Obiettivi Friuli Venezia Giulia per migliorare lavoro femminile

Gli obiettivi del Friuli Venezia Giulia per migliorare il lavoro femminile

 

 

Introduzione del telelavoro, regolarizzazione delle collaboratrici famigliari, bando per le aziende “Family Friendly”, supporti all’autoimprenditorialità, accreditamento e monitoraggio del baby sitting, conciliazione tempi di vita e lavoro. La Regione pigia l’acceleratore sul lavoro femminile

Il Friuli Venezia Giulia si pone come obiettivo il miglioramento della quantità e della qualità dell’occupazione femminile, in considerazione dei dati del triennio 2008-2010 che vedono sostanzialmente inalterate l’occupazione e la disoccupazione di genere seppur con una lieve diminuzione (-0,2%, quando il calo a livello nazionale è dell’1,1% e nel Nordest dell’1,3%).

In tre anni sono solo mille le donne che hanno perso il lavoro (da 219mila sono ora 218mila le occupate nella Regione) nonostante la crisi che ha visto invece crollare il mercato del lavoro maschile. La disoccupazione femminile è salita dal 6,4 al 6,6% mentre quella maschile è salita dell’84,8%: se prima i disoccupati di genere maschile erano 7mila, ora sono ben 15mila. In ogni caso però l’occupazione globale maschile è sempre maggiore di quella femminile, poiché di uomini sono occupati il 71,5% della forza lavoro complessiva maschile, mentre le donne occupate sono solo il 55,5% della forza lavoro complessiva femminile.

La Regione ha già avviato un programma di interventi per promuovere l’occupabilità dando incentivi a chi intende avviare una propria impresa o un’attività autonoma. Il programma per l’autoimprenditorialità ha portato alla nascita di circa 700 aziende negli ultimi quattro anni; si tratta di aziende che operano soprattutto nei settori del commercio e della ristorazione.

La presenza delle imprenditrici in Friuli Venezia Giulia aumenta e raggiunge, nel terzo trimestre 2011, quota 23,8%. Le imprese femminili sono aumentate nel 2011 dello 0,2% mentre quelle maschili nello stesso periodo sono calate dello 0,3% (considerando i dati Unioncamere diffusi a settembre 2011). Secondo la Regione questi positivi risultati si sono avuti soprattutto grazie al progetto Imprenderò, del quale abbiamo già parlato in alcuni nostri precedenti articoli.

Per quanto riguarda la conciliazione dei tempi di vita con quelli del lavoro, è stato rilanciato il bando “Un’azienda family friendly”, finanziato grazie al FSE (Fondo Sociale Europeo) ed è partito il progetto Si.Con.Te che dà incentivi per 800mila euro (stanziati dal Ministero per le Pari Opportunità) a chi si avvale di assistenti famigliari o baby-sitter assumendole regolarmente con contratto di lavoro, presso gli Sportelli del lavoro competenti per territorialità: i CPI (Centri per l’Impiego). Si tratta di un modo per far emergere il lavoro irregolare e che prosegue, come afferma l’assessora al Lavoro Angela Brandi, “sulla strada di emersione del lavoro irregolare tracciata con le misure adottate per le cosiddette badanti”. A questo scopo si sta anche ampliando la rete dei soggetti cui le famiglie possono rivolgersi per cercare baby sitter e assistenti famigliari accreditate e monitorate.

Infine, afferma l’assessora Brandi, “poiché la dimensione della conciliazione è multidimensionale, abbiamo continuato a sostenere gli interventi degli Enti locali pro pari opportunità e in questa direzione va anche l’ipotesi di introdurre modalità di telelavoro nelle pubbliche amministrazioni del Friuli Venezia Giulia, rivedendo a questo scopo le politiche di sostegno dell’occupabilità e della conciliazione contenute nella legge regionale 18 del 2005″.