Il G20 a Cannes

Il G20 a Cannes

Una intensa “due giorni” per i rappresentanti del Gruppo delle 20 nazioni più industrializzate, che si sono riunite a Cannes per adottare un piano di rilancio per la crescita economica e per riformare i mercati finanziari e promuovere il commercio internazionale

Il  3 e 4 novembre si sono riuniti in Francia, nello splendido scenario della Costa Azzurra, i più importanti capi di Stato internazionali per tentare di risolvere la crisi che ormai da alcuni anni ha colpito tutte le maggiori economie. L’Unione Europea ha assunto il ruolo di guida grazie al suo piano anti-crisi che ha lo scopo di coordinare la risposta europea alla crisi e ai problemi suscitati dal debito di alcuni Stati membri, fra cui l’Italia.

Dopo aver recepito la lettera inviata dal Presidente Berlusconi ai presidenti del Consiglio e della Commissione europea (vai all’ articolo), ora l’UE ha sollecitato tutti i rappresentanti delle maggiori potenze ad accelerare la riforma dei rispettivi mercati finanziari rilanciando al contempo la crescita e contrastando gli squilibri economici.

Tra le priorità l’Europa ha annotato:

  • – la regolamentazione dei mercati dei derivati;
  • – il contenimento del rischio di insolvenza delle banche;
  • – la necessità di portare i tassi di cambio delle rispettive valute a livelli più equi;
  • – la riforma dei singoli bilanci statali; l’applicazione di misure per disciplinare le imprese finanziarie e le attività bancarie dei fondi d’investimento e degli altri istituti, come quelli assicurativi;
  • – l’adozione di norme contabili internazionali allo scopo di controllare meglio le società multinazionali;
  • – l’aumeno delle risorse del FMI (Fondo Monetario Internazionale) per sostenere i Paesi in maggior difficoltà;
  • – l’istituzione di un’imposta a livello mondiale sulle operazioni finanziarie.

Più scambi uguale più lavoro

Per sostenere la crescita e di conseguenza la creazione di posti di lavoro, è necessario promuovere gli scambi a livello mondiale facendo crollare le misure protezionistiche che a tutt’oggi alcuni Paesi continuano a mantenere. In questo modo, tali Paesi fanno concorrenza sleale, poiché offrono alle proprie imprese un vantaggio rispetto a quelle delle altre nazioni.
Per rimuovere tali barriere, l’Unione Europea ha sollecitato i negoziati nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio, sollecitando altresì l’adozione reale di un sistema aperto di scambio delle materie prime equo, sostenibile e trasparente.

Le parole di Barak Obama

Il 3 novembre c’è stata una sessione di lavoro alla quale hanno partecipato il Presidente francese e il Presidente statunitense. Obama ha dichiarato di aver focalizzato il tema dell’incontro sulla stabilizzazione dei mercati finanziari e sul riassestamento dell’economia globale in modo da creare nuovi posti di lavoro in tutto il mondo. Obama ha lodato continuamente l’operato di Sarkozy, ospite del summit, e la sua “straordinaria leadership” che si è dimostrata proprio nell’affrontare le problematiche suscitate dalla crisi economica.

Il Presidente degli Stati Uniti si è mostrato concorde con il collega francese per quanto riguarda i passi più importanti da fare per trovare una risoluzione rapida alla crisi europea, che comprendono gli aiuti alla Grecia e l’adozione di norme sulla sicurezza (con uno sguardo al programma nucleare iraniano che è da tempo un dente dolente per gli USA).

Al discorso di Obama il presidente francese ha replicato ricordando che il supporto degli USA è stato fondamentale per analizzare la situazione mondiale allo scopo di creare una strategia comune per la stabilità economico finanziaria. Sarkozy ha però tenuto ad aggiungere quanto fosse importante anche risolvere i problemi della moneta unica europea e quanto fosse ormai improcrastinabile l’adeguamento del sistema di tassazione sulle transazioni finanziarie. L’idea di tassare le transazioni finanziarie è da tempo portata avanti dalla Francia, ma ora si sono aggiunte diverse altre nazioni rendendola fattibile.

Infine, il Presidente Sarkozy ha ricordato come l’unione delle forze armate francesi e quelle americane abbia fatto da preludio a questa sorta di “partenariato” italo-statunitense nell’affrontare la questione economico-finanziaria.

Le parole di Barroso

Il 2 novembre il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, al suo arrivo a Cannes aveva invece subito premuto sul problema Grecia facendo un appello urgente per l’unità nazionale e politica del Paese che attualmente rappresenta il tallone d’Achille dell’intera Unione Europea. Barroso ha esordito dicendo che l’Europa deve assolutamente e immediatamente adottare le misure per supportare la Grecia in questo frangente, ma che la prima misura deve avere lo scopo di creare la stabilità nella regione. Infatti, afferma Barroso, senza l’accordo della Grecia sul programma europeo stabilito, le condizioni per i cittadini greci peggioreranno e renderanno vulnerabile l’intera area con conseguenze negative impossibili da prevedere.

