Progetti Integrati di Filiera: un sostegno all’economia toscana

Progetti Integrati di Filiera: un sostegno all’economia toscana

Novità della Green Economy che innesca un circuito virtuoso tra produzione agroalimentare, trasformazione e commercializzazione, i PIF hanno lo scopo di sviluppare la domanda di prodotti interni. Oltre ai 25 milioni che saranno erogati a novembre, in arrivo altri 15 milioni entro fine anno per chi presenta nuovi progetti di filiera

I progetti approvati sono già 15 per un finanziamento totale di 25 milioni di euro da parte della Regione Toscana su un investimento complessivo di 57 milioni di euro. In pratica la Regione copre quasi il 50% delle spese. Partirà presto un ulteriore finanziamento di 15 milioni di euro per chi presenta progetti di investimento in filiere per un totale di 30 milioni di euro.

Il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, parla di “Una iniziativa in controtendenza rispetto alla globalizzazione, che intende sostenere e sviluppare la domanda di prodotti interni. Un modo per sostenere l’economia e creare e consolidare occupazione”.

Ogni progetto aggrega circa 80 aziende che si uniscono per diventare più forti e competitive grazie alle sinergie che permettono loro di produrre, trasformare e commercializzare direttamente i propri beni.

I patti di filiera che così vengono a sottoscriversi permettono anche agli agricoltori di evitare i rischi dovuti alle oscillazioni dei prezzi, e garantiscono pure la qualità e la tracciabilità del prodotto. Essi valgono per tre anni, in alcuni casi cinque.

Le aziende interessate dai PIF attualmente finanziati, sono il 10% delle imprese agroalimentari professionali di tutta la Toscana e coprono una superficie di pari al 6% dell’intero territorio della regione. E, per quelli che concernono anche gli allevatori, i capi di bestiame (bovini e ovini) rappresentano il 12% di tutti quelli toscani.

Insomma un gran risultato e tutt’altro che un piccolo esperimento, che può dare la stura a maggiori finanziamenti da parte dell’Unione Europea per i progetti integrati di filiera. Il motivo della soddisfazione del Presidente sta anche nel valore aggiunto che questi primi PIF hanno sotto vari aspetti. Vediamoli.

Occupazione

Le cifre sono importanti: a partire dal numero degli imprenditori coinvolti (ben 1.250) a quello degli addetti: oltre 7.000.

Parteciperanno infatti direttamente ai progetti 946 dipendenti diretti e 590 lavoratori autonomi; ne verranno coinvolti altri 5.600 indirettamente.  Mentre i soggetti imprenditoriali coinvolti sono 270 in modo diretto e 980 in modo indiretto.
Si tratta di aziende agricole, imprese di trasformazione sia primaria che secondaria, imprese commerciali e così via.

Territorio

Con una superficie interessata di quasi 18 mila ettari, i PIF si “dividono” il territorio tra filiera cerealicola (13 mila ettari), filiera zootecnica (2.371 ettari) e altre filiere come quella dell’olio del vino o del vivaismo (2.171 ettari).

Per quanto riguarda i cereali, tra i progetti presentati, ne sono stati giudicati attualmente finanziabili 5 con oltre 11 milioni di euro. L’investimento totale previsto è di oltre 26 milioni di euro.

Per quanto riguarda la zootecnia, sono stati giudicati finanziabili 5 progetti su 7 presentati. Il contributo a carico della Regione sarà di oltre 7,5 milioni di euro su un investimento totale previsto di oltre 16 milioni di euro. I capi interessati da questa filiera sono oltre 60 mila.

Per quanto concerne invece le altre filiere, sono stati giudicati finanziabili 5 progetti su 8: 2 della filiera florovivaistica, 1 di quella vitivinicola e 2 di quella olivo-oleicola). L’importo del contributo pubblico è di oltre 6 milioni di euro su un investimento complessivo di oltre 14,5 milioni di euro.

Innovazione sostenibile

I progetti ammessi hanno anche accettato la sfida dell’innovazione attraverso l’attivazione di attività di informazione e promozione e di cooperazione per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie nei settori agricolo, alimentare e forestale.

Macchinari, promozione, prodotti e tecniche innovative, agro-energie, certificazione di qualità, blocco degli sprechi, filiera corta, salvaguardia ambientale. Un coordinato di operazioni che finalmente innovano anche dal punto di vista mentale, in quanto prendono in considerazione l’impatto sull’ambiente e sui valori umani.

Per fare alcuni esempi, vengono ottimizzate le risorse o utilizzati i residui della lavorazione. Così gli scarti dei frantoi vengono utilizzati come ammendanti (sostanze organiche naturali che migliorano le caratteristiche fisiche del suolo) nei vivai pistoiesi integrando così le due filiere.

E ancora: i suini della filiera zootecnica vengono ingrassati grazie agli avanzi della produzione dei formaggi locali, che permettono di ridurre i costi di smaltimento.

Gli scarti dei molini vengono utilizzati per produrre energia (impianti a biomasse)

Prezzi equi

Nel momento in cui le imprese si uniscono per formare una filiera, firmano un accordo che garantisce, con vincoli contrattuali, obblighi e responsabilità reciproche. Tra questi obblighi c’è anche quello dell’applicazione di un prezzo, determinato in base all’accordo su ogni prodotto, che deve essere uguale per tutti e costante nel tempo.

Ciò rappresenta un elemento di equità e certezza, che mette al riparo il soggetto più debole della filiera (che di solito è il produttore) dalle variazioni di mercato.

Alcune delle idee più innovative

Tra i progetti finanziati alcuni sono di “ultimissima generazione”, che alle volte rivisitano la tradizione. Ad esempio c’è il trattore che viene guidato da satellite per un’agricoltura “di precisione”.  C’è poi il pane prodotto grazie a farine di antica ricetta arricchite con vitamine per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. C’è anche la creazione di tessuto pregiato ad alto calore termico proveniente dalla lana delle pecore che dovrebbe essere smaltita come rifiuto speciale.

Insomma i progetti sono moltissimi e si basano su idee originali, che innovano la tradizione, abbattono i costi, considerano soprattutto la sostenibilità ambientale. Poiché la Toscana è una delle prime regioni italiane a dare il via ai PIF, si spera che seguano questo esempio anche le altre aziende d’Italia. Nel frattempo, le altre imprese toscane possono iniziare a darsi da fare pensando a progetti di collaborazione in considerazione del fatto che entro fine anno altri 15 milioni di euro verranno messi a disposizione dalla Regione per i futuri PIF.

Nel frattempo alleghiamo il bando che era stato pubblicato sul BURT (Bollettino Ufficiale della Regione Toscana) nel quale vengono specificate le attese della Regione sui PIF da presentare.

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