Anno europeo invecchiamento attivo

 

2012 Anno europeo dell’invecchiamento attivo

 

Un anno dedicato alla solidarietà tra generazioni iniziato con un’indagine Eurobametro che rivela come i cittadini europei siano consapevoli che la popolazione stia invecchiando, ma non sono affatto preoccupati per quanto ciò questo comporterà. Intanto oltre il 60% degli europei vuol continuare a lavorare dopo l’età pensionabile

Gli europei si mostrano pronti per una “vecchiaia attiva” e la maggior parte della cittadinanza afferma che le persone di oltre 55 anni di età svolgono un ruolo fondamentale nella società e che dovrebbe essere consentito loro di continuare a lavorare. A chiederlo a gran voce sono proprio i più anziani, mentre i giovani – per ovvie ragioni – pensano che ci si dovrebbe fermare all’età pensionabile.

L’indagine Eurobarometro realizzata in occasione di questo 2012 Anno europeo dell’invecchiamento attivo, “indica che le persone sono pronte a rimanere attive via via che invecchiano”. A dirlo è Lazlo Andor, il commissario europeo responsabile per l’occupazione, gli affari sociali e l’inclusione, che afferma: “sono fiducioso che l’Anno europeo fungerà da catalizzatore per mobilitare i cittadini, le persone interessate e i decisori politici stimolandoli ad agire per promuovere l’invecchiamento attivo e affrontare in modo positivo le sfide poste dall’invecchiamento”.

Vecchi e giovani. Dipende

L’indagine ha coperto cinque ambiti: la percezione complessiva dell’età e degli anziani; gli anziani sul posto di lavoro; l’uscita dal mondo del lavoro e le pensioni; il lavoro volontario e il sostegno agli anziani.
Tra le altre cose, l’Eurobarometro ha mostrato come le definizioni di giovane e vecchio varino a seconda del Paese. Ad esempio in Portogallo e in Svezia chi ha meno di 37 è considerato giovane, in Grecia si è considerati giovani fino a 50 anni di età.
Secondo la media, gli europei ritengono che si inizi a essere considerati vecchi intorno ai 64 anni di età, mentre non si è più considerati giovani dai 42 anni in su.
Gli uomini pensano che a 62 anni già si sia vecchi, mentre le donne ritengono che lo si sia a partire dai 65 anni.

Lavoro: quando è ora di smettere

L’idea che l’età ufficiale di pensionamento venga aumentata entro il 2030 spaventa 2 cittadini europei su 3. Ciononostante, il 61% della popolazione europea chiede di avere la possibilità di continuare a lavorare anche dopo l’età pensionabile. Ciò che non si vuole insomma è un’età di pensionamento obbligatoria.

Secondo le ricerche ufficiali comunque, anche se l’età pensionabile è solitamente di 65 anni, si esce dal mercato del lavoro a circa 61 anni (dati riferiti al 2009). A quell’età, il 42% degli europei ritiene di poter svolgere tranquillamente il proprio lavoro e di poter continuare a farlo anche oltre i 65 anni. Un europeo su tre vorrebbe continuare a lavorare dopo aver raggiuntò l’età del pensionamento, mentre due cittadini su tre vorrebbero avere una pensione parziale cui aggiungere un lavoretto part-time.
L’idea di non sentirsi più parte attiva della società dunque non piace agli europei, ma nessuno vuol sentirsi obbligato a continuare a lavorare o a smettere quando fa comodo allo Stato.

Per quanto concerne l’attività degli over 55 poi, bisogna considerare che anch’essi fanno parte di quel 25% della popolazione europea che svolge volontariato. Il 36% degli ultracinquantacinquenni ha dichiarato di aver aiutato persone al di fuori del proprio nucleo familiare e il 15% si occupa di un familiare anziano.

L’Anno europeo

L’anno europeo per l’invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni è stato indetto per sensibilizzare la società sul contributo degli anziani e per promuovere misure che consentano loro di restare attivi. Esso contempla tre dimensioni di invecchiamento attivo: quella nel mondo del lavoro; quella di partecipazione sociale; quella di autonomia.

Invecchiamento attivo nel mondo del lavoro

Si dovranno incoraggiare i lavoratori anziani a rimanere nel mondo del lavoro. Per farlo, devono migliorare le condizioni di lavoro adattandole allo stato di salute e alle necessità dei lavoratori anziani.
Inoltre, occorre aggiornare le loro abilità grazie all’accesso ai corsi formativi in un’ottica di apprendimento permanente. Infine, occorre che gli Stati aderenti all’UE riesaminino i propri sistemi fiscali per assicurare che gli anziani abbiano dei reali incentivi a lavorare più a lungo.

Partecipazione alla società

Gli Stati devono far aumentare le opportunità per gli anziani di contribuire al buon andamento della società, facendo sì che essi possano svolgere opere di volontariato o occuparsi della famiglia evitando l’isolamento sociale – con tutti i rischi e i problemi che ciò comporta.

Vita autonoma

Occorre promuovere l’applicazione della medicina preventiva affinché gli anni di vita sana vengano allungati e si possano prevenire gli stati di dipendenza degli anziani dagli altri.
Anche l’ambiente in generale (edifici pubblici, trasporti, edilizia, infrastrutture) deve essere reso più favorevole agli anziani per consentire loro di restare autonomi il più a lungo possibile.

L’Anno europeo vuole incoraggiare pertanto tutti i decisori politici e le parti interessate a impegnarsi sul tema dell’invecchiamento attivo adoperandosi per raggiungere i tre obiettivi sopra esposti.