“Inter Bike”, la rete ciclistica transfrontaliera che collegherà Italia e Slovenia

“Inter Bike”, la rete ciclistica transfrontaliera che collegherà Italia e Slovenia

Stanziati 3,5 milioni di euro dall’UE per questo progetto internazionale che apre un nuovo giro di affari per le imprese che operano nel campo della ricezione turistica, della ristorazione e del commercio grazie alle nuove piste per i Biker. Il percorso si collega anche alla Spagna e alla Grecia

È in fase di avvio un nuovo progetto per gli appassionati di ciclismo e non solo, che vede la realizzazione di una lunga ciclovia, che collegherà la Slovenia all’Italia, partendo da  Kranjska Gora (Slovenia) e arrivando fino a Ravenna (Italia) o viceversa.

Si tratta del piano di cooperazione transfrontaliera 2007/2013, denominato “Inter bike”, che vuol coniugare il turismo dolce con la mobilità sostenibile e l’interscambio culturale, interessando le tre regioni italiane dell’Emilia Romagna, del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia con le sue province di Trieste, Udine e Gorizia e le regioni statistiche di Obalno-kraška, Goriška e Gorenjska sul lato sloveno.

Più di 3,5 milioni di euro sono stati stanziati dall’Unione Europea per questo nuovo e “salutare” progetto, presentato e sviluppato in modo dettagliato dal Centro Regionale di Sviluppo Capodistria il 21 e 22 settembre.

Lo scopo principale di “Inter bike” è lo sviluppo di una rete ciclistica transfrontaliera supportata da una rete intermodale: dove non si potrà utilizzare la viabilità esistente, si ricorrerà a sistemi di trasporto ferroviario, marittimo o fluviale.

“Le attività previste” si legge nel sito del Centro di Capodistria, “riguardano: l’elaborazione di un progetto per il tracciato ciclistico principale con i collegamenti alle strade locali e usufruendo delle reti intermodali, che consentiranno di viaggiare senza interruzioni da Ravenna a Kranjska Gora; l’elaborazione di uno studio con la proposta di un sistema unitario di identificazione delle piste; la costruzione di singoli tratti mancanti di piste; la preparazione di una banca dati e di un’infrastruttura digitale per il sistema geografico informatico; la realizzazione di un sito web; la preparazione di una guida ciclistica in quattro lingue con una cartina geografica e la promozione del progetto in pubblico”.

Le attività più importanti del piano, che verrà realizzato tra marzo 2011 e marzo 2015, riguarderanno la realizzazione dei tratti mancanti o la ristrutturazione di quelli già esistenti, l’istituzione degli info-point, aree di informazione, di sosta e di ristoro.

“Con Inter bike” ha precisato l’assessore regionale del Friuli-Venezia Giulia per la viabilità e i trasporti, Riccardo Riccardi, “si vuole progettare e quindi concretizzare un nuovo collegamento ciclabile Est-Ovest, la Ciclovia del mare Adriatico, che andrà ad affiancare la parte terminale della ciclovia Alpe Adria (da Salisburgo a Grado), andando così a presentare il Friuli Venezia Giulia come una regione cicloturistica di valenza internazionale”. Oltretutto questo percorso andrà a far parte di un altro ben più ampio, a livello europeo, denominato Eurovelo 8 che da Cadice (Spagna) arriva fino ad Atene (Grecia).
“Inter bike” sembra rispondere appieno al documento sulla mobilità sostenibile che l’Unione Europea ha redatto.
Secondo Margot Wallström, Member of the European Commission responsible for Environment, infatti, “la qualità dell’ambiente nelle aree urbane è di vitale importanza […] Una delle questioni chiave che riguardano la qualità dell’ambiente e la qualità della vita nelle nostre città è il traffico stradale. Traffico pesante significa cattiva qualità dell’aria, livelli inaccettabili di rumore”.

