PAC 2014-2020. Iniziano gli studi per le proposte italiane

PAC 2014-2020. Iniziano gli studi per le proposte italiane

La Politica Agricola Comune 2007-2013 sta giungendo al termine del suo periodo applicativo; ora i Governi dell’Unione stanno iniziando a pensare al prossimo periodo, quello dal 2014 al 2020, e studiano le proposte che, se accettate, porteranno a una ridefinizione delle prossime politiche nonché dei futuri finanziamenti

La novità del prossimo periodo sarà che la decisione finale sulla nuova PAC spetterà al Parlamento Europeo, il quale dovrà ascoltare naturalmente le proposte dei parlamentari provenienti da tutti gli Stati dell’UE. Per quanto riguarda l’Italia, il nostro Senato e la nostra Camera hanno chiesto intanto un’audizione al Ministro Romano l’ultimo giorno di agosto 2011. Egli, nel documento presentato, che alleghiamo, ha espresso la propria preoccupazione per il futuro delle politiche agricole in relazione al loro minor peso sul bilancio europeo.

Nel frattempo sono le Regioni, con il loro contatto più diretto sul territorio, a studiare l’impatto delle politiche agricole comuni sulle imprese del settore e a lanciare proposte da portare al Consiglio dei Ministri e al Parlamento in modo di poter valutare una proposta italiana unitaria sulla base degli input delle amministrazioni territoriali.

Secondo la Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo (AGRI), i tagli al budget relativi all’agricoltura sono pericolosi. E lo sono anche secondo il nostro Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Francesco Saverio Romano, che alla Camera e al Senato esprime preoccupazione per la nuova PAC (vedi documento del 31 agosto in allegato).

DE CASTRO
DACIAN CIOLOS

C’è molto fermento in questi giorni intorno al problema in quanto la nuova PAC andrà decisa entro il prossimo anno e il Parlamento europeo dovrà vagliare le proposte al più presto. Infatti, il prossimo appuntamento del Parlamento Europeo in cui si discuterà della PAC 2014-2020 è previsto proprio in questi giorni.

Già questa estate, esattamente il 13 luglio, la Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale del Parlamento Europeo aveva chiesto ragguagli al Commissario Dacian Ciolos sulla proposta della Commissione bilancio dell’UE che prevede, per il periodo 2014-2020, dei tagli proprio sul settore agricolo.

Secondo la commissione all’agricoltura infatti, i finanziamenti per il settore devono restare ai livelli stabiliti per l’anno 2013, ultimo anno della programmazione precedente (2007-2013). Il presidente della commissione, l’italiano Paolo De Castro, ha dichiarato che il taglio in termini reali mette a rischio i piani per la futura PAC: “Il segnale del Parlamento è molto chiaro: non vogliamo che siano prelevate risorse da quelle previste per la PAC, poiché questa corrisponde agli interessi di ben 10 milioni di agricoltori, nonché a quelli di tutti i cittadini d’Europa”. Ciolos ha risposto a De Castro che la sua proposta è quella di congelare i fondi previsti ai livelli del 2013 e di dare agli agricoltori i fondi provenienti da altre parti del bilancio. Ovviamente la decisione finale sta al Consiglio e al Parlamento europei, ma le proposte indicano che la Commissione bilancio aveva deciso di prelevare 2,8 miliardi di euro dal Fondo di adeguamento alla globalizzazione per gli agricoltori e ulteriori 5,1 miliardi dai finanziamenti dell’UE per i programmi di ricerca e innovazione, lasciando in totale 435,5 miliardi di euro al settore agricolo.

Questi fondi, però, ha dichiarato la Commissione agricoltura, non sono sufficienti per sostenere i nuovi compiti che verranno imposti agli agricoltori nella prossima PAC. Infatti, “L’Europa è in crescita e gli agricoltori stanno diventando sempre più numerosi” ha dichiarato il commissario Albert Dess. “Per questa ragione non possiamo accettare che quello della PAC sia l’unico settore che debba subire dei tagli. Il Parlamento Europeo aveva infatti già informato il Consiglio dei Ministri che il bilancio della PAC doveva mantenere le dimensioni attuali in considerazione delle sfide future”.

