Riforma del mercato del lavoro, l’Articolo 18

Europa e riforme. Riforma del mercato del lavoro, l’Articolo 18, le parole della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

Cresce la fiducia degli italiani nell’Unione per risolvere la crisi. Il 60% dell’elettorato ha manifestato pieno consenso verso l’istituzione europea e le sue azioni per risolvere la crisi.  Il sondaggio del forum Internazionale “Economia e società aperte” conferma che il 77% dei dirigenti e degli imprenditori  intervistati pensa che l’Europa ci stia aiutando a risolvere i nostri problemi

Dunque il tema del “vincolo esterno” continua a essere importante per gli italiani. Questo è quanto emerge da uno studio svolto dalla società di ricerca CECo, per conto della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e del Forum Internazionale Economia e Società Aperta, fondato dall’Università Bocconi e dal Corriere della Sera sotto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica.

Il campione studiato a novembre scorso, che ha visto coinvolti imprenditori, dirigenti e un campione rappresentativo della popolazione italiana compresa tra i 18 e i 60 anni con accesso a internet da casa, ha rivelato anche che il 54% degli imprenditori e dirigenti è favorevole al tema dell’introduzione degli Eurobond, anche quando questi dovessero comportare una progressiva cessione di sovranità fiscale alle Autorità europee, mentre il 32% è favorevole ma con gradualità.
L’anti-europeismo è sostanzialmente inesistente nella nostra classe dirigente, solo l’1% infatti ritiene che sia la stessa Europa la causa dei nostri problemi. Tuttavia questo Europeismo è più critico rispetto al passato

Il  sondaggio si è svolto prima delle dimissioni formali del Governo Berlusconi e dunque prima dell’incarico al prof. Mario Monti, quindi non riflette un’opinione dei cittadini, degli imprenditori e dei dirigenti rispetto a specifici provvedimenti dell’attuale Governo, tuttavia evidenzia l’assoluta e forte consapevolezza, l’ 87% del campione, della gravità della crisi e dell’importanza di una agenda di riforme.

Percezione delle riforme. Importanza e priorità

In questo senso il consenso alle proposte generali di riforma suggerite negli scorsi mesi dall’Unione europea è molto ampio e diffuso. Gli esempi sono numerosi. Sì a una maggiore flessibilità in tutti i rapporti di lavoro (63,5%) legata a una riforma degli ammortizzatori sociali; sì alla contrattazione aziendale e al salario legato alla produttività (69%); sì alla riduzione delle imposte sui redditi da lavoro delle donne per aumentare l’occupazione femminile (74%); accordo sull’aumento delle tasse universitarie per i fuori corso (66%) e per rendere più selettivi gli accessi all’Università pretendendo una maggiore preparazione agli esami (75%); sì alla meritocrazia e alla trasparenza dei percorsi di carriera nel pubblico impiego (89%). Maggiore libertà di impresa, contrasto alla criminalità, all’illegalità, alla corruzione anche a prezzo della limitazione della privacy e dei diritti individuali. Maggiore concorrenza minore ruolo dello stato. Per il 73% del campione sì alla liberalizzazione degli ordini professionali. Per il 45% è importante la liberalizzazione delle attività commerciali e i servizi pubblici, mentre per il 47% del campione è importante privatizzare le imprese pubbliche. E’ inoltre fondamentale una maggiore flessibilità in cambio di maggior assistenza per chi perde il posto di lavoro. Tema fondamentale, inoltre, è la riduzione del carico fiscale e l’esigenza di legare gli stipendi alla produttività e nella percezione comune vi è la priorità della riqualificazione del sistema scolastico e formativo. Primo intervento che viene richiesto dall’intero corpus di intervistati sono i tagli al costo del lavoro.

Dopo l’euro una nuova ricetta per la competitività

Ci troviamo di fronte all’esigenza di aiutare l’Italia a riguadagnare competitività perché – ha sottolineato Guido Tabellini, Rettore dell’Università Bocconi – dalla nascita dell’euro, rispetto alla Germania, abbiamo perso il 25% della nostra competitività, se facciamo riferimento agli indicatori aggregati sul costo di lavoro per unità di prodotto. Se guardiamo alla produzione industriale – ha continuato Tabellini – il quadro è oggi ancora più fosco.  A causa della recessione è circa il 20% sotto il livello di quando è stato introdotto l’euro in Italia, il disavanzo di parte corrente nel 2011 è intorno al 3% del reddito. L’Italia fatica a reggere il passo con la competitività. La manovra presentata e approvata in questi giorni alleggerirà il peso dell’IRAP ma è necessario lavorare ancora per ridare competitività alle nostre imprese alleggerendo ancora di più il cuneo fiscale in particolare gli oneri sociali. Perno su cui è importante lavorare una volta trovata la copertura finanziaria.