Il Presidente della Commissione europea si è mostrato pertanto preoccupatissimo per l’indecisione del leader greco che, dopo aver concordato il piano con l’Europa, ha deciso di rimettere tale decisione nelle mani del popolo greco mettendo a rischio la politica economica e finanziaria dell’intero Paese con possibili ripercussioni negative in tutta Europa. Barroso ha richiamato i governanti greci ad assumersi le responsabilità delle proprie cariche mostrando di essere intenzionati a collaborare con il resto dell’UE implementando il programma stabilito insieme allo scopo di uscire dalla crisi. Per questo motivo, d’altronde, la Grecia aveva chiesto aiuto all’UE.

A quanto sembra le sue parole sono state ascoltate ed accolte, dal momento che Papandreu ha fatto un passo indietro mostrandosi disposto ad evitare il referendum. Il 4 novembre, a fine summit del G20, si stanno inseguendo voci sulla rinuncia al referendum in cambio degli immediati aiuti europei.
Sarkozy ha dichiarato, nella conferenza stampa conclusiva, che non sarebbe stato possibile né giusto, anzi che trovava completamente assurdo riporre nelle mani della popolazione la decisione riguardante la politica economica; tutt’al più il popolo si sarebbe potuto consultare per sapere se voleva continuare a far parte dell’Unione Europea.

I dati della crisi globale economica

Le previsioni di crescita per il 2012 sono state riviste al ribasso. Tra aprile e settembre 2011, il Fondo Monetario Internazionale ha ridotto le previsioni di crescita dell’economia globale portandole dal 4,4% al 4% per il 2011. In particolare, si sono ridotte dal 2,4% all’1,6% le previsioni di crescita delle economie avanzate e solo dal 6,5% al 6,4% quelle relative alle economie emergente e dei Paesi in via di sviluppo.

Per il 2012 le previsioni di crescita sono state ridotte dal 4,5% al 4% il che significa che la crescita sarebbe uguale a quella del 2011. In particolare, anche in questo caso, a crescere meno sarebbero le economie più avanzate (calo dal 2,6% all’1,9% contro un calo dal 6,5% al 6,1% per le economie emergenti).

Uno dei motivi più gravi della situazione economica è rappresentato dalla crisi del debito sovrano, che diverse nazioni tra quelle più economicamente avanzate, continuano ad avere a livelli altissimi. Si tratta dei Paesi europei, come l’Italia, che causano per questa ragione delle turbolenze anche nei mercati finanziari, provocando un rialzo dei tassi di interesse e un ribasso del valore delle azioni. Per questa ragione il neo presidente della BCE (Banca Centrale Europea), l’italiano Mario Draghi, proprio il 3 novembre, a due giorni di distanza dal proprio insediamento ufficiale, ha tagliato i tassi di interesse di 25 punti base.

Infine, persistono gli squilibri macroeconomici tra i Paesi del G20. Tra il 1998 e il 2007 il deficit dei Paesi del G20 è aumentato passando da 580 miliardi di dollari, pari al 2,3% del PIL del G20, a 2,5 trilioni di dollari, pari al 5,6% del PIL del G20, praticamente è raddoppiato in 10 anni.

L’Italia

Il 4 novembre, al termine del summit, è risultato che i Paesi più a rischio a causa del proprio debito sovrano erano Grecia, Italia, Portogallo e Irlanda. L’Europa ha deciso di porre particolare attenzione alla Grecia e all’Italia, in quanto considerate le nazioni a più alto rischio se non portano avanti le riforme promesse.

Sia Barroso che Sarkozy hanno evidenziato che è stata la stessa Italia a chiedere il supporto del Fondo Monetario Internazionale e della Commissione europea. Si tratta di un supporto prevalentemente tecnico, come ha sottolineato il nostro Ministro dell’economia durante la conferenza stampa conclusiva a fianco del Presidente Berlusconi.

Il Presidente del Consiglio ha dichiarato di aver rifiutato i fondi offerti dal FMI in quanto non ritenuti necessari e di aver invece richiesto una certificazione relativa alla reale implementazione del piano presentato e dunque dell’attuazione delle riforme.

Lunedì prossimo saranno in Italia i membri della Commissione europea per iniziare a verificare l’andamento del piano che è già ufficialmente partito grazie al maxiemendamento apportato alla legge di stabilità. Berlusconi ha dichiarato infatti che con questo emendamento si è già avviata la serie di riforme previste nel piano presentato. Anzi, che già il 90% di queste riforme sono state inserite; manca la riforma del mercato del lavoro per la quale si è preferito attendere di ascoltare le opinioni delle organizzazioni sindacali.

