La fotografia del nostro paese e il ruolo delle donne secondo l’ISTAT

L'Italia secondo l'Istat

Noi Italia: la fotografia del nostro paese e il ruolo delle donne secondo l’ISTAT

Pubblicato il rapporto ISTAT Noi Italia:100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo

Descrive l’Italia attraverso il suo territorio e l’ambiente, la popolazione residente e la presenza di stranieri. Affronta, attraverso le stratistiche, i temi della criminalità e della sicurezza, dell’istruzione, della sanità, della cultura e del tempo libero, della scienza, della tecnologia e dell’innovazione.

Fornisce i dati sull’incidenza del turismo, dei trasporti e dell’agricoltura, sulla presenza di  strutture produttive e di infrastrutture, e con numeri e percentuali riflette di energia, macroeconomia, mercato del lavoro, condizioni economiche delle famiglie, protezione sociale e finanza pubblica.
E’ un’Italia a tutto tondo quella che emerge dall’ultimo rapporto ISTAT Noi Italia: di seguito il focus sulle novità più significative.

 

Casa, famiglia, salute e ambiente: le difficoltà emergenti

I dati su territorio e ambiente ci restituiscono un’Italia densamente popolata, sopra la media europea (200 abitanti per km quadrato contro i 114 dell’Unione a 27 membri). Non sembra adeguata, però, la disponibilità di abitazioni per le persone: nell’ultimo periodo sono stati autorizzati progetti per la costruzione di poco meno di 6 case ogni mille famiglie, con una riduzione sensibile, se si pensa che solo nel 2008 se ne progettavano praticamente il doppio.

 

 

La spesa sanitaria pubblica è pari al 7,4% del PIL, quasi 2000 euro all’anno per abitante, molto meno che nei restanti paesi dell’Unione. Le famiglie vi contribuiscono con proprie risorse nella misura del 21%, intorno ai 1000 euro a famiglia, con divari tra Nord e Sud. Se il tasso di mortalità infantile è bassissimo, 3,3 decessi per mille nati vivi, e continua a scendere, le malattie dell’apparato circolatorio restano la prima causa di morte in Italia, seguite dai tumori, che colpiscono più gli uomini (36,1%) che le donne (19,4 %). Cresce il dato sul consumo di fumo e alcol, soprattutto tra i giovanissimi; quello sull’obesità si attesta al 10,3% della popolazione maggiorenne.

Quanto alla sicurezza, il trend è a sopresa decrescente: l’Italia è al di sotto della media europea per numero di omicidi (1,2 ogni centomila abitanti), e le rapine, anche se restano la prima causa di condanna penale in Italia, calano di numero, soprattutto al Sud, in cui i valori percentuali sono costantemente più bassi della media nazionale. Seguono tra i reati più commessi quelli di droga, di riciclaggio e di ricettazione.

Resta bassa, ma in crescita del 5%, la spesa per la tutela ambientale (85 euro per abitante), mentre all’opposto è ancora molto alto il peso di rifiuti urbani per abitante (533,5 kg), e non è ancora soddisfacente (33% del totale) il dato sull’utilizzo della raccolta differenziata, più diffusa al