Verso la fine delle quote latte

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Verso la fine delle quote latte. La nuova normativa approvata dal Parlamento Europeo

Le organizzazioni di produttori potranno negoziare il prezzo del latte crudo. Le nuove regole rafforzeranno il potere contrattuale degli agricoltori del settore lattiero caseario. Novità anche per i produttori di formaggio

Approvata il 15 febbraio e in attesa di ratificazione, la nuova normativa porterà alla definitiva soppressione delle tristemente note “quote latte” che hanno provocato tante rivolte da parte dei produttori del settore. Tali quote non ci saranno più a partire dal 2015, ma intanto prende il via la nuova legislazione che porrà dei limiti solo in relazione alla concorrenza sleale e che sarà valida fino a giugno 2020.

Con 574 voti favorevoli, 97 contrari e 18 astensioni, il Parlamento Europeo ha dato seguito ufficiale a un accordo informale preso con i singoli governi nazionali. Grazie alla nuova legislazione sul latte saranno i produttori stessi contrattare i prezzi del bianco prodotto purché rispettino le regole della competizione corretta. Ciò significa che il volume di latte crudo sul quale si potrà negoziare il prezzo tra organizzazioni di produttori e organizzazioni di trasformatori, non potrà superare il limite del 3,5% della produzione totale UE o quello del 33% della produzione nazionale. Se la produzione nazionale è inferiore alle 500mila tonnellate, questo limite può salire al 45%.

Relatore del provvedimento è stato l’europarlamentare inglese James Nicholson, che ha affermato come “questa legislazione aiuterà a rafforzare il potere contrattuale degli agricoltori del settore lattiero caseario per ottenere il miglior prezzo possibile per il loro latte. Le organizzazioni di produttori dovrebbero aiutare gli agricoltori a organizzarsi meglio e rafforzare la loro posizione nella catena alimentare, specialmente in quegli Stati membri dove il sistema delle cooperative è limitato o inesistente”.

I Paesi dell’Unione potranno sempre decidere autonomamente se imporre contratti obbligatori o facoltativi per le forniture di latte dentro il proprio territorio nazionale, però, se opteranno per i contratti obbligatori, questi dovranno essere stipulati prima della fornitura e indicare: prezzo, scadenze dei pagamenti, accordi sulla raccolta del latte, accordi sulla sua fornitura. Tali contratti dovranno avere una durata minima obbligatoria di almeno 6 mesi.

Anche per quanto la produzione di formaggi ci sono delle novità: all’interno del nuovo regolamento del settore, per migliorare il funzionamento dei mercato caseario in particolare per quanto concerne i formaggi DOP (Denominazione di Origine Protetta) o IGP (Indicazione Geografica Protetta), è stato inserito un nuovo sistema di regolazione dell’offerta che i governi nazionali potranno attivare – facendo attenzione a non colpire negativamente i piccoli produttori. La proposta relativa al controllo dell’offerta di questi formaggi di qualità, deve essere approvata da almeno due terzi dei produttori di latte (fornitori di almeno i due terzi del latte crudo utilizzato per produrre i formaggi di qualità).
I produttori di formaggi DOP e IGP avranno l’opportunità di programmare, sulla base delle analisi di mercato, la propria produzione.

In Italia i formaggi DOP, per i quali è stata data la facoltà della programmazione produttiva , sono quelli guidati da Grana Padano e da Parmigiano Reggiano che rappresentano anche le più importanti denominazioni a livello europeo e grazie ai quali migliaia di aziende agricole riescono ad essere competitive e generare ricchezza.

Le reazioni italiane

Ministro CataniaIl Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo Catania, si è mostrato entusiasta dell’approvazione della nuova normativa da parte del Parlamento Europeo e ha dichiarato che essa rappresenta “un risultato molto importante e atteso dal nostro Paese, soprattutto alla luce della crisi che aveva colpito il settore lattiero-caseario nel 2009. L’esito di oggi è stato ottenuto anche grazie al prezioso lavoro degli uffici del Ministero delle politiche agricole, al contributo dato da tutta la filiera italiana e al ruolo chiave svolto dal Presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro. Questo risultato lascia ben sperare per i negoziati che sono attualmente in corso in Europa, a partire da quelli per la riforma della Politica agricola comune e del ‘pacchetto qualità’”.

Con l’approvazione del pacchetto latte è stata introdotta anche la programmazione produttiva: una richiesta prettamente italiana, che – continua il Ministro Catania – “costituisce un risultato fondamentale, soprattutto per le filiere dei formaggi a lunga stagionatura perché essi sono soggetti strutturalmente ad un andamento ciclico del mercato, con fenomeni speculativi sia nelle fasi di eccesso che di carenza di offerta rispetto alla domanda. Con le nuove norme della programmazione produttiva sarà possibile introdurre, nelle singole filiere, degli strumenti di regolazione volti a equilibrare il rapporto dell’offerta rispetto alla reale domanda, contribuendo così a uno sviluppo regolare del mercato e indirettamente alla stabilità dei redditi nella filiera”.

Gli assessori di due delle Regioni italiane che vantano un gran numero di operatori del settore, tra allevatori e trasformatori, si sono mostrati altrettanto entusiasti dell’approvazione della nuova normativa: Giulio De Capitani (assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia) e Claudio Sacchetto (assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte).

“L’approvazione da parte del Parlamento europeo del cosiddetto ‘pacchetto latte’, che introduce nuovi e importanti strumenti a disposizione degli allevatori e dei trasformatori, è un passaggio che merita di essere sottolineato” dichiara l’assessore De Capitani. “La nuova disciplina comunitaria valorizza e rilancia l’aggregazione tra i produttori che, seppur tradizionalmente laboriosa e complessa nel nostro Paese, costituisce l’unica concreta modalità attraverso la quale i produttori agricoli possono efficacemente rappresentare le proprie esigenze alla filiera produttiva. Se questo è già realtà in altri Stati europei, è tempo che lo diventi anche per gli allevatori e produttori di latte italiani”.

L’assessore Sacchetto dichiara che, grazie a questo nuovo regolamento, “si darà la possibilità al mondo del latte di evolversi con metodi di autoregolamentazione delle produzioni in base alle tendenze di mercato per conseguire un efficace equilibrio tra domanda ed offerta sulla falsariga di ciò che avviene nel mondo del vino, con buon successo, da molti anni. L’approvazione del Pacchetto latte rappresenta indubbiamente una grande notizia per il Piemonte, dove il settore da sempre lavora con grandi risultati contraddistinti dall’eccellenza. Le novità sono molte e positive: un complesso di nuove norme che permette di porre le basi per un rilancio vigoroso del settore caseario, un comparto in ripresa, ma che riporta ancora le conseguenze della crisi del 2009. Un buon punto di partenza per affrontare con la giusta determinazione gli anni immediatamente precedenti e successivi il termine del regime quote latte”.

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