato del lavoro estremamente rigido, il che si traduce in poca efficienza (è addirittura al 123° posto nella classifica dei Paesi efficienti dal punto di vista lavorativo) e nell’impedimento alla creazione di nuovi posti di lavoro.

Purtroppo l’Italia è rallentata nel proprio sviluppo economico dai suoi altissimi livelli di corruzione e dalla presenza di criminalità organizzata su ampia scala che impediscono l’indipendenza del sistema giudiziario. Ciò alza i costi del business e determina la sfiducia degli investitori: per quanto concerne il livello di efficienza delle istituzioni è collocata in bassa classifica: all’88° posto”.

Insomma il punto è che l’Italia si trova sicuramente tra i primissimi posti al mondo per quanto riguarda la sua potenzialità, ma questa è bloccata principalmente dall’inefficienza delle nostre istituzioni che non riescono a garantire un vero libero mercato a causa di nodi critici che ci si ostina a non voler sciogliere nel campo dell’occupazione, nel campo della sicurezza, nel campo dell’efficienza.

Il sistema pensionistico bloccato ormai da decenni impedisce ad esempio di liberare nuovi posti di lavoro mantenendo obbligatoriamente l’impiego di persone ormai stanche e mentalmente impreparate ad affrontare i cambiamenti che il progresso tecnologico impone. Ciò rallenta di moltissimo l’economia italiana. Non crediamo poi ci sia bisogno di aggiungere nulla riguardo ai timori internazionali sulla criminalità organizzata e sulla corruzione.

Mentre alleghiamo il documento originale relativo ai giudizi sui Paesi, per il rapporto completo 2011-2012 rinviamo al seguente link: http://www3.weforum.org/docs/WEF_GCR_Report_2011-12.pdf

A parte tanta grancassa sulle brutte notizie – che a volte si è tentati di pensare strumentale – che ha provocato un crollo delle quotazioni azionarie in borsa, occorre immettere nel sangue del nostro Paese una dose di ottimismo, vera linfa vitale, allo scopo di evitare che il processo di crescita si arresti per la paura degli imprenditori di entrare in uno scenario negativo. In primo luogo perché non è così negativo e in secondo luogo perché si rischia di farlo diventare tale, secondo quanto affermato da studi scientifici ormai largamente provati sulla “profezia che si auto realizza”: in pratica ci si autoconvince che la situazione sia nera e pertanto ci si blocca, facendo sì che poi la situazione diventi realmente pericolosa.

La nostra economia fortunatamente ancora non si è arrestata, anzi le nostre imprenditrici e i nostri imprenditori ce la stanno mettendo tutta – i dati parlano chiaro – per andare avanti e migliorare: occorre sostenerli e non abbatterli.

Allegati

pdf Giudizio-Paesi.pdf
pdf PIL-Eurostat.PDF

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