Profit, Non Profit e Pubblica Amministrazione: buone prassi di collaborazione

Profit, Non Profit e Pubblica Amministrazione: buone prassi di collaborazione

Secondo una recente ricerca della Camera di Commercio di Roma sono la valorizzazione delle risorse umane disponibili, il legame con il territorio e il dinamismo imprenditoriale, in particolare delle donne, i punti di forza che concorrono ad attivare comportamenti virtuosi nel tessuto economico provinciale

Si tratta di tre settori apparentemente assai differenti tra loro, perchè differenti sono gli obiettivi a cui mirano e gli interlocutori a cui si rivolgono: eppure, nella loro evidente diversità, il mondo del Profit, quello del Non Profit e la Pubblica Amministrazione concorrono tutti a mettere in moto la macchina economica e, di conseguenza, a sostenere il sistema paese, soprattutto in tempi di crisi, come quelli che stiamo attraversando.

Attivare scambi e collaborazioni sempre più frequenti e intensi tra i tre diversi ambiti, e nel contempo individuare e pubblicizzare le buone prassi già in atto, rappresenta pertanto una priorità per le economie locali: è quanto ha fatto la Camera di Commercio di Roma, attraverso l’Osservatorio sul Non Profit, che ha promosso lo svolgimento di una ricerca volta proprio ad approfondire la tematica, e a delineare criticità e punti di forza delle esperienze già in atto.

Insieme contro la crisi: Profit, Non Profit e Pubblica Amministrazione protagonisti dello sviluppo locale

Questo il titolo del workshop che ha concluso la ricerca, svoltosi in Ottobre a Roma, nella sede del Tempio di Adriano: nel corso della giornata sono stati presentati i risultati dell’indagine, realizzata attraverso interviste a testimoni qualificati, rappresentanti dei tre settori e focus group.
Sotto il coordinamento del Presidente della Camera di Commercio di Roma, alla tavola rotonda hanno partecipato esponenti delle associazioni non profit e delle aziende coinvolte nei progetti di collaborazione, in dialogo con i rappresentanti degli enti locali (Roma Capitale, Provincia di Roma e Regione Lazio) e con esperti del mondo dell’Università e dei mass-media.
Il tentativo di collaborazione tra i tre settori nasce come tentativo di risposta a un problema di forte rilevanza sociale, connesso con la crisi degli attuali sistemi di welfare, dovuta anche ai tagli imposti dalle recenti manovre finanziarie e ai vincoli di bilancio. In ragione di questi elementi di rallentamento, le tradizionali forme di assistenza pubblica si presentano, sempre più spesso, insufficienti a garantire risposte adeguate alle diverse forme di povertà e disagio sociale, oggi sempre più diffuse: a tale inadeguatezza sopperiscono proprio le forme di collaborazione tra Profit, Non Profit e Pubblica Amministrazione, di cui l’indagine ha messo in luce criticità, punti di forza e potenzialità.

Criticità, punti di forza e potenzialità dei tentativi di collaborazione: come rendere più umana la logica aziendale e avvicinare alle persone gli enti e gli uffici delle Amministrazioni Pubbliche

Il tentativo è quello di umanizzare le imprese e avvicinare le amministrazioni alla gente: si tratta di progetti ambiziosi, che trovano un ostacolo molto forte nelle barriere e nelle diversità culturali esistenti tra i tre settori. E’ innegabile infatti che essi si conoscano poco e si muovano secondo logiche assi differenti; il quadro normativo di riferimento si presenta assai rigido, e incide negativamente per il 16,4% dei casi; presso le aziende del mondo profit risultano peraltro scarse l’informazione e la comunicazione in tema di CSR (Corporate Social Responsibility), ossia in relazione alla Responsabilità Sociale d’Impresa. E’ questa però un obbligo di legge per le imprese italiane, sancito dall’articolo 41 della nostra costituzione, e ribadito a livello europeo nel Libro Verde “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese”, varato dalla Commissione nel 2001: in questo documento la CSR è definita come “integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate” (http://www.csspd.it/download/ALLEGATI_CONTENUTI/csrgreenpaper_it.pdf ).
Il settore profit, insomma, manifesta carenze nelle sensibilità sociali, e quello non profit manca di competenze imprenditoriali; la collaborazione tra i due ambiti, però, consente di superare i reciproci limiti e di contribuire con le professionalità e le caratteristiche proprie di ciascun settore, con l’obiettivo di ridurre le criticità e rendere più etico il mondo degli affari.

Verso una nuova “economia civile”: valorizzare le risorse del territorio e restituire la ricchezza prodotta alla comunità locale

Sembrerebbe proprio lo sviluppo di una nuova “economia civile” l’obiettivo ultimo delle forme di collaborazione tra imprese, attività di volontariato ed enti: un modo nuovo di intendere l’economia, che sa introdurre nel mondo del profit la logica tipica delle attività volontarie, caratterizzata dalla forte motivazione, dall’interesse alla valorizzazione delle risorse disponibili e da un genuino rapporto con il territorio; una economia che nel contempo regala alla sfera del non profit il grande dinamismo imprenditoriale delle aziende finalizzate al profitto, che si esprime, nel contesto delle buone prassi di collaborazione, come capacità del tessuto imprenditoriale provinciale di saper cogliere la concretezza delle nuove opportunità che si presentano.
Gli esempi di collaborazione realizzati a livello provinciale sono molteplici e di rilievo: si tratta comunque, hanno avvertito i responsabili della ricerca, di processi ancora sperimentali, che si trovano in una fase embrionale della loro realizzazione e necessitano dell’attivazione di una serie di strumenti di sostegno perchè si possa proseguire concretamente nei progetti avviati. Per consentire la sopravvivenza di queste esperienze appaiono centrali, in particolare, la facilitazione dell’accesso al credito, l’utilizzo della leva fiscale in termini positivi, per ricavarne premi in funzione della produttività effettiva, e l’introduzione, nelle scelte operate dalla Pubblica Amministrazione, di criteri di sostenibilità sociale e ambientale.

Laura Carmen Paladino

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