Riforma del mercato del lavoro, Pietro Ichino a Padova

Pietro-Inchino

Riforma del mercato del lavoro, Pietro Ichino a Padova

Il giuslavorista illustra i principi della flexsecurity e i punti di discussione sul tavolo del Governo Monti. Posto fisso, articolo 18, indennizzi di licenziamento, accompagnamento a un nuovo impiego. Le proposte di legge del senatore Ichino e l’intervista sul futuro del lavoro in Italia

Parlamentare, avvocato, docente universitario di diritto del lavoro, sindacalista, giornalista, il Senatore ha parlato della riforma del lavoro in un incontro tenutosi a Padova. Lo abbiamo intervistato a questo riguardo. Con uno sguardo attento al lavoro femminile.

Contrastare l’abuso delle collaborazioni autonome che, per molti, rappresentano un vero e proprio lavoro dipendente. Incentivare il contratto a tempo indeterminato introducendo una indennità pari ad una mensilità per ogni anno di anzianità per il lavoratore che venga licenziato entro i 3 anni dall’assunzione. Rafforzare il trattamento di disoccupazione, riconducendo la Cassa Integrazione al suo ruolo originario. Sperimentare, dove possibile, il modello scandinavo di un lavoro declinato sulla “flexsecurity” che comporterebbe una forte responsabilizzazione dell’impresa nei confronti del licenziamento, prevedendo indennizzi aggiuntivi al lavoratore licenziato ed un percorso di accompagnamento ad un nuovo impiego. Sono alcuni dei punti al centro del dibattito sul lavoro che nelle settimane scorse ha portato alle dichiarazioni di molti su “posto fisso”, “intoccabilità dell’articolo 18” e “contratto unico”. E sono il cuore della relazione tenuta a Padova da Pietro Ichino, professore di diritto del lavoro all’Università di Milano, giornalista, avvocato, a lungo dirigente sindacale. A firma di Ichino, senatore del Pd, anche uno dei disegni di legge di riforma del mercato del lavoro dibattute negli ultimi mesi. L’incontro è stato organizzato dall’Associazione Ex Alunni dell’Antonianum di Padova nell’ambito del 31° Corso di Cultura – anno 2012 che ha per tema “L’emergenza educativa”.

Incontro Pietro Ichino, prof. Diritto del Lavoro e Senatore

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“Il nostro mercato del lavoro è caratterizzato da una spaccatura profonda da una parte che è molto vischiosa – ha detto Ichino a donnainaffari.it – dove, da una parte, chi riesce a entrare, resta dove arriva senza più muoversi, dall’altra una parte non protetta dove la mobilità e altissima, persino eccessiva. Questo non è soltanto iniquo – perché non c’è nessun motivo per cui le persone che hanno perso lavoro in questa crisi, senza preavviso e senza indennizzi, siano considerate di serie B o C – ma è anche inefficiente, perché significa sprecare il capitale umano di metà della nostra forza lavoro, perché nessuno investe in formazione professionale su un lavoro precario. Dobbiamo uscire da questo equilibrio, uscire da questo modello e per uscire penso si debba tirare una linea e dire che da qui in avanti ci confrontiamo con un nuovo diritto del lavoro, applicabile a tutti. Tutti a tempo indeterminato, tranne i casi classici di lavoro stagionale o sostituzioni, e per tutti le protezioni essenziali. Ma nessuno inamovibile: questo significa che si può perdere il posto per motivi economici, amministrativi e organizzativi, ma viene garantita una robusta sicurezza economica e professionale al lavoratore eventualmente licenziato”.

 

Come si può leggere il mercato del lavoro femminile alla luce di questa riforma del mercato del lavoro?

“In Italia abbiamo un tasso di occupazione femminile che definire indecente è poco. Un valore pari al 46% di donne nel mercato del lavoro professionale non è un dato neanche da paese sottosviluppato, perché i paesi sottosviluppati hanno altri valori. E’ un enorme spreco di risorse, di ricchezza, di sicurezza per le famiglie. Occorre uscire dal modello mediterraneo di organizzazione del lavoro e transitare verso quello nordeuropeo, una organizzazione lavorativa, della società e della famiglia che non si può fare cambiando un singolo pezzo. Occorre una riforma organica a 360 gradi che investe tanti pezzi del sistema”.

Agnese Fedeli

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