La Manovra fiscale e l’aumento dell’IVA. Le conseguenze

La Manovra fiscale e l’aumento dell’IVA. Le conseguenze

Le regole IVA introdotte dalla manovra segnano altri rincari, anche per le famiglie. Sono cambiati i listini prezzi dei commercianti al dettaglio e quelli delle imprese all’ingrosso. L’impatto sulle famiglie sarà tra 92 e 600 euro in più al mese. Le altre misure di questa manovra e le denunce sulle speculazioni in atto

Dopo un tortuoso percorso, il 13 Settembre 2011  si è concluso  l’iter  del Dl 138 del 2011 con l’approvazione  in Parlamento della legge di conversione, pubblicata il 16 Settembre nella Gazzetta Ufficiale. A partire dal giorno successivo, sabato 17 Settembre 2011,  è scattato e divenuto operativo uno dei provvedimenti più importanti del provvedimento: l’aumento dell’aliquota iva ordinaria dal 20% al 21%.

L’aumento dell’aliquota riguarda tutti i contribuenti, attraverso i consumi che mettono in atto, e tocca gran parte dei beni e dei servizi di cui i cittadini normalmente fruiscono, come ad esempio: televisori, frigoriferi, profumi, auto, moto, abbigliamento, articoli sportivi, computer, vino, cioccolata, calzature,  cartoleria, mobili, prodotti per la casa, bevande, liquori, piscine, palestre ecc.; non produce invece effetti sulle aliquote agevolate del 4% e del 10% che hanno vasta applicazione nel campo dell’edilizia ma anche in quello agricolo, ittico e per tutta una serie di altri prodotti di base come il riso, il pane, la pasta.

Un’altra delle categorie interessate dall’aumento dell’IVA è quella dei pedaggi autostradali, per i quali è stato previsto però (tramite il decreto interministeriale 10440/28/133 del 12 novembre 2001) un meccanismo di aumento a scaglioni di 10 centesimi; questo vuol dire che se l’applicazione della maggiorazione dell’IVA dal 20 al 21% comporterà un aumento compreso tra 1 e 4 centesimi, allora l’arrotondamento sarà per difetto e non produrrà alcun aumento di fatto, ma se invece l’aumento è superiore ai 6 centesimi allora l’arrotondamento per eccesso comporterà un aumento di 10 centesimi.
Per questa ragione ci sono stati tratti autostradali (ad esempio Lainate) che non sono stati toccati affatto dall’aumento ed altri (ad esempio Como) in cui l’arrotondamento per eccesso ha fatto passare il pedaggio da 1.90 a 2 euro facendo sì che l’aumento effettivo fosse del 5,26%.

Le entrate stimate dal Governo nella relazione tecnica al maxi emendamento sono di 700 milioni per questa parte finale del 2011; 4,2 miliardi per il 2012 e altrettanti sia per il 2013 che per il 2014. Tali entrate però sono state calcolate considerando le basi imponibili relative alle diverse aliquote, senza considerare una possibile riduzione del gettito collegata  ad un calo dei consumi derivante dall’introduzione della misura stessa. Infatti una delle obiezioni più forti che è stata mossa a questa misura è stata proprio quella dei possibili effetti depressivi sui consumi, per non parlare del fatto che questa misura peserà soprattutto sui redditi bassi, ovvero su chi è costretto a impegnare buona parte delle sue entrate in consumi.

Le speculazioni in atto

Inoltre, la considerazione che l’aumento dell’IVA è minimo perché l’aliquota sale solo di un punto  va comunque verificata nei fatti, perché è forte il dubbio che questo aumento rischi di mettere in moto il volano dell’inflazione, soprattutto quella di origine speculativa messa in atto da chi approfitterà di questa situazione per effettuare arrotondamenti speculativi.
Alcuni riscontri di questo tipo già sono stati denunciati dalle associazioni dei consumatori e dalle associazioni di monitoraggio dei prezzi, che fin dai primi giorni di applicazione dell’aumento IVA hanno osservato aumenti superiori all’1% per la benzina, in media del 4% per le sigarette, con punte del 15% per il tabacco trinciato e del 7,7% per i cd musicali che in Italia già registrano un prezzo superiore alla media comunitaria.