Berlusconi ha anche fatto notare che è già allo studio il DdL sulla semplificazione, la deregolamentazione e il supporto a favore delle imprese.

Alle domande dei giornalisti sulla situazione economica reale del Paese, il Presidente del consiglio ha detto che non è così negativa come i giornali vogliono far credere, in quanto la crisi italiana non è poi così forte, dal momento che restiamo la terza economia europea e la settima del mondo e che i consumi delle famiglie italiane non sono calate. Ad esempio non ci sono state rinunce alla villeggiatura e basta uscire per rendersi conto che i ristoranti sono tutti pieni.

Berlusconi ha fatto presente che fin da ora è stato reso obbligatorio il pareggio di bilancio: una volta ottenutolo, si potrà iniziare a ridurre il debito statale che, comunque, è nelle mani per il 50% degli investitori italiani – dunque dei risparmiatori e delle famiglie. Per il restante 50% è investito in immobili. Pertanto, il Presidente del consiglio non si è mostrato particolarmente preoccupato della situazione debitoria italiana anche se ha naturalmente dovuto aderire alle richieste presentate dall’Unione Europea che gli intimavano di occuparsene al più presto.

Il problema attuale è la scarsa fiducia che i mercati finanziari dimostrano rispetto all’effettiva realizzazione delle riforme, e per farvi fronte è stato Berlusconi stesso a richiedere al Fondo Monetario di certificare che ciò invece avviene. Pertanto, ogni 3 mesi verranno riportati ufficialmente i dati di questo “monitoraggio” europeo da parte di una società di certificazione. Con il controllo e la certificazione della commissione europea e del FMI i mercati potranno ritrovare fiducia, anche se – come ha detto anche il presidente Sarkozy – a creare questo clima sono gli speculatori finanziari che ora si ha intenzione di punire.

I risultati del summit per un’economia mondiale etica

E’ stato il Presidente francese ad esporre il “consuntivo” di queste giornate di incontri al vertice. E si tratta di un impegno forte preso dalle nazioni che hanno deciso di agire con il pugno di ferro soprattutto nei confronti della finanza.

Tanto per cominciare sono state contate 29 grandi banche che si ritengono a rischio e che non sono considerate eticamente corrette. Queste banche saranno sottoposte a controlli molto rigidi. Per quanto riguarda le banche francesi a rischio sistemico, Sarkozy ha citato BNP Paribas, che di recente ha avviato una politica di licenziamenti dichiarando che sopprimerà centinaia di posti di lavoro. Sarkozy ha fatto presente che questa banca ha apportato una disdicevole politica di stipendi estremamente elevati e bonus per i propri dirigenti che ne ha risucchiato gli introiti e la liquidità.
Tra le altre banche a rischio sistemico Sarkozy ha citato il Crèdit Agricole e la Banca popolare.

La seconda lista nera è quella dei Paesi considerati paradisi fiscali in quanto non applicano una giusta tassazione. Finora ne sono stati contati 11 e verranno messi al bando dalla comunità internazionale se non si adeguano immediatamente alla politica fiscale del resto del mondo.
Per evitare che vi si facciano investimenti, i movimenti dei capitali di tutte le nazioni verranno sottoposti a sempre più rigidi controlli.

Contro gli abusi dei mercati sarà lotta aperta: ad esempio per quanto riguarda l’agricoltura, l’aumento della cui produzione è assolutamente necessario, verranno applicate delle norme che evitino alle grandi multinazionali di manipolare i prezzi.

Verrà poi applicata a partire dal 2012 la tassa sulle transazioni finanziarie che ha lo scopo di punire con la riparazione dei danni provocati, coloro i quali finora hanno fatto il buono e cattivo tempo rallentando lo sviluppo dell’economia internazionale. I proventi di tale tassa saranno destinati soprattutto allo sviluppo. E verranno finanziate in modo innovativo le infrastrutture necessarie alla circolazione dei beni e delle merci per il rilancio dell’economia globale.

Le preoccupazioni espresse per la Grecia e per l’Italia hanno fatto dichiarare al Presidente Sarkozy che, se l’Italia non dovesse essere adempiente – ovvero se non riuscisse a tener fede alle promesse fatte – non sarebbe lasciata sola e che già ci sono pronti e a disposizione dei fondi da darle in tale evenienza. Sarkozy ha dichiarato infatti che il principio dell’aiuto reciproco è fondante dell’Unione Europea stessa e che nessun Paese in difficoltà potrà mai essere abbandonato a sé stesso.

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