Imprenditoria Femminile: dall’agriturismo all’agrinido

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Donne a tutto campo: dall’agriturismo all’agrinido

Con le braccia e con la testa: così si muovono oggi le donne che scelgono la via dell’imprenditoria agricola, come titolari o come coadiuvanti, ma sempre in prima linea nello svolgimento di un’attività multiforme che alla coltivazione e all’allevamento affianca la tutela dell’ambiente e del territorio, la promozione della biodiversità, la diffusione delle tradizioni rurali e l’attivazione di servizi sociali come l’agrinido

Esperte di legge, di credito bancario, di nutrizionismo, di puericultura: le donne che vogliono dirigere un’impresa agricola oggi devono avere una marcia in più per avere successo, e tenersi aggiornate in differenti materie.

E così per diventare imprenditrici agricole del terzo millennio occorre conoscere non solo l’abc della realtà rurale ma anche tutto il bagaglio legislativo, culturale e sociale inerente questo tipo di lavoro, che vede sempre più donne al timone di piccole e medie imprese.

In Italia si contano circa 250mila aziende rosa nel settore agricolo. Un’impresa agricola su tre è diretta da donne; a marzo 2011, ai registri della Camera di Commercio, risultavano 14.688 imprese femminile in più rispetto al 2010. E secondo l’indagine condotta dalla Rete Rurale Nazionale e presentati dall’ONILFA, l’osservatorio nazionale per l’imprenditoria ed il lavoro femminile in agricoltura, la produttività media oraria delle donne che lavorano in un’azienda agricola è superiore a quella dei loro colleghi uomini, nonostante esse debbano conciliare il lavoro con la cura della casa e della famiglia.

Così afferma Silvia Bosco, Coordinatrice Nazionale Donne Impresa Coldiretti: “l’importanza e la presenza femminile nelle aziende agricole italiane è dovuta anche al grande apporto creativo ed innovativo delle donne, consentendo loro di estendere e di moltiplicare le attività aziendali, seguendo così il principio della multifunzionalità. Importante è lo sforzo profuso per la diffusione della filiera agricola corta, che punta ad avvicinare il produttore al consumatore, diminuendo al minimo i passaggi intermedi. La donna è multifunzionale sia nell’approccio alla vita quotidiana sia nella gestione di un’impresa, e da qui il suo duplice ruolo. La donna riesce a gestire sia i tempi di vita sia quelli di lavoro, conciliando e veicolando al meglio le energie da mettere in campo”.

Coldiretti di recente ha lanciato “Progetto Donne”, microcredito destinato alle donne non necessariamente titolari di impresa e ad imprese non obbligatoriamente a prevalenza femminile.
“Per tale motivo l’importo massimo finanziabile è pari a 30.000 euro, mentre quello minimo è pari a 10.000 euro” spiega Silvia Bosco. “I finanziamenti potranno essere rimborsati con rate trimestrali, semestrali o annuali posticipate, con un plafond dedicato e con tassi riservati in convenzione. I finanziamenti hanno una durata compresa tra un minimo di 36 mesi ed un massimo di 60 mesi, oltre al periodo di 6 mesi di preammortamento, durante il quale si restituirà solo la quota di interessi e non la parte di capitale. Il finanziamento potrà riguardare anche investimenti per ristrutturazione dei locali, impianti, macchinari ed attrezzature, arredi e mezzi di trasporto, oltre che per sistemi informatici integrati per l’automazione, comunicazione e impianti automatizzati. Uniche eccezioni: non potranno essere concessi finanziamenti per l’acquisto di immobili, di beni usati o spese non fatturate. Quindi un credito legato alle idee e ai progetti presentati dalle donne, a prescindere dal ruolo o dalla funzione ricoperta all’interno dell’azienda”.

Riunione donne impresa Coldiretti

Aprire un’impresa agricola e portarla avanti è una grande sfida per le donne.

“La principale difficoltà da superare è l’accesso alla terra”spiega Serena Giudici, coordinatore nazionale di  Donne In Campo – Confederazione Nazionale Agricoltori. “Se non si ha infatti la fortuna di possedere un appezzamento di terra può diventare difficile e molto costoso acquisire un terreno sul mercato per via dei prezzi molto elevati. In secondo luogo, nell’avviare un’azienda agricola, la differenza è data dall’idea di impresa. Su questo le donne hanno una marcia in più essendo particolarmente dotate di creatività e propensione all’innovazione. Quando però ci si rivolge al credito, iniziano i problemi.  Puntare su un’idea di impresa è un rischio che le Banche oggi non vogliono assumersi. Se si aggiunge a questo l’accertata discriminazione nei confronti delle donne che vengono ingiustamente considerate meno affidabili da parte degli Istituti di credito, il quadro è completo.”

Esistono tuttavia dei settori dove le donne si realizzano maggiormente: “Creative, flessibili e soprattutto efficaci le donne titolari di azienda sono ormai un pilastro dell’agricoltura italiana” prosegue Serena Giudici. “Titolari di aziende agricole ad altissimo valore aggiunto ma anche regine dell’arte dell’accoglienza e custodi delle antiche tradizioni enogastronomiche orientate prevalentemente verso i settori più innovativi: il biologico, le produzioni di ‘nicchia’ Dop e Igp, la vitivinicoltura. E poi gli agriturismi, gli agriasili, le fattorie sociali e le fattorie didattiche: cioè quelle attività naturalmente femminili, nate dall’idea della “madre”, del dover unire al lavoro la cura della casa e della famiglia”.

E circa gli agriasili, una delle ultime innovazioni nelle imprese agricole.
“Muovere i primi passi a contatto con la natura, imparando a conoscere l’ambiente, i prodotti dell’orto, gli animali da cortile, i ritmi delle stagioni e dei lavori agricoli: gli agrinidi sono un’idea eccezionale che risponde alle esigenze sia dei genitori che, abitando in città, desiderano per i loro bambini un ambiente più naturale, che di quelli che lavorano in aree rurali e montane, spesso meno attrezzate in materia di servizi per l’infanzia. E’ opportuno però che le Istituzioni vengano incontro a chi voglia aprire un agrinido e che ci si impegni per far rientrare questa attività nel vasto campo della multifunzionalità consentendo a domanda ed offerta di coniugarsi felicemente”.
Amelia Vescovi

 

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