Liberarizzazione orari negozi : il dibattito è aperto

negozi aperti

 

Liberalizzazione orari negozi : il dibattito è aperto

Coro di oppositori alla norma introdotta dal Decreto Monti per cui i negozi possono restare aperti senza limiti temporali. Una novità che in ogni caso fa riflettere su come stiano cambiando le abitudini di consumo

Opportunità per il rilancio dei consumi o danno per i negozi di vicinato? Il dibattito sulla liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi previsto dal decreto “Salva Italia” del Governo Monti è molto acceso.

Nella sezione che riguarda le “Disposizioni per la promozione e la tutela della concorrenza”, all’articolo 31 del decreto 201 del 6 dicembre 2011, si eliminano i vincoli negli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali. Tradotto: negozi della piccola e grande distribuzione possono decidere autonomamente di tenere aperto anche 24 ore su 24 o negli orari che ritengono più convenienti.

Esercizi commerciali che secondo dati del Ministero dello Sviluppo Economico sono in Italia oltre 776mila.

La grande distribuzione in molte parti d’Italia si sta già organizzando con turnazioni specifiche per tenere al massimo le serrande alzate, mentre da sindacati e amministrazioni regionali scattano gli altolà al Governo centrale.

 

Cosa cambia in base a questa sezione della manovra?

L’articolo 31 del decreto di fatto sopprime i vincoli di apertura finora esistenti, lasciando ai negozi l’opportunità di restare aperti anche 24 ore al giorno in base alle proprie esigenze o disponibilità. Il decreto assegna inoltre 90 giorni di tempo a Regioni e Comuni per adeguare i propri ordinamenti alla libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali “senza limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura, esclusi quelli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente e dei beni culturali”.

Le Regioni e le associazioni

Toscana, Veneto, Piemonte e Puglia sono tra le prime amministrazioni regionali che – pur da una diversa sponda politica – hanno annunciato all’unisono che impugneranno di fronte alla Corte Costituzionale il decreto Salva-Italia nella parte in cui consente piena libertà di aperture ai negozi senza vincolo di orario o di giorno. Il motivo? “Il decreto interviene su una materia di competenza regionale: il commercio”, affermano in coro i Presidenti di Regione accogliendo di fatto l’appello di Confesercenti a sollevare l’illegittimità di questo provvedimento.

Secondo Confesercenti “la liberalizzazione degli orari si sta facendo ‘carta straccia’ delle competenze delle regioni, del ruolo delle piccole e medie imprese nella qualità della vita delle nostre città”. Secondo il vice direttore generale di Confesercenti Mauro Bussoni la nuova norma farà spostare gli acquisti alla domenica, appoggiando di fatto la Grande distribuzione organizzata. Secondo gli scenari di Confesercenti nei prossimi 3 anni chiuderanno 80mila esercizi commerciali e si perderanno 240mila posti di lavoro.

Ferma contrarietà anche da Confcommercio: Roberto Polidori, presidente di Confcommercio Roma, sostiene che “non è valido l’assioma secondo il quale più si sta aperti e più si vende e più si incassa. Il volume delle vendite è determinato dal potere d’acquisto dei consumatori, che in questo momento è bassissimo”.

I sindacati

La Cgil tramite il suo account Facebook afferma: “Cari professori al governo, i nuovi orari dei negozi si concordano nelle regioni e nelle città, non si decidono a Roma per decreto. Liberalizzare gli orari dei negozi favorisce solo i grandi centri commerciali a danno dei piccoli esercizi. Di certo non aiuta la concorrenza”. Tra i timori del sindacato anche il peggioramento delle condizioni di chi lavora nei grandi centri commerciali e negli ipermercati, che con grande probabilità subirebbero ribaltamenti degli orari di lavoro. Oltre a questo, Fisascat, la federazione del terziario e commercio della Cisl, afferma tramite il suo segretario Pierangelo Raineri che “il via libera del provvedimento non avrà gli auspicati effetti sull’aumento dei consumi, del Pil e dell’occupazione”.

I sostenitori

A sostegno della liberalizzazione Federdistribuzione, Codacons e Cia (Confederazione Agricoltori). “A fronte di un quadro economico difficile – sostiene Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione – il Governo ha intrapreso una coraggiosa politica di liberalizzazione. In particolare la normativa riguardo gli orari di apertura dei negozi sancisce il diritto per gli operatori commerciali di poter gestire liberamente i propri punti vendita valorizzando contemporaneamente la concorrenza, il servizio ai consumatori e i propri investimenti. Auspichiamo che ci siano presto altri liberalizzazioni  che tocchino a fondo tutti i settori ancora protetti del nostro Paese (ad esempio servizi pubblici locali, ordini professionali, energia) e che rappresentano perdite di efficienza e maggiori costi. In particolare se dobbiamo pensare ancora al settore del commercio, i prossimi interventi dovranno essere quelli sui farmaci, sulle benzine e sulla liberalizzazione delle promozioni”.

Pieno sostegno alla nuova norma arriva anche dal Codacons che sostiene che il blocco della liberalizzazione degli orari produca un danno da 8 miliardi di euro. “I Governatori che decideranno di ricorrere alla Corte Costituzionale contro l’articolo 31 della manovra Monti sulla ‘promozione e la tutela della concorrenza’, verranno denunciati all’Antitrust e nei loro confronti sarà chiesta una sanzione salatissima in relazione ai danni alla concorrenza prodotti” afferma il Coordinamento  consumatori. “Opporsi ad un provvedimento che i consumatori chiedono da 20 anni è assurdo e dannoso, perché liberalizzare il commercio vuol dire salvare migliaia di negozianti dalla bancarotta, far riprendere l’economia nazionale e offrire maggiori possibilità ai cittadini”.

Agnese Fedeli

Condividi