Le aziende familiari in Italia

Marco Gabbiani

Le aziende familiari in Italia

Secondo i risultati dell’Osservatorio AUB su tutte le imprese familiari italiane, di medie e grandi dimensioni, sono queste a difendere ancora l’occupazione, che aumenta in tre anni del 12,1%

Sono state analizzate tutte le aziende italiane con un fatturato superiore ai 50 milioni di euro soffermandosi su quelle a conduzione familiare: si tratta pertanto di 3.893 imprese su 6.816 grandi imprese. Ciò significa che il 57,1% delle grandi imprese italiane sono a conduzione familiare, un dato da valutare attentamente, dal momento che è proprio grazie a quest’ultime che l’occupazione italiana viene trainata nonostante la crisi dell’ultimo triennio.

Guido Corbetta Gioacchino Attanzio
Marco Gabbiani Guido Corbetta Gioacchino
Attanzio

L’osservatorio AUB è stato realizzato da Guido Corbetta, Alessandro Minichilli e Fabio Quarato della Cattedra AIdAF-Alberto Falck di Strategia delle aziende familiari dell’Università Bocconi di Milano in collaborazione con AIdAF (Associazione italiana delle aziende familiari), gruppo UniCredit e Camera di Commercio di Milano.
Nonostante negli ultimi tre anni il numero di imprese familiari di dimensione media e grande si sia ridotto di 328 unità (nell’ultimo anno), sono proprio queste imprese ad essersi dimostrate più resistenti. Le imprese con i migliori redditi si sono rivelate quelle con sede in Lombardia, Veneto, Liguria, Toscana, Lazio, Abruzzo e Campania.
Le regioni italiane in cui il numero delle aziende familiari è aumentato sono: Lszio, Puglia, Sicilia e Trentino Alto Adige; quelle in cui è diminuito sono: Toscana, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Abruzzo.

Per quanto riguarda la capacità di reazione alla crisi, le imprese a conduzione familiare sono quelle che, nonostante ne abbiano sopportato le conseguenze pienamente, hanno risposto per prime mandando forti segnali di ripresa: nel 2010, la loro crescita è stata del 7% e la redditività è tornata a crescere – anche se ancora non si è attestata ai livelli pre-crisi: il ROI (Return On Investment) è cresciuto dal 6% al 7,2%, ma nel 2007 era al 9,8%, mentre il ROE è cresciuto dal 4,3% al 6,7%, ma nel 2007 era al 10,7%.

La criticità si trova nell’indebitamento: oltre la metà di queste imprese denuncia una posizione finanziaria sulla soglia d’allarme. Un dato parzialmente bilanciato dal fatto che aumentano le aziende con disponibilità liquida in eccedenza e si riducono quelle con Ebitda (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization acronimo inglese che indica l’utile prima dello scorporo di interessi passivi, imposte e ammortamenti varii) negativo.

Guido Corbetta afferma però che “la sfida che le imprese familiari dovranno affrontare nei prossimi anni è quella della complessità. Le imprese familiari tendono a mantenere strutture proprietarie e gestionali piuttosto semplici, forti dei buoni risultati che queste conseguono. Quando la strategia si fa più complessa, anche la struttura deve diventare più complessa rendendo necessari innesti manageriali dall’esterno, che tuttavia occorre imparare a saper gestire con equilibrio”.
Alessandro Spola, in qualità di presidente di Innovhub SSI, azienda speciale della Camera di Commercio di Milano, durante la presentazione dei risultati dell’Osservatorio, ha dichiarato che “la Camera di commercio partecipa allo sviluppo di questo progetto con la convinzione della rilevanza del modello d’impresa familiare per lo sviluppo economico del nostro territorio. Una peculiarità confermata dai dati ma anche un elemento da valorizzare in questo periodo di forti difficoltà, per un rilancio ed una ripresa costruite sulle risorse umane e sulla forza della struttura familiare”.

In effetti, come conferma Gioacchino Attanzio, direttore generale AIdAF, “l’Osservatorio AUB è diventato un punto di riferimento per tutti coloro che si occupano di family business, nelle istituzioni, nel mondo accademico e in quello della comunicazione. I motivi del crescente interesse sono legati all’attendibilità dei dati, alla profondità dell’analisi e all’aderenza alla realtà esaminata. Mi auguro che si possano arricchire ulteriormente le informazioni e i dati raccolti in modo da offrire ulteriori spunti di confronto alle aziende familiari che vogliono migliorare le loro performance”.

Anche Marco Gabbiani, responsabile Family Business di UniCredit, evidenzia come l’Osservatorio AUB, “sviluppato su un orizzonte temporale di più anni e basato su un campione assolutamente numeroso e significativo di aziende, rappresenti una fotografia scientifica ed un’analisi rigorosa, unica nel suo genere, del mondo dell’impresa familiare italiana. La conoscenza approfondita del tessuto imprenditoriale italiano e, nello specifico, delle aziende familiari nonché delle relative dinamiche ci ha condotti lungo un sentiero progressivo di approfondimento dell’interesse, della conoscenza e del livello di servizio verso questo segmento imprenditoriale che va conosciuto e supportato in tutte le sue articolate e complesse dinamiche. Proprio per questo motivo a partire dal 2009 il Private e Corporate Banking di UniCredit hanno istituito un vero e proprio canale specializzato: 12 team presenti localmente sul territorio italiano, il cui scopo è supportare gli imprenditori, titolari di aziende familiari di medie e grandi dimensioni, con specifici servizi di consulenza strategica per il cosiddetto trinomio impresa – famiglia – patrimonio. Nel 2011 si è poi riconosciuto nel passaggio generazionale un’esigenza che meritava di essere sostenuta con una linea di prodotti finanziari ad hoc: i mutui UniCredit Next Generation, volti a supportare le imprese di famiglia non solo dal punto di vista delle risorse finanziarie necessarie ma anche dal punto di vista delle competenze specialistiche e professionali indispensabili per concludere con successo un’operazione di ricambio dei vertici aziendali”.

 

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