Relazione della Commissione Europea sulle PMI

Relazione della Commissione Europea sulle PMI

In occasione della settimana delle Piccole e Medie Imprese, dal 3 al 9 ottobre, organizzata in tutta Europa, la Commissione presenta la sua relazione che comprende le indagini di ogni Stato membro. Il titolo: “Le PMI dell’UE stanno uscendo dalla crisi?”

Sono le PMI a rappresentare la colonna dorsale dell’economia dell’Unione Europea. Il loro numero è infatti enorme: 20,8 milioni nel 2010 – ed è in aumento nel 2011. Tra queste,  19,2 milioni sono microimprese (con meno di 10 dipendenti). In Italia le microimprese sono ben 3.557.818.

Le PMI hanno fornito il 67% – ovvero quasi i due terzi – delle opportunità lavorative nel settore privato dell’Unione Europea, ma il clima economico attuale le può danneggiare. Tra l’altro è proprio l’Italia la prima ad essere interessata da questa inchiesta, poiché la nostra nazione ha un elevatissimo numero di PMI e tramite loro offre occupazione all’81,4% della forza lavoro nel settore privato.

Di grandi imprese invece nell’UE ce ne sono solo 43 mila e rappresentano appena lo 0,2% delle aziende dell’Unione. In Italia le grandi aziende rappresentano solo lo 0,1% delle aziende totali.

Si prevede che a fine 2011 il numero delle PMI aumenterà di quasi il 10% e che il numero dei loro dipendenti crescerà dello 0,4% dopo il calo degli ultimi 2 anni dovuto alla crisi. Ciò non significa però che il periodo critico sia terminato, infatti il clima economico è ancora incerto e fa sentire i propri effetti anche sulle PMI.

Durante questa settimana dedicata alle PMI, allo scopo di incentivarle e promuovere l’imprenditorialità, i due temi principali affrontati sono: il trasferimento imprenditoriale; una seconda possibilità per gli imprenditori dopo la bancarotta. L’evento principale della settimana è stato il vertice delle PMI presso il Parlamento europeo tenutosi il 6 e il 7 ottobre. Al vertice hanno partecipato, oltre alla Commissione Europa, l’intergruppo PMI del Parlamento Europeo, le organizzazioni delle parti interessate.

Il vicepresidente della commissione, nonché commissario europeo per l’industria e l’imprenditoria, l’italiano Antonio Tajani, ha dichiarato che “il fatto che la ripresa nel 2010 sia stata guidata dalle PMI evidenzia la loro importanza per la crescita e l’occupazione. Attraverso la settimana delle PMI intendiamo sottolineare ancora una volta il loro ruolo cruciale per la competitività europea e l’urgenza di porre in cima alla nostra agenda politica la promozione di un clima favorevole alle imprese al fine di liberarne il potenziale. L’Europa ha bisogno di nuovi imprenditori innovativi e creativi pronti a correre rischi. Questa è la strada principale per la ripresa”.

Infatti i risultati della relazione hanno sancito che la ripresa economica nel 2010 è stata sostenuta dalle Piccole e Medie Imprese, che stanno finalmente uscendo dal periodo negativo del 2008 e del 2009. Infatti la crescita economica sviluppata da tali imprese nel 2010 è stata del 3,4% (dopo un periodo di discesa che nell’anno precedente era stata del 6,4%). Si stima ora che la crescita dei risultati economici di bilancio delle PMI sarà del 3,7% nel 2011 proseguendo dunque il trend positivo avviato lo scorso anno.

Il risultato negativo, che segnala come in realtà le PMI non siano uscite completamente dalla crisi, è che il numero di posti di lavoro non sia salito allo stesso modo, anzi sia rallentato. Se nel 2009 i posti di lavoro erano diminuiti del 2,7%, nel 2010 essi sono diminuiti dello 0,9%. Ciò significa che all’interno dell’Unione 823 mila persone abbiano perso il posto di lavoro.

A resistere, sono stati i settori dell’edilizia, del commercio, alberghiero, della ristorazione, degli immobili e dei servizi alle imprese.

Alcuni Paesi dell’UE sono andati meglio, altri peggio. La Commissione ha diviso i risultati delle PMI in 3 gruppi. Il primo gruppo è quello dei Paesi che hanno registrato un tasso di crescita positivo sia dal punto di vista economico che da quello dell’occupazione. Fanno parte di questo gruppo l’Austria, la Germania, il Lussemburgo, Malta, la Romania, la Svezia e il Regno Unito.

Il secondo gruppo è quello peggiore dal punto di vista economico e occupazionale. Il tasso di crescita è pertanto negativo in entrambi i casi. Di questo gruppo fanno parte la Grecia, l’Irlanda, la Spagna, la Lettonia e la Lituania.

Il terzo gruppo di Paesi è quello “medio”, ovvero quello in cui si trovano le PMI che hanno registrato un tasso di crescita positivo dal punto di vista economico, ma che hanno subito un calo di posti di lavoro. Ed è in questo gruppo che si trova l’Italia, in compagnia della “cugina” Francia e di: Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finalndia, Cipro, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia e Slovacchia.

