Antichi mestieri per Giovani Artigiani

Antichi Mestieri - lo stato di salute dell'artigianato

Antichi mestieri per Giovani Artigiani

Lo stato di salute dell’artigianato italiano al centro di una ricerca commissionata dalla Regione Toscana. I risultati descritti in un seminario romano

In Italia nel settore dell’Artigianato operano 1.494.517 aziende, con una percentuale del 21,1% di lavoratori occupati ma, purtroppo, il numero degli artigiani è destinato a diminuire a causa della scarsa predisposizione delle giovani generazioni a formarsi in tale contesto.

Per evitare che i lavori manuali possano scomparire, ben otto regioni (Liguria, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Lazio, Sardegna, Toscana, Piemonte) nonché la Provincia Autonoma di Trento e Bolzano, si sono organizzate aderendo con specifici bandi al progetto interregionale “Valorizzazione e recupero degli antichi mestieri”; il piano, promosso dall’Unione Europea e coordinato dalla regione Liguria, è nato con l’obiettivo di tutelare  le professioni artigianali e di incentivare la nascita di nuovi fabbri, falegnami o sarte.

Questo dato è solo uno dei tanti che è emerso durante il  Seminario conclusivo intitolato”Buone pratiche europee e politiche regionali a confronto: per un sostegno formativo e promozionale degli antichi mestieri” organizzato dal gruppo di Lavoro dell’RTI Agrotec S.p.A. presso la sala Domus Talenti di Roma lo scorso 24 febbraio.

Il tavolo dei relatori ha visto un nutrito alternarsi di esponenti delle Associazioni di categoria e delle Regioni coinvolte. Grande spazio è stato fornito alla società  RTI Agrotec, che ha elaborato, per conto della Regione Toscana, i risultati di un progetto di ricerca sulle professionalità artigianali, evidenziando i punti di criticità del comparto artigianale italiano e le possibili soluzioni da attuare.

Antonella BerettieriHa aperto i lavori Antonella Berettieri in rappresentanza della Regione Liguria, favorevole alla creazione di reti per consentire il  recupero di antiche professionalità artigianali: “opportuno” ha dichiarato “proporre il confronto tra le associazioni di categoria e attuare un’opera di concertazione tra gli eventuali siti regionali; non è da escludere una valutazione condivisa dei risultati”.

Concretezza è stata data alle proposte  delle Regioni con  la presentazione dei  bandi. Per la Regione Toscana è intervenuto Gianni Manetti che si è così espresso: “sono orgoglioso di presentare le conclusioni del progetto che ha fornito ottimi risultati per tutte le attività attuate a livello europeo”.
La Toscana ha strutturato il proprio avviso pubblico in modo differente rispetto agli altri enti locali coinvolti, adeguandolo alle esigenze del territorio di appartenenza: all’interno del bando è stata data una definizione singolare di antichi mestieri, tutta orientata verso il ramo artigianale ed artistico, condivisa dagli attori intervenuti. A sostegno delle attività sono stati concessi 150 mila euro, destinati per il reclutamento, nella prima fase, di soggetti inoccupati e disoccupati presso quindici botteghe artigianali; nel secondo step, poi, la procedura si  è semplificata, con la scelta di un solo candidato che ha  beneficiato di un sostegno economico e della possibilità di avviare una piccola attività imprenditoriale.

Luca CaterinoA Luca Caterino, di Rete e Sviluppo s.r.l., è spettato il ruolo di divulgatore dei dati elaborati. Immediatamente si comprende che il comparto dell’artigianato si diversifica a seconda delle professionalità e che la produzione non è destinata ad una clientela di massa, ma di nicchia. Tale approccio organizzativo comporta, perciò, nella struttura dimensionale, l’impiego di un basso numero di addetti.

 

Ma al di là delle differenze generate dalla lavorazione di un materiale rispetto ad un altro, c’è un elemento che spaventa ed accomuna ogni tipo di artigiano: le 250 piccole e medie imprese operanti nel settore hanno riscontrato, nel 2009, grandi difficoltà a rintracciare manodopera, con un conseguente basso tasso di sostituzione. L’ipotesi più accreditata è che per far fronte a queste carenze gli italiani potrebbero essere rimpiazzati da una maggioranza di cittadini stranieri, facendo così decadere quella consuetudine artigianale che vedeva tramandare di padre in figlio il lavoro di bottega.
Una soluzione possibile può essere rappresentata – ha spiegato Caterino – dalla formazione per la trasmissione interregionale delle competenze; dalla formazione continua di tecniche manageriali e di marketing; dalla certificazione delle competenze e dall’utilizzo di nuovi modelli formativi.

Non sono mancati poi riferimenti al modello francese, che pur mostrando alcune negatività, rappresenta un’eccellenza a livello europeo per il settore dell’artigianato. L’azione d’oltralpe si basa su di un sistema che stimola l’interesse degli studenti verso attività manuali, ricorrendo ad un percorso di alternanza scuola-lavoro. Ai ragazzi invitati a partecipare al programma operativo, di età compresa tra i 16 ed i 25 anni, è garantito uno stipendio che parte da 450 euro ed arriva a 1.000 euro mensili.
I benefici non mancano, neppure, per le aziende ospitanti: infatti, viene loro concesso un credito d’imposta variabile e i datori di lavoro sono esentati dal pagamento dei contribuiti destinati all’apprendista.

Una mano all’artigianato locale – ha illustrato Andrea Manuelli, di Agrotec Spa – può essere offerta da una pubblicità mirata: casi concreti lo dimostrano, come quello della  Galizia (comunità autonoma della Spagna). In terra spagnola si è puntato alla diffusione dei prodotti locali attraverso la creazione di un marchio di qualità, indicatore della particolarità dei prodotti e della professionalità dei suoi artigiani. Altro fiore all’occhiello dell’esperienza galiziana è una rivista che dedica ampio spazio agli articoli manifatturieri.

Luca GalassiIn  Sardegna – ha  raccontato Luca Galassi –  sono state coinvolte, nel dicembre 2011, ben 29 aziende,  che hanno agevolato il lavoro d’indagine specificando quali professionalità fossero più utili.
Si è valorizzato l’artigianato creando una connessione con il territorio locale, pronto ad esaltare i materiali più pregiati: non mancano, così, tra le lavorazioni eccellenti quella del ferro battuto o del corallo di Alghero.

Altra modalità è stata, invece, seguita dalla Regione Puglia, che ha individuato due esigenze distinte: la volontà di dare occupazione offrendo opportunità di riscatto per soggetti inoccupati e disoccupati, da collocare in contesti di artigianato di qualità; quella di favorire la rinascita di mestieri a rischio di estinzione.
Sono stati approvati in tutto 12 progetti, destinati a 16 allievi, del costo di 2.269.950 euro.
Non è  escluso dal piano pugliese l’obiettivo di creare imprese artigiane: un’idea ambiziosa che potrebbe concretizzarsi con  il coinvolgimento delle associazioni di categoria e delle parti sociali.

“Difficile stabilire il numero di donne impegnate in aziende artigianali” ci dice la dottoressa  Anna Lobosco “dato che il bando approvato è per lo più destinato alla formazione di futuri artigiani che, al termine del percorso formativo della durata di 610 ore, otterranno un attestato di qualifica”. Gli antichi mestieri  finanziati spaziano dal potatore al pasticciere, fino alla sarta di scena e allo scalpellino.

L’incontro ha fornito spunti di riflessione su professioni dal sapore antico che, se valorizzate, potranno amplificare il ruolo dell’Italia nelle esportazioni dei suoi ricercatissimi prodotti targati made in Italy.

Paola Paolicelli