Gli altri membri della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo, sono intervenuti per lamentarsi del taglio previsto che va dal 7 al 15%. Confrontando i dati del precedente bilancio pluriennale (2007-2013) con la nuova proposta di bilancio, pur con un nuovo apporto di 15 miliardi di euro destinati alla ricerca, non si riesce a rimborsare il vuoto creato all’agricoltura, e in particolare ai pagamenti diretti agli agricoltori, che è pari a 40 miliardi di euro.

La questione dei finanziamenti adeguati alla nuova PAC era stata sollevata anche in una riunione che si è tenuta a parte in cui più di 50 europarlamentari, provenienti da 22 Stati membri, hanno discusso le sfide future e le aspettative della nuova politica agricola comune 2014-2020. Essi hanno deciso pertanto di preparare la prima riforma della storia della PAC che verrà scritta proprio dal Parlamento Europeo. Riforma che andrà presentata proprio questo autunno 2011. 

Le Regioni italiane concordano assolutamente con i parlamentari europei per quanto riguarda le necessità di fondi maggiori e non minori rispetto alla scorsa PAC. Ad esempio nella Regione Piemonte si è tenuto un seminario sull’argomento nel quale l’assessorato all’agricoltura, condotto da Claudio Sacchetto, ha espresso preoccupazione riguardo i fondi necessari: “il periodo 2007-2013 non ha brillato per incisività, nella prossima PAC dovremo avere a disposizione risorse adeguate e autonomia”.

Il Piemonte teme che i prossimi regolamenti relativi alla PAC 2014-2020 abbiano ricadute negative sul mondo agricolo piemontese, ma ciò vale anche per gli altri territori italiani.
Il 12 ottobre infatti il commissario Ciolos presenterà ufficialmente al Consiglio e al Parlamento europei le bozze dei nuovi regolamenti che tanto clamore nella commissione all’agricoltura dello stesso Parlamento hanno suscitato e che prevedono, in particolare per l’Italia, un calo delle risorse disponibili.

Secondo l’assessore piemontese Sacchetto, “la prossima riforma della Politica Agricola Comune rappresenta un cambiamento che ridisegnerà l’intero comparto, è giusto quindi che i soggetti e le istituzioni chiamate in causa si incontrino per discutere e confrontarsi su indirizzi e opinioni, con lo scopo comune di operare per il bene del mondo rurale piemontese. L’Italia, attraverso i suoi rappresentanti, deve far sentire la propria voce in Europa portando avanti con energia le esigenze del comparto, richieste che non devono far altro che evidenziare le esigenze dei nostri agricoltori, soggetti – non deve essere dimenticato – alla base del sistema agricoltura. Le priorità che dobbiamo raggiungere sono essenzialmente due: salvaguardare il più possibile le risorse attualmente a disposizione, senza registrare tagli eccessivi; ottenere maggior elasticità a favore delle Regioni, in modo che le stesse, vivendo a diretto contatto con il territorio che governano, possano investire con maggiore efficacia le risorse a disposizione”.

Fedagri

Anche la Fedagri-Confcooperative piemontese è intervenuta a questo riguardo, e ciò che dice ha valenza per tutte le Regioni italiane: “la Pac 2014-2020 non deve essere un adattamento alla situazione contingente, ma dimostrare di poter incidere sui problemi strutturali dell’agricoltura europea e quindi italiana, e dare alla stessa maggior competitività sui mercati” ha detto il Presidente Tommaso Mario Abrate. “La nuova politica agricola comunitaria dovrà riconoscere il ruolo dell’agricoltura organizzata, e quindi della cooperazione, alla luce dei primi esiti del censimento agricolo 2010, che ha evidenziato un preoccupante nanismo imprenditoriale: la cooperazione può aiutare l’integrazione tra aziende e risolvere il sottodimensionamento agricolo, oltre che migliorare la competitività con gli altri attori della filiera”. 

La proposta della Regione Piemonte è relativa ai seguenti temi principali: lo spacchettamento dei pagamenti diretti; i beneficiari del settore agricolo (active farmers); il miglior funzionamento e trasparenza delle filiere; la questione greening (ecologica); la gestione dei rischi del mercato; la stabilizzazione dei redditi agricoli per combattere la volatilità dei prezzi.

