Opportunità economiche per le imprese e sfide del processo di allargamento dell’Unione Europea nei Balcani Occidentali

Allargamento UE ai balcani

Opportunità economiche per le imprese e sfide del processo di allargamento dell’Unione Europea nei Balcani Occidentali

Presentato a Roma lo stato di evoluzione del percorso, il ruolo della Commissione Europea e i nuovi orizzonti in tema di giustizia, diritti umani, opportunità economiche e sociali. Le possibilità di partenariato

L’obiettivo è realizzare una completa integrazione politica, economica e sociale del continente, con l’ingresso ufficiale in Europa dei territori dell’area balcanica non ancora ammessi, oltre che dell’Islanda e della Turchia. Riflettori puntati, in particolare, sui paesi che hanno conosciuto i conflitti armati degli anni ’90 e sulla necessità di promuovere in essi, attraverso l’accettazione delle candidature all’ingresso nell’Unione, più moderne economie di mercato e una legislazione più attenta alla democrazia e ai diritti delle persone.

Barbara Lippert, Director of Studies,
Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP), Berlino

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In tale ottica, un convegno internazionale realizzato in Dicembre presso la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, con la collaborazione dell’IAI (Istituto Affari Internazionali), ha presentato lo stato di avanzamento delle negoziazioni nei diversi stati e chiarito le difficoltà e i punti di forza per ciascun contesto di analisi, come descritti nella comunicazione inviata dalla Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo lo scorso 12 ottobre 2011.

Lo stato attuale dei Balcani Occidentali e il prossimo ingresso della Croazia

L’attenzione per i Balcani occidentali da parte dell’Unione Europea e l’interesse dei paesi che vi si trovano ad entrare in Europa si sono intensificati nel corso dell’ultimo decennio. Tra il 2003 e il 2009 hanno presentato ufficialmente le proprie candidature all’ingresso la Croazia (2003), la Repubblica ex-yugoslava di Macedonia (2004), il Montenegro (2008), l’Albania e la Serbia (2009), ma le negoziazioni di accesso non si sono aperte per tutti gli stati. Nel suo ultimo report, la Commissione Europea descrive come potenziali candidati i due territori di cui non è stata riconosciuta dall’Unione la candidatura ufficiale (Bosnia Erzegovina e Kosovo), oltre all’Albania e alla Serbia, stati per i quali c’è stato il riconoscimento, ma che non rispondono ancora ai criteri individuati in tema di politica, economia e diritti. Tuttavia, la Commissione Europea raccomanda che il processo in questo senso si velocizzi, poichè ritiene importantissimo incoraggiare nelle aree suddette il percorso di allineamento agli standard europei e di riforme istituzionali ed economiche, nell’ottica di una più completa promozione della democrazia e della libertà delle persone.
E’ ritenuto quasi compiuto, invece, il processo di integrazione della Croazia , “in particolare nei campi dei diritti giudiziari e fondamentali, della competizione e della giustizia, della libertà e della sicurezza”. Per tale ragione, nella comunicazione al Parlamento e al Consiglio d’Europa del 12 Ottobre 2011, in relazione alle strategie di allargamento e alle più importanti sfide 2011-2012, la Commissione ha espresso parere positivo all’ingresso in Europa della Croazia, secondo le tempistiche stabilite in precedenza. In base a questa indicazione, il Paese diventerà membro dell’Unione dal 1 Luglio 2013, e la Commissione monitorerà i progressi dello Stato in relazione ai criteri non ancora compiutamente raggiunti, che si ritiene possano essere rispettati entro la data prevista per l’ammissione.

Le questioni irrisolte e la disputa sul nome per la ex Repubblica Yugoslava di Macedonia

Restano in itinere i processi di integrazione della maggior parte dei paesi dei Balcani Occidentali, in considerazione di specifiche problematiche: si tratta in genere di questioni di natura politica, economica o di legislazione sui diritti umani, puntualmente presentate nei report divulgati dalla commissione per ciascuno stato, e consultabili sul sito ufficiale (cfr allegato). In particolare, nel caso della Repubblica ex Yugoslava di Macedonia, resta in piedi la questione del nome, una delle più annose e più difficili da risolvere.
Infatti, fin dalla dichiarazione di indipendenza dalla Yugoslavia, nel 1991, la Grecia rifiuta il nome ufficiale scelto dal nuovo stato, in quanto individua nella Macedonia storica, che è tuttora una regione politica della Grecia stessa, una parte della propria identità etnica e culturale, legata alle figure di Filippo II e di suo figlio Alessandro Magno, e del tutto indipendente dalla presenza delle tribù slave, che non si insediarono nell’area prima del VI secolo d.C. Pertanto la Grecia ha contestato pure la scelta della bandiera della Repubblica ex Yugoslava di Macedonia, che reca il sole di Vergina, o stella argeade, ritenuto il simbolo della dinastia di Filippo II fin da quando fu scoperto, inciso su uno scrigno dorato rinvenuto durante gli scavi archeologici dell’antica Vergina nel 1977. Queste contestazioni possono oggi dirsi risolte, insieme a quelle relative ad alcune clausole contenute nella costituzione del nuovo stato, che secondo il governo di Atene erano poco chiare e potevano dare adito, in futuro, a rivendicazioni territoriali sull’omonima regione ellenica.
La Grecia è considerata oggi tra i partner economici e gli investitori stranieri più importanti della Repubblica ex Yugoslava di Macedonia, ma non demorde sulla questione del nome: dopo aver proposto soluzioni che escludessero del tutto il termine conteso, come Repubblica di Skopje e Repubblica del Vardar, ha accolto le proposte di mediazione delle Nazioni Unite, in cui il nome è accompagnato da un qualificativo (Alta Macedonia, Nuova Macedonia, Macedonia-Skopje). La ex repubblica yugoslava non è però intenzionata, ancora allo stato attuale, ad accettare alcun compromesso, e questa difficoltà, insieme ad altre, sta bloccando l’ingresso del paese nell’UE. Quest’ultima, come tutte le altre organizzazioni internazionali di carattere istituzionale (ONU, OSCE), in attesa di una risoluzione ufficiale del diverbio, riconosce il paese in questione con il nome di the former Yugoslav Republic Of Macedonia (Repubblica Ex Jugoslava di Macedonia).
allargamento UE balcani

Il processo di allargamento a Turchia e Islanda e le opportunità per i Paesi membri

La raccomandazione dello scorso ottobre analizza pure lo stato delle negoziazioni per l’ingresso nell’Unione Europea dell’Islanda e della Turchia. Per quest’ultima, candidata fin dal 1987, le negoziazioni sono partite solo nel 2005, con difficoltà soprattutto in relazione alla politica estera, dal momento che restano ancora difficili i rapporti istituzionali tra Istanbul e il governo di Cipro. Il processo di ingresso nell’UE resta comunque, a giudizio della Commissione, lo strumento privilegiato per incoraggiare le riforme, sviluppare il dialogo con l’esterno, potenziare la sicurezza e la competitività economica, a beneficio di tutti gli stati membri e dei possibili investitori.
Nel caso dell’Islanda, la cui candidatura è stata ricevuta nel 2009, la Commissione sottolinea come l’isola nordeuropea sia già membro dell’EEA (European Economic Area) e dell’area Shengen, e possieda pertanto una legislazione in larga parte allineata alle richieste della UE. Si tratta, peraltro, di una opportunità importante di allargamento dei mercati, con ricadute significative dal punto di vista economico tanto per il paese entrante che per gli stati già membri.

Laura Carmen Paladino

Allegati

pdf strategy_paper_2011_en.pdf

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