Oltretutto di per sé l’IVA è regressiva, in quanto incide maggiormente sulle famiglie povere che sono costrette a consumare in beni e servizi  tutto o quasi il proprio reddito; anche se a versarla sono le imprese, in realtà il costo finale viene scaricato – come tutti sanno o dovrebbero sapere – in gran parte sul consumatore finale.

Questa manovra che tende a bilanciare il debito pubblico ha operato  una di quelle scelte che sembrano voler evitare forme di prelievo più esplicitamente penalizzanti per alcuni segmenti specifici della base elettorale di riferimento della maggioranza di governo, puntando invece su un’imposta come l’IVA che ha caratteristiche strettamente distributive, con un basso impatto medio pro-capite, con un’ampia base di soggetti colpiti e con un prelievo di tipo indiretto.

Le altre misure della Manovra fiscale

L’aumento dell’aliquota ordinaria dell’IVA però è soltanto uno dei punti della manovra; ecco in sintesi gli altri più rilevanti:

  • Aliquota unica al 20% su tutte le rendite finanziarie, che prima erano tassate al 12.5% e 27%, ad eccezione dei titoli di stato che restano al 12.5%.
  • Anticipato di due anni al 2014  l’aumento dell’età pensionabile per le donne, che verrà portata progressivamente, entro il 2026, da 60 a 65 anni.
  • Applicazione dell’aliquota del 3% a titolo di contributo di solidarietà sui redditi oltre i 300 mila euro (applicato solo sulla soglia eccedente i 300 mila euro)
  • Taglio del 5% sugli stipendi dei dipendenti pubblici e sulle pensioni superiori ai 90 mila euro e taglio del 10% per i redditi oltre i 150 mila euro.
  • Possibilità per l’Agenzia delle Entrate di effettuare controlli preventivi sui conti correnti e coinvolgimento nella lotta all’evasione fiscale dei Comuni che avranno il 100% di quanto recuperato.
  • Possibilità da parte dei Comuni di pubblicare online i dati di reddito aggregati per categorie. Viene così resa più morbida e garante della privacy la norma che inizialmente prevedeva la possibilità di pubblicare online i redditi dei propri cittadini.
  • Rinvio di 2 anni per la liquidazione del TFR da parte dello Stato verso i dipendenti pubblici che scelgono il pensionamento anticipato.
  • Pene più aspre per i grandi evasori, con previsione di sospensione della condizionale per coloro che evadono oltre 3 milioni di euro oppure oltre il 30% del fatturato. Grande attenzione anche per le società di comodo e quelle che utilizzano il trucco delle chiusure di esercizio in perdita e per i furbetti del condono, che l’hanno richiesto senza poi pagarlo.

E’ da sottolineare che, oltre all’aumento dell’IVA, per il quale si prevedono entrate per 12 miliardi di euro, la fetta più importante e onerosa è il taglio delle agevolazioni fiscali del 5% nel 2012 e del 20% nel 2013 (taglio che diverrà operativo nel caso in cui il governo non riescisse ad ottenere la delega per la riforma del Fisco e dell’Assistenza entro il 30 settembre 2012). Tale misura vale da sola 20 miliardi, che il Fisco risparmierà e che aumenteranno i costi per il contribuente attraverso la riduzione delle detrazioni attualmente possibili (da conteggiare nella dichiarazione dei redditi)  per mutui, spese mediche, tasse scolastiche, ristrutturazioni e risparmio energetico. A rischio anche l’Irpef sulla prima casa che potrebbe essere introdotta nuovamente.

Un commento per concludere

Cosa hanno in comune tutti questi provvedimenti della manovra appena elencati?  La loro linea comune è che quasi tutti si esprimono in nuove tasse ed entrate per il Fisco, mentre pochi sono i tagli alla spesa pubblica.
Se vogliamo tradurre in “soldoni” i contenuti di questa manovra, bisogna dire che ci sono 39 miliardi di nuove entrate e solo 20 miliardi di tagli, confermando quindi che questa manovra ripercorre la “vecchia abitudine” di aumentare le tasse, mancando di coraggio nell’affrontare i tagli alla spaventosa montagna della spesa pubblica.

Sonia Scorziello