Il mercato del lavoro

Un altro aspetto prioritario – ha poi sottolineato Tabellini – è la necessità di trovare un equilibrio migliore tra la precarietà e gli istituti di protezione oggi esistenti nel mercato del lavoro  per ottenere maggiore protezione a chi non ne ha ma più flessibilità in uscita.

I servizi

Terza area di intervento – ha evidenziato il Rettore della Bocconi – sono i beni non scambiati, cioè i servizi sui quali occorre fare le liberalizzazioni. Dalla sanità, all’istruzione, ai trasporti, ai servizi pubblici locali sono gli ambiti dove vi è bisogno di maggiore concorrenza e maggiore compresenza tra pubblico e privato. Evasione fiscale, legalità e corruzione, poi, sono temi che debbono essere affrontati per trovare una soluzione.

La crisi

Anche l’Europa ha bisogno di manutenzione non solo l’Italia. L’Italia vittima dei cosiddetti equilibri multipli. Sono quegli equilibri che si creano nel mercato.  Quando c’è la fiducia e i tassi di interesse rispecchiano questa fiducia la situazione è sostenibile, quando invece si viene conformando una situazione come quella in cui stiamo rischiando di cadere, e, comunque, dentro la quale stiamo cominciamo a transitare in cui la fiducia viene a mancare, i tassi di interesse si alzano e il debito diventa insostenibile.

Questo ciclo di equilibrio non sostenibile viene poi aggravato dalla disintegrazione del mercato unico nei servizi bancari.  L’alto costo del debito si trasmette ai sistemi bancari e a tutta l’economia. Le istituzioni europee –  ha messo in evidenza Tabellini  – devono fare di più per ridare fiducia in questa situazione di equilibri multipli. La banca centrale europea, in questo senso, deve avere un ruolo fondamentale. Se guardiamo come gli Stati Uniti e l’Inghilterra hanno affrontato questa crisi vediamo che lo hanno fatto anche grazie a una massiccia dose di acquisti di titoli di stato da parte delle loro banche centrali. Se questo porta a un indebolimento del cambio, come in alcuni casi ha portato, questo aiuta a rimettere in movimento il sistema e l’economia.

La BCE si è comportata in maniera non lineare, perché da un lato ha acquistato debito pubblico in maniera non indifferente avendo acquisito più di duecento miliardi di debito dal 2010, dall’altro sarebbe stato necessario farlo in maniera più determinata, perché altrimenti si continua a minare la fiducia che questi stessi acquisti vogliono dare. Prioritario diventa il cambiamento significativo nell’atteggiamento delle Autorità Monetarie Europee affinché funzionino anche  le riforme nazionali per riuscire a ripristinare la fiducia. 

Oggi si legge sui giornali che la Bce ha fatto una cosa importante concedendo prestiti al sistema bancario sull’orizzonte di tre anni cosa che è vera ma non credo – sostiene Tabellini – che questo possa risolvere il problema del debito pubblico perché le dimensioni del debito in scadenza dell’Italia e della Spagna sono troppo grandi e in questo momento la priorità del sistema bancario è sostenere l’economia privata non sostenere il debito pubblico. Il nostro debito pubblico è detenuto in maniera rilevante anche all’estero per circa il 40% e questa è anche un’arma contrattuale che in questa fase di riforma delle istituzioni europee può essere utile e non bisogna spingere per una rinazionalizzazione. Il risanamento della finanza pubblica e le riforme nazionali per ridare competitività all’economia – ha concluso Tabellini –  sono la strada appena intrapresa dal nostro paese ed è ancora molto lunga.

Il mercato del lavoro. La posizione di Confindustria

Emma Marcegaglia ha dichiarato che questa riforma è importante ma non è l’unica. Noi ci siederemo a questo tavolo con molta concretezza e pragmatismo dando come presupposto la discussione sulla flessibilità in uscita perché in Italia abbiamo una assetto di regole con non esiste nel resto d’Europa, ma per quel che riguarda la flessibilità in entrata esistono strumenti già presenti in altri paesi  che non penalizzano i giovani e le donne come avviene nel nostro paese. Noi siamo disponibili a ragionare su forme di riduzione della flessibilità in entrata quella che porta a situazioni che non sono accettabili. Siamo molto interessati ad avere una maggiore flessibilità in uscita per allinearci al resto d’Europa ed essere quindi competitivi, ma nel contempo è prioritario dare sostegno a chi perde il lavoro. Il sussidio di disoccupazione, ad esempio, normalmente inferiore  deve essere equiparato agli altri paesi europei ripartendone il costo tra le imprese e lo stato, magari tagliando altri sprechi.

Articolo 18, Riforma del mercato del lavoro e occupazione femminile

Emma Marcegaglia, a margine dell’incontro, risponde ad alcune domande nostre e degli altri giornalisti, parlando della riforma e dei necessari tagli al costo del lavoro, dei problemi dell’occupazione femminile e del positivo sconto sull’IRAP per le aziende che assumono donne.

 

Livia Serlupi Crescenzi