Coldiretti

La Coldiretti pure spinge con forza sulla necessità di definire una proposta unitaria del Governo italiano per la PAC 2014-2020. Entro la fine di quest’anno l’UE dovrà decidere quale budget finanziario assegnare alla nuova PAC e come abbiamo visto, non c’è concordanza di interessi tra le commissioni parlamentari interessate. Per questa ragione anche la Coldiretti ha realizzato un convegno dal titolo “Il Futuro delle Politiche Europee per l’Agricoltura e le aree Rurali”, nel quale è emersa l’urgenza di creare un tavolo condiviso in cui amministratori regionali, politici nazionali, europarlamentari e rappresentanti delle associazioni di categoria, mettano a punto strategie e sinergie per lo sviluppo del futuro dell’agricoltura in Italia.

Pietro Sandali, capo area economica della Coldiretti nazionale, ha dichiarato di aspettarsi che il budget per la PAC resti invariato fino al 2020, “Ovviamente va meglio qualificato, in modo che i benefici siano riservati ai veri imprenditori agricoli. Non bisogna dimenticare che gli imprenditori agricoli sono produttori di cibo e non di commodites. Partendo da questo, la Nuova PAC deve puntare a incentivare le produzioni delle aree rurali, a promuovere un’agricoltura sostenibile sotto il profilo ambientale e sociale e a ridare potere contrattuale all’agricoltore puntando su una filiera corta e trasparente. È necessaria quindi una sburocratizzazione della normativa PAC atta ad accelerare i tempi di erogazione dei contributi, di vitale importanza per il bilancio delle imprese agricole”.

Durante il convegno è stato affrontato anche il tema scottante della concorrenza sleale tra Paesi UE ed extraUE. Se è vero che l’agricoltura produce risorse alimentari per la popolazione, garantendo ai consumatori europei sicurezza alimentare e qualità dei prodotti, grazie proprio alla PAC, allora questa deve essere un insieme di misure atte anche a garantire un reddito stabile agli agricoltori. L’aiuto fornito dalla PAC dunque deve essere un incentivo per dare competitività alle imprese agricole e nella fattispecie a quelle italiane, che troppo spesso vengono attaccate dalla concorrenza sleale dei Paesi in Via di Sviluppo – Paesi che tra l’altro non hanno controlli né di sicurezza né tanto meno di qualità.

Il Ministero

“Il futuro della politica agricola comunitaria risulta strettamente dipendente dal negoziato sulle prospettive finanziarie dell’Unione europea post 2013” con queste parole si apre la relazione, interamente allegata all’articolo, che il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Francesco Saverio Romano, ha presentato il 31 agosto ai parlamentari italiani per segnalare la diminuzione delle risorse per il nostro Paese previste dalla futura PAC.


MINISTRO
ROMANO

E prosegue: “Per la PAC si propone il congelamento in valori correnti e, dunque, un ridimensionamento in termini reali: con una spesa complessiva annua (I° e II° pilastro) che passa da 57,4 miliardi nel 2013 a 50,2 miliardi nel 2020 (-12,6%) (prezzi 2011). Questo dato è mitigato dall’istituzione di ulteriori dotazioni di bilancio che non rientrano nei due pilastri tradizionali della PAC, che la Commissione quantifica in 15,2 miliardi nell’arco dei sette anni, cioè poco più di 2,2 miliardi all’anno: misure per la sicurezza alimentare (2,2 miliardi), aiuti alle persone povere (2,5 miliardi), riserva per le crisi nel settore agricolo (3,5 miliardi),
fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (2,5 miliardi), ricerca e innovazione in materia di sicurezza alimentare, bioeconomia e agricoltura sostenibile (4,5 miliardi).

“In termini reali si tratta di una riduzione complessiva della spesa PAC pari al 12% alla fine dei sette anni (2020), mentre il peso della PAC sul bilancio UE (per il quale si propone invece un aumento del 5% in termini reali) si ridurrà di 4-5 punti, da poco meno del 40% del 2013 a poco più del 35% al 2020”.

Il Ministro esprime dunque al nostro Parlamento tutta la sua preoccupazione per un settore che ha bisogno di stimoli e contributi alla crescita ed invece verrà in qualche modo sanzionato dalla mancanza di fondi. L’Italia in particolare verrà penalizzata più degli altri Paesi proprio perché presenta un valore medio per ettaro più alto, dovuto alla differente vocazione agricola e alla maggiore specializzazione produttiva.

L’Italia perderebbe pertanto nel 2020, secondo i calcoli effettuati dal Ministero, il 12% della propria dotazione agricola, cui si aggiungerebbe una riduzione del 5,5% degli aiuti diretti. Ciò significa una riduzione totale del 17,5% degli aiuti diretti erogati ai produttori, il che corrisponde a 800 milioni di euro in meno ogni anno da distribuire alle nostre imprese agricole.

