Etica, imprenditoria e lavoro in ottica di genere. Il punto di vista dei giovani universitari

Santina-Giorgio-e-Francesca-Brezzi

Etica, imprenditoria e lavoro in ottica di genere. Il punto di vista dei giovani universitari

L’etica è per i giovani un valore da difendere, nella vita privata come nell’imprenditoria.  È quanto emerge dal progetto sperimentale di ricerca “Il rapporto tra etica, scienza e tecnologia nella ricerca, nel lavoro, nella società: ricerca in ottica di genere”, messo a punto dall’Università Roma 3 e finanziato dall’Assessorato al lavoro della Provincia di Roma con il Fondo sociale europeo, presentato a Roma il 15 dicembre

E’ condivisibile, secondo i ragazzi, l’asserzione di Simone Weil sull’importanza delle “piccole cose”: nella loro scala di valori, la famiglia, l’amicizia, il rispetto, l’amore. Dal punto di vista degli universitari sarebbe inoltre preferibile tornare a una vita meno agiata, purché rispettosa del pianeta e del futuro.

Piccolo, ma significativo il campione: 202 ragazze e 201 ragazzi, iscritti alle facoltà umanistiche (145), sociali (104) e scientifiche (152) dell’Ateneo romano. Il progetto, coordinato da Francesca Brezzi, docente di Filosofia morale a Roma 3 e delegata del Rettore per le Pari opportunità, ha messo in evidenza come i giovani siano piuttosto soddisfatti della scelta degli studi e non abbiano preconcetti di genere, almeno per quanto riguarda la carriera universitaria: le ragazze hanno i “numeri giusti” per frequentare le facoltà scientifiche. Al contrario, più della metà del campione ritiene che le donne siano più portate per i lavori di casa, parere espresso prevalentemente dai maschi; tuttavia l’88% degli intervistati e delle intervistate, è convinto che i compiti decisionali non debbano essere appannaggio esclusivo degli uomini. In ogni caso, sono in molti ad avere la consapevolezza delle disparità tra uomini e donne nell’ambito lavorativo e del fatto che le pari opportunità siano un problema attuale (oltre l’84%).

 

“La vita quotidiana” ha sottolineato la coordinatrice del progetto, Francesca Brezzi,  “pone alla donna e all’uomo, in maniera ineludibile e stringente, questioni etiche per ciò che concerne la fecondazione artificiale, gli interventi sugli embrioni, l’eutanasia; tutti problemi che richiedono una rinnovata elaborazione etica. La particolarità di questa indagine sta nel fatto di aver posto i quesiti etici con una prospettiva di genere.”

Il 77 %  circa dei soggetti coinvolti è convinto che sia indispensabile che scienza e tecnologia abbiano un codice etico e una normativa in grado di limitare e controllare la ricerca e l’applicazione dei risultati;  a proposito di tecnologia, emerge come questa abbia influenzato la quotidianità dei giovani, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione e l’informazione.
La maggior parte degli universitari, quasi il 58%, ha risposto in modo negativo alla richiesta se siano importanti a tutt’oggi i valori positivi.

Alessandra-de-Luca

Coloro che hanno risposto invece in modo affermativo, hanno messo al primo posto della lista dei valori la famiglia, la “scialuppa di salvataggio nel mare aperto delle cose nuove”, così l’ha definita Alessandra de Luca, che ha partecipato al progetto in qualità di esperta di comunicazione. In terza posizione i ragazzi hanno messo l’amore, un valore del tutto ignorato dalle loro colleghe, che hanno invece privilegiato il rispetto, messo dai maschi al posto successivo. A seguire, per tutti: la giustizia, la salute, il lavoro e la solidarietà.

L’importanza delle piccole-grandi cose , dunque.  Non solo il proprio nucleo familiare e i valori da condividere, ma anche i gesti d’amicizia, i sorrisi, l’educazione e la contemplazione della natura; scelte comunque effettuate su basi personali, con riferimento alla propria sfera. Non si riesce ancora a spaziare su orizzonti più ampi, di carattere sociale.

Laura-Moschini Ulteriore dato emerso dalla ricerca – che è stata realizzata con la supervisione di Laura Moschini, titolare del Laboratorio di Etica sociale presso la Facoltà di Scienze della formazione della stessa Università – è che la quasi totalità delle persone coinvolte, il 96,77%, ritiene giusto che le aziende sottoscrivano e rispettino un patto per la responsabilità etica d’impresa in materia di ambiente, risorse umane e condizioni di lavoro.

 

Un numero consistente di essi (l’80%) ritiene opportuno che etica e cittadinanza attiva vengano insegnate fin dalla scuola dell’infanzia ed oltre il 67% pensa che debbano costituire materia di studio anche nelle sedi universitarie.

“Le donne e i giovani  vengono di solito interpretati” ha tenuto a precisare Laura Moschini  “ed è importante che sia stato attivato, invece, un progetto di ricerca che ha preso in considerazione non solo il punto di vista dei ragazzi e delle ragazze per evidenziare le eventuali differenze, ma, sollecitando riflessioni sulle relazioni tra i sessi e sulla percezione che hanno di esse le giovani generazioni, ha voluto verificare la reale entità dei pregiudizi in base ai quali tendono a compiere le loro scelte di vita personale, familiare, professionale.”

Il progetto è stato finanziato con i fondi messi a disposizione dal Programma operativo della Regione Lazio. “Nel nostro paese i fondi dell’Unione europea vengono scarsamente utilizzati, soprattutto nelle regioni del Sud” ha messo in evidenza Santina Giorgio, vicepresidente del Comitato nazionale di parità e pari opportunità nel lavoro presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali “ed è altrettanto limitata l’azione di orientamento al lavoro a favore delle donne. Spesso nel campo della ricerca le donne raggiungono grandi risultati e fanno parte dei gruppi di lavoro ai quali si devono importanti scoperte, ma il loro nome viene sottaciuto, perché la notorietà degli uomini con i quali lavorano a stretto contatto ne impedisce il giusto riconoscimento.”

Daniela Delli Noci

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