Il motivo per cui ci sono state queste differenze tra le PMI dei vari Paesi europei è di natura macroeconomica, e dunque non dipendente dall’operato delle singole imprese. Infatti le differenze dipendono dalle politiche nazionali, soprattutto dall’esistenza di infrastrutture adeguate che permettano le esportazioni, ma anche dal supporto diretto alle imprese da parte delle Regioni grazie ai finanziamenti dei programmi europei per l’innovazione. Insomma si tratta di fattori strutturali.

In che modo quindi gli Stati membri dell’UE si sono comportati per sostenere le proprie PMI? Secondo le informazioni relative allo SBA (Small Business Act – vedi nostro articolo precedente), le condizioni delle PMI nella maggior parte dei Paesi sono migliorate tra il 2005 e il 2011, ma ciò è dovuto soprattutto al miglioramento dell’accesso al mercato al mercato unico, grazie alla promozione dell’imprenditorialità e delle forme di cooperazioni tra imprese europee, alla creazione di reti, al sostegno all’export mediante creazione di infrastrutture, ecc..

A peggiorare però sono state le condizioni di accesso ai finanziamenti. Nonostante gli sforzi delle politiche europee per aumentarli e renderli più facilmente fruibili, alcune regioni europee (in particolare quelle del Sud Italia – vedi nostro articolo precedente) non hanno semplificato le procedure di accesso ai finanziamenti o non le hanno adeguatamente promosse.

L’Unione Europea ha messo a disposizione fondi e ha attuato politiche proprio per migliorare l’accesso a tali finanziamenti nelle regioni dei 27 Stati membri. Su 588 misure politiche attuate da questi ultimi, quasi il 50% erano destinate al miglioramento all’accesso ai finanziamenti. Ciononostante di questi fondi ancora non si è usufruito pienamente né nei limiti di tempo – rapidi – stabiliti dall’UE. Ciò vuol dire che le amministrazioni pubbliche dei singoli stati devono ancora trovare il modo di gestire tali risorse in maniera equa, rapida, semplice.

La settimana annuale delle PMI ha proprio lo scopo di favorire le imprenditrici e gli imprenditori europei dei 37 Paesi partecipanti. Non si tratta solo dei Paesi dell’Unione – che sono 27 – ma anche del resto d’Europa. Vi partecipano infatti anche l’Albania, la Croazia, l’Islanda, il Liechtenstein, il Montenegro, la Norvegia, la Serbia, la Turchia, Fyrom (ex repubblica di Macedonia) e perfino un paese extraterritoriale: Israele.

Durante questi giorni di ottobre le organizzazioni imprenditoriali, gli enti di sostegno alle imprese, le autorità nazionali e regionali, programmano oltre mille eventi per consentire alle imprese di svilupparsi sempre più.

Ciascun anno si affrontano dei temi e quelli di quest’anno, che abbiamo già anticipato, sono due. Quello relativo al trasferimento imprenditoriale è stato scelto proprio a seguito dei risultati delle ricerche della commissione che dimostrano come ogni anno nell’UE 450 mila imprese, che corrispondono in termini di occupazione a 2 milioni di lavoratori, cambino di proprietà. Garantire che tutti i lavoratori abbiano il proprio posto mantenuto e al contempo le imprese oggetto del cambio di proprietà prosperino, gli Stati dell’UE devono fare in modo che tale passaggio sia semplice e soprattutto poco dispendioso grazie a servizi di sostegno efficaci.

Per quanto riguarda il secondo tema, esso riguarda al problema dell’avvio di attività. Infatti è ormai noto che solo il 50% delle nuove imprese riescano a portare avanti la propria attività per più di 5 anni. Purtroppo il 15% delle chiusure di tali imprese è dovuto a fallimento e in particolare alla bancarotta (il 4-6% dei fallimenti è dovuto alla bancarotta fraudolenta). A parte gli imprenditori disonesti (bancarottieri fraudolenti), per i quali occorre una giusta punizione, occorre considerare quelli onesti, che purtroppo non ce l’hanno fatta a causa di forza maggiore.

Imprenditrici e imprenditori onesti che hanno dichiarato fallimento hanno accumulato anche una esperienza tale da poter essere in grado di riavviare un’attività imprenditoriale e di creare in questo modo anche nuovi posti di lavoro.  Al giorno d’oggi però non è più concesso loro di rimettersi in gioco. Secondo la Commissione occorrerebbe invece dar loro una seconda possibilità. Per fare ciò gli Stati membri devono aggiornare le proprie leggi di riferimento e fornire anche adeguati servizi di sostegno.

Alleghiamo al presente articolo la scheda informativa relativa alla situazione delle PMI italiane che comprende anche i consigli che l’Unione dà ai politici italiani per implementare azioni di supporto dirette alle proprie piccole e medie imprese.

Allegati

pdf Relaz-commiss-europea-PMI-italiane.pdf

Condividi