Laboratorio Terziario: norme e legislazione in tema di pari opportunità

Min. Elsa Fornero, Pari Opportunità

Laboratorio Terziario: norme e legislazione in tema di pari opportunità

Pubblicata recentemente l’analisi dedicata alle principali norme vigenti in tema di pari opportunità e di welfare contrattuale nel terziario e nel settore del turismo e dei servizi

È giunta alla sua terza edizione e fa il punto sulle norme contrattuali nel terziario, nel turismo e nei servizi: è l’analisi “Laboratorio Terziario”, che presenta anche un interessante approfondimento sull’assistenza sanitaria integrativa.

Si tratta di un prontuario utile per le donne, e in particolare per le imprenditrici, che raccoglie tutte le leggi esistenti in Italia in tema di pari opportunità, molestie sessuali, mobbing, gravidanza e puerperio, maternità, congedi parentali e conciliazione dei tempi dedicati al lavoro e alla famiglia.

Le norme contrattuali in tema di pari opportunità: il focus sui singoli CCNL

Il documento raccoglie e presenta in un contesto unitario le sezioni dei singoli Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro relative alle pari opportunità e al lavoro femminile: nelle tabelle allegate presentiamo un quadro di insieme, che chiarisce i punti di forza e di debolezza dei singoli CCNL, in relazione ai vari temi affrontati (commissione pari opportunità, azioni positive su molestie sessuali e mobbing, azioni migliorative su gravidanza e puerperio, sostegno alla maternità, congedi parentali, azioni per conciliazione dei tempi di vita e di lavoro). Emerge forte l’esigenza di sviluppare l’attività di ricerca e di analisi, soprattutto con l’obiettivo di individuare gli interventi idonei a rendere più facile il reinserimento delle lavoratrici dopo l’assenza per maternità, e a salvaguardarne la professionalità. Tra questi, sembrano importanti soluzioni come il part time post-partum, regolato da norme chiare e tali da renderlo facilmente ottenibile dalle lavoratrici, e la flessibilità contrattata dell’orario di lavoro.

I dati in tema di maternità, gravidanza e puerperio, congedi parentali e conciliazione dei tempi.

La situazione attuale, infatti, mostra una grande difficoltà delle neomamme italiane nel rientro in servizio: in media, se prima della nascita di un figlio lavorano 59 donne su 100, solo 43 continuano a farlo dopo la maternità, e il tasso di  abbandono risulta altissimo, attestandosi al 27,1 per cento.
L’occupazione delle neomamme, peraltro, mostra un percorso ad U, con una forte discesa nei primi tre anni della vita del bambino: dunque è ancora nella sostanza soprattutto la madre, negli anni della primissima infanzia, ad occuparsi della prole, e a dover per questo rinunciare quasi totalmente alla propria attività professionale e lavorativa. Nonostante infatti la fruizione dei congedi parentali da parte degli uomini sia in ascesa negli ultimi anni (fino al 24 per cento, contro il 76 per cento delle donne), solo l’11 per cento dei papà si occupa in modo sostanziale dei figli in età prescolare.
I dati mostrano comunque andamenti diversi nelle singole regioni, in relazione anche al tasso di occupazione femminile generale.

La legislazione sulle specificità femminili e l’impegno per una maggiore attenzione nei luoghi di lavoro

Sono ancora molto poche le norme specificamente dedicate a rendere i luoghi di lavoro adatti alla presenza femminile: la maggior parte di questi, infatti, sembrano costruiti e organizzati secondo regole che ignorano completamente le specificità della donna, e ingenerano affaticamento fisico e mentale nelle lavoratrici, rendendole maggiormente esposte alle malattie professionali, in particolare a quelle collegate allo stress. Gli studi dimostrano che di queste si ammalano due volte di più le donne che gli uomini: il tema della sicurezza dei posti di lavoro deve pertanto contemplare anche questo aspetto, quale strumento di conciliazione nei processi di contrattazione di secondo livello. Una proposta in merito è quella di prevedere, all’interno delle aziende, figure femminili quali rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, in quanto le donne sono tendenzialmente più attente alle peculiarità di genere.

La legislazione in tema di molestie sessuali, mobbing e mutilazioni genitali, e le attività di sensibilizzazione e prevenzione

Uno degli approfondimenti di “Laboratorio Terziario” riguarda il tema della violenza di genere, e raccoglie tutte le leggi vigenti in Italia al riguardo.
Lo studio riconosce come soggetti maggiormente a rischio le donne impiegate nei settori economici industriali, commerciali e dei servizi, oltre che nel lavoro domestico e di assistenza alla persona; particolarmente esposte risultano giovani donne e lavoratrici immigrate, soprattutto le irregolari e quelle che appartengono a gruppi etnici stigmatizzati e ghettizzati. Sono considerati da tutelare anche i minori che vivono sul territorio italiano, siano essi figli di cittadini regolari, di stranieri o di coppie miste.
A protezione di queste persone vengono proposte sinergie tra sindacati, forze dell’ordine, centriantiviolenza e associazioni laiche e religiose, e si preme per la creazione di osservatori che vigilino sui contratti di lavoro e verifichino che non si realizzino forme di sfruttamento e di violenza indiretta che incidano sulla libertà decisionale della donna, per esempio attraverso i ricatti lavorativi e sessuali, il mobbing o il lavoro forzato, soprattutto nei settori poco tutelati dalla rappresentanza sindacale, come quelli edile, agricolo e del lavoro domestico. Si auspica inoltre la creazione di un protocollo di azione che accompagni le vittime nella riabilitazione, attraverso sostegni di tipo economico, psicologico e sanitario.

Nel contesto della lotta alla violenza di genere si inserisce la campagna MGF (Mutilazioni Giunte alla Fine), che utilizza, per contrastarle, lo stesso acronimo usato per definire le Mutilazioni Genitali Femminili: un fenomeno inquietante, che con i flussi migratori è approdato anche nel nostro paese, e che rende urgentissima una adeguata informazione e sensibilizzazione.

L’Italia è intervenuta sul tema con una legge specifica varata nel 2006, e sostiene i passi avanti che i paesi africani stanno compiendo, soprattutto dopo l’adozione del protocollo di Maputo (2003), per estirpare pratiche ancestrali profondamente lesive della libertà e della dignità delle donne.

Laura Carmen Paladino

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