La situazione della Ricerca in Italia

situazione della Ricerca in Italia

La situazione della Ricerca in Italia

L’Istat ha divulgato i report relativi alla situazione della ricerca e dello sviluppo in Italia nonché un focus sulla mobilità interna e verso l’estero dei dottori di ricerca, la nota “fuga dei cervelli”. Vediamo cosa dicono i dati reali sull’inserimento professionale dei nostri ricercatori

Il nostro istituto di statistica nazionale ha elaborato i dati relativi al biennio 2009-2011 dai quali è risultato che, per quanto riguarda gli investimenti nazionali per il settore ricerca e sviluppo, effettuati da istituzioni pubbliche, associazioni non profit e università, la spesa è stata superiore ai 19 miliardi di euro, dei quali la metà investiti dalle imprese.

Una spesa di 19,2 miliardi di euro pari all’1,26% del PIL (Prodotto Interno Lordo), realizzata nel solo 2009, che corrisponde a un aumento dell’1,1% rispetto all’anno precedente. Chi però a aumentato maggiormente gli investimenti nel settore è stato lo Stato, le istituzioni pubbliche (+4,5%), pur non riuscendo a raggiungere gli investimenti delle imprese. L’università – dato curioso – è l’istituzione che investe meno nella ricerca e che ha aumentato meno gli investimenti in questo periodo.

Spese regionali x ricerca

Di conseguenza, anche il movimento dei dottori di ricerca, e le loro assunzioni, varia: il personale addetto alla ricerca cala del 5,3% tra il 2009 e il 2008 e il dato contrastante è che cala proprio all’interno delle istituzioni pubbliche  – addirittura del 10,5%. Ciò significa che si investe di più ma si decide, nel settore pubblico, di non far ricadere questi investimenti sul pagamento del personale con adeguate competenze scientifiche.
A cercare personale competente sono invece come sempre le imprese (che ogni anno investono di più per impiegare dottori di ricerca) e le università che scelgono personale di qualità ma lo pagano meno, come si evince incrociando i dati.

Movimento dottori ricerca

Nel 2010 la spesa per la Ricerca e lo Sviluppo è aumentata ulteriormente, dell’1,7%. Per il 2011 invece si prevede che i risultati dell’elaborazione dei dati (ancora non conclusa in quanto mancano quelli relativi alle università) mostrino un calo. Occorre tenere presente che gli stanziamenti per la Ricerca e lo Sviluppo destinati dallo Stato (Regioni, Province autonome, Amministrazioni Centrali) sono disponibili fino al 2011 e sono basati sulle previsioni iniziali di spesa. Per il 2011 esse sono di 8,9 miliardi di euro (nel 2009 erano di 9,8 miliardi di euro e nel 2010 di 9,5 miliardi). Come si vede gli stanziamenti pubblici per la Ricerca e lo Sviluppo sono dunque in calo costante.

 

Ricercatori migranti

Quella realizzata dall’Istat è stata la prima indagine totale sui dottori di ricerca che avevano conseguito il titolo tra il 2004 e il 2006, per vedere ad alcuni anni di distanza quale fosse la loro situazione lavorativa.
L’indagine ha scandagliato un universo costituito da ben 18 mila dottori di ricerca e tra i primi dati emersi si è visto che quasi per tutti la residenza, dopo aver trovato lavoro, non è variata soprattutto se i dottori erano residenti in alcune regioni italiane. Chi proveniva da particolari regioni invece si è dovuto spostare, per lavorare e vivere, o in altre Regioni italiane, o all’estero.

Oltre l’80% dei dottori di ricerca provenienti da Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Sardegna sono potuti restare nelle proprie città di appartenenza in quanto hanno trovato opportunità lavorative. Chi invece abitava nelle regioni meridionali è stato costretto ad abbandonarle in cerca di lavoro altrove (il 70% dei dottori).
Addetti ricerca x settore
Le regioni che “importano” più dottori di ricerca sono in primis Trentino Alto Adige, seguito da Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio e Piemonte. Il che significa che c’è molto spazio per l’inserimento professionale dei dottori di ricerca dal momento che, chi prende il dottorato in queste regioni rimane a lavorarvi ma non basta, poiché il 24% dei dottori assunti proviene da altre.

Chi consegue un dottorato di ricerca nel Mezzogiorno non trova lavoro ed è costretto ad emigrare, soprattutto se proviene dalla Basilicata, dalla Calabria o dalla Sicilia – regioni che hanno un bilancio negativo superiore al 20%.
Chi decide di andare all’estero è solitamente di sesso maschile, mentre le donne si spostano preferibilmente all’interno dei confini nazionali.
mappa mobilita

  • A muoversi di più, soprattutto al di fuori dei confini nazionali, sono i dottori che provengonono dal Nord che hanno trascorso periodi all’estero durante il percorso di studi o che nel proprio lavoro svolgono attività di ricerca in modo prevalente.
  • Una maggiore attitudine allo spostamento si riscontra tra quanti hanno conseguito il dottorato a un’età inferiore ai 32 anni e tra coloro che provengono da famiglie in cui almeno uno dei due genitori ha conseguito un titolo universitario.
  • L’attitudine alla mobilità è evidente soprattutto per i dottori di ricerca dell’area delle Scienze fisiche, delle Scienze matematiche e informatiche e dell’Ingegneria industriale e dell’informazione.
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