“Il traffico” ha precisato il membro della Commissione Europea, “dà anche luogo a costi elevati per l’economia attraverso ritardi causati dalla congestione. Ogni anno si aggiungono più di 3 milioni di automobili a quelle già presenti in Europa. Il totale dei chilometri della circolazione stradale nelle aree urbane crescerà del 40% tra il 1995 e il 2030”.

Una possibilità di porre rimedio alla congestione stradale potrebbe sembrare, ha commentato la Wallström, quella di costruire più strade, ma ciò comporterebbe degli alti costi economici, ambientali e sociali.

La valida alternativa a tutto ciò sembrerebbe, invece, come dimostrano le esperienze di tante città europee e italiane (soprattutto al Nord) la rieducazione del cittadino verso forme di mobilità a basso impatto ambientale quale, appunto, potrebbe essere la bicicletta, che oltretutto educa al movimento in una società in cui si è sempre più costretti alla sedentarietà.

Questo approccio renderebbe “le nostre città luoghi più vivibili” ha concluso il membro della Commissione Europea responsabile dell’Ambiente “e migliorerebbe la qualità del nostro ambiente urbano”.

Anche il presidente VeGAL, Carlo Miollo, concorda: “Se si vuole stimolare la popolazione locale ad utilizzare un mezzo di trasporto rispettoso della natura, soprattutto le biciclette, bisogna anche garantire agli utenti le condizioni necessarie per poterlo fare”.

Creare infrastrutture, quindi, e reti di collegamento che consentano di viaggiare ininterrottamente sia a scopo ricreativo che per i viaggi giornalieri. “Una nuova rete intermodale” ha aggiunto Miollo “costituirà allo stesso tempo un’offerta turistica attraente. Il finanziamento offre opportunità di rilancio e sviluppo, con forti ricadute positive sui partner che hanno aderito al progetto, visto che le province potranno realizzare opere pubbliche finanziate al 100%”.

L’Italia avrà questo privilegio, al contrario della Slovenia che sarà scoperta a livello finanziario del 5%. Infatti L’UE coprirà le spese del progetto fino all’85%; della parte restante se ne prenderanno carico rispettivamente i partner sloveni al 10% ed italiani al 15%.

Sono 23 i partner coinvolti. Oltre a province e comuni si sono presi carico della nuova ciclovia la Direzione Centrale Infrastrutture, Mobilità, Pianificazione Territoriale e Lavori Pubblici della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, sette agenzie di sviluppo slovene e italiane e gruppi di azione locale. Il Centro Regionale di Sviluppo Capodistria ha il ruolo di capofila.

“Inter bike” ha commentato la presidente della Provincia di Venezia, Francesca Zaccariotto “è senza dubbio un ottimo risultato dato il momento difficile in cui ci troviamo, dovuto alle esigue risorse economiche di cui dispongono gli enti locali. Fa parte di quei progetti sulla sostenibilità e il turismo dolce ai quali stiamo puntando, proponendoci come la provincia verde d’Europa e migliorando questo tipo di offerta che incontra la domanda dei turisti nord europei, che, in particolar modo, apprezzano la vacanza nel nostro territorio”.

Dubbioso è invece apparso un ciclista del forum Il Cicloviaggiatore che, in risposta a quanto ha affermato il responsabile dell’Ufficio Politiche europee della Provincia di Ravenna, Alberto Rebucci, sulla presenza di “un percorso in piccola parte composto da piste ciclabili vere e proprie e per la maggior parte di percorsi minori, naturalistici e non, che vedranno anche la presenza di zone in cui potranno circolare le auto”, ha replicato: “spero di sbagliarmi, ma immagino già cosa intendano con “vedranno anche la presenza di zone”: saranno il 95% del totale o giù di lì. Per l’ennesima volta province, regioni e compagnia non capiscono l’esempio eccellente di Trentino ed Alto Adige: occorrono percorsi lunghi centinaia di km e riservati alle bici. Altrimenti il turismo ciclistico europeo non arriverà”.

Daniela Auciello

 

Allegati

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