La preoccupazione che il Ministro segnala al nostro Parlamento è una chiara richiesta di intervenire nel Parlamento Europeo e segnalare il fatto che, seguendo una politica europea siffatta, l’Italia che è un Paese ad elevata produttività, sarebbe penalizzata – e lo sarebbe doppiamente nel lungo periodo – visto l’appiattimento della distribuzione delle risorse che, denuncia il Ministro, è “illogico sotto il profilo etico, sociale ed economico”.

 

Commissione Europea

La Commissione Europea è pienamente consapevole dell’importanza della PAC all’interno dell’Unione. Infatti, a questo riguardo già il 29 giugno di quest’anno la Commissione aveva presentato un rapporto al Parlamento Europeo, al Consiglio e al Comitato delle Regioni, riguardante la strategia da auspicarsi per il settennato PAC 2014-2020. L’esordio di questo documento è indicativo del valore universalmente riconosciuto all’agricoltura. Lo riportiamo qui sotto e vi invitiamo a leggere l’intero testo che alleghiamo in fondo all’articolo.

“L’agricoltura e la silvicoltura interessano la stragrande maggioranza del nostro territorio e svolgono un ruolo fondamentale per il paesaggio e la solidità delle economie rurali. Gli agricoltori svolgono numerose e varie funzioni, dalla produzione di alimenti e di altri prodotti agricoli non alimentari alla gestione del paesaggio, dalla conservazione della natura al turismo.

“La politica agricola comune (PAC) è concepita in modo da dotare l’Europa di un settore agricolo moderno, sostenibile ed efficiente. Essa mira a promuovere la competitività del settore, a garantire approvvigionamenti alimentari adeguati e sicuri e a preservare l’ambiente e il paesaggio, assicurando al tempo stesso un adeguato tenore di vita alla comunità agricola.

“La PAC è una politica tipicamente europea. Invece di gestire 27 politiche agricole separate, con i relativi bilanci, gli Stati membri mettono in comune le risorse per portare avanti un’unica politica europea con un unico bilancio europeo. Naturalmente ciò significa che la PAC rappresenta una quota rilevante del bilancio dell’ UE. Tuttavia, questo approccio risulta più efficace ed economico rispetto ad un approccio nazionale non coordinato.

“Oggi l’agricoltura europea deve far fronte ad una serie di sfide. Negli ultimi anni i prezzi agricoli sono aumentati del 50%, ma i prezzi dell’energia e dei fertilizzanti sono aumentati rispettivamente del 200% e del 150% e questo ha determinato un drastico calo a lungo termine dei redditi agricoli. Il settore deve inoltre rispondere alle sfide del cambiamento climatico e del degrado ambientale e alle pressanti preoccupazioni relative alla sicurezza alimentare, all’equilibrio territoriale e al perseguimento di una crescita sostenibile”.

Insomma sembra che tutti siano concordi sull’importanza dell’agricoltura e sulle sfide da affrontare per il futuro, ciononostante il cammino è irto di ostacoli. Il Parlamento europeo pertanto nei prossimi giorni dovrà valutare le indicazioni fornite dalle varie regioni europee, dai Comitati, dalle Commissioni, e valutare se accettare la proposta di ridurre il budget per la futura PAC o chiedere di trovare le risorse necessarie altrove.

Nel frattempo le imprese agricole italiane si preparano ad affrontare il prossimo anno, quando verrà messa in pratica l’innovazione relativa al 2012 della “vecchia” PAC. Il Ministero ha già diramato la sua circolare contenente indicazioni sui nuovi finanziamenti.

Per quanto riguarda la situazione contemporanea alleghiamo dunque quest’ultima circolare del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, riferita alla PAC 2007-2013, che sarà messa in atto dal 1 gennaio 2012, relativa ai valori massimi dei finanziamenti ammissibili nel settore ortofrutticolo.

Allegati

pdf RegolamentoCE-Dal-1.1.2012-PAC-finanziamenti-settoreortofrutticolo.pdf
pdf Relazione-Parlamento-Europeo-La-PAC-verso-il-2020.pdf
pdf Strategia-PAC2020-Bruxelles-29giugno2011.pdf
pdf Audiz-Ministro-pol-Agricole-al-ParlamentoItaliano-su-PAC2014-2020.pdf

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