Un vaccino contro l’HIV – AIDS : l’idea della Ensoli

Barbara Ensoli, la ricerca è donna

Prevenzione e salute sono da più di vent’anni i suoi campi di indagine: una ricercatrice acuta che si batte per trovare un vaccino e una cura contro l’AIDS

Per la molteplice attività svolta nel campo della ricerca e della cooperazione internazionale, la Consulta Provinciale Femminile di La Spezia ha assegnato alla Ensoli il premio “Porto Venere Donna 2011”, dedicato ad una carriera femminile che abbia anche apportato il proprio contributo nel campo del sociale.

E’ una bella signora di 51 anni, nata a due passi da Roma. Raffinata, elegante, e con la passione per la medicina. Una studiosa competente e determinata, che vanta una laurea, una specializzazione e un dottorato in immunologia made in Italy, oltre a numerosi corsi specialistici in America. Qui, come tanti dei nostri migliori cervelli, anche Barbara Ensoli ha lavorato per alcuni anni, al fianco di Robert Gallo, uno degli studiosi più attivi e validi nella ricerca sull’HIV.

Lei però, a differenza della maggior parte dei ricercatori italiani impegnati all’estero, nel 1996 è rientrata nel suo paese d’origine, e dal 2005 dirige il Centro Nazionale AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità.

 

Un vaccino contro l’HIV: l’idea della Ensoli e le posizioni degli studiosi

Il principale obiettivo degli studi della Ensoli, da sempre, è uno solo: sviluppare un vaccino per l’HIV/AIDS, sia per prevenire l’insorgere della malattia in soggetti sani che per curare le persone che hanno già contratto il virus.

Per questo si è dedicata a numerosi progetti di ricerca, all’estero e in Italia, e in particolare ha approfondito la sperimentazione sulla proteina Tat del virus HIV: questa ha infatti un ruolo chiave nelle primissime fasi dell’infezione, perché è responsabile della replicazione virale e della diffusione sistemica della malattia. Come in tutti i vaccini, pertanto, è necessario isolarla, riuscire a sintetizzarla e utilizzarla per contrastare il virus.

La ricerca di Barbara si è mossa proprio in questa direzione. Così, dopo i primi risultati positivi a livello teorico, la sperimentazione preclinica sui primati ha confermato le potenzialità dell’approccio scelto dalla scienziata italiana: nelle scimmie che sono state vaccinate, infatti, il virus si è diffuso e si è replicato più lentamente rispetto a quanto sia accaduto negli animali contagiati ma rimasti privi di vaccino.

Senz’altro, le posizioni sulla sperimentazione sono molteplici, e non sempre univoche: alcuni studiosi ritengono la Tat potenzialmente pericolosa, ma in ogni caso si tratta di una novità e di una speranza importante per i malati di AIDS.

Lo stato della ricerca: dove è in atto e come funziona il vaccino Tat

Dopo i primi risultati positivi ottenuti dalla sperimentazione sugli animali, la Ensoli ha proceduto a studi di verifica della sicurezza del ritrovato per usi sull’uomo, attraverso analisi svolte in quattro centri clinici italiani, che hanno dato dappertutto risultati positivi.

Così, nel 2008, è partita la fase 2 della sperimentazione, in undici centri disseminati da nord a sud nella penisola: Policlinico di Modena, Ospedale Amedeo di Savoia di Torino, San Raffaele e Sacco di Milano, Spedali Civili di Brescia, San Gerardo di Monza, Sant’Anna di Ferrara, Santa Maria Annunziata di Firenze, San Gallicano di Roma, Santa Maria Goretti di Latina, Policlinico di Bari.

Questa ricerca, tuttora in atto su soggetti volontari, consiste nell’utilizzo della proteina Tat su soggetti sieropositivi in corso di trattamento HAART (Highly Active AntiRetroviral Therapy), e sta fornendo risultati importanti in relazione alla cura dell’AIDS nei casi in cui la malattia sia stata contratta (immunizzazione terapeutica).

La proteina Tat, infatti, genera risposte immunitarie specifiche, sia a livello di anticorpi che a livello di cellule, e riduce in modo significativo le alterazioni del sistema immunitario indotte dall’infezione HIV. Queste alterazioni, invece, generalmente persistono quando si fa uso di farmaci antiretrovirali.

Un impegno per le regioni più povere del mondo: i progetti di cooperazione in Africa

L’impegno della Ensoli non si limita esclusivamente alla ricerca e alla sperimentazione: negli ultimi anni, forte dei risultati scientifici conseguiti, ha messo in atto un progetto di intervento concreto contro l’AIDS, da realizzare in Sud Africa.

Si tratta di un programma di cooperazione internazionale finalizzato a promuovere lo sviluppo delle strutture sociali e sanitarie locali, per realizzare un più attivo contrasto alla infezione da HIV.

Il programma, tuttora in corso di approntamento, prevede una prima fase di studi a carattere osservativo e una seconda fase applicativa, durante la quale verranno realizzate sperimentazioni vaccinali avanzate, promosse dal Centro Nazionale AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e con il Governo Sudafricano.

Il premio Porto Venere Donna 2011

Nato nel 1996 e giunto ora alla XVI edizione, il premio è stato assegnato negli anni a donne impegnate nella cultura, nella ricerca, nello spettacolo e nella promozione umana, come Margherita Hack, Dacia Maraini, Monica Guerritore, Rita Levi Montalcini, Franca Valeri, Fiona May, Lella Costa, Milena Gabanelli.

Quest’anno, con il patrocinio del Ministero per le pari opportunità, della Regione Liguria e del Consigliere Regionale di Parità, il premio è andato ad una scienziata: questa scelta ha consentito di rendere nota al grande pubblico la ricerca della Ensoli e il suo impegno contro una delle piaghe più grandi della società contemporanea.

Dal canto suo, sul palco di Porto Venere, sotto il cielo stellato dell’estate spezzina, Barbara ha sottolineato la necessità di incrementare i fondi per la ricerca, a beneficio della qualità della vita di tutti, e l’opportunità di prevenire l’HIV con opportune abitudini sessuali.

Laura Carmen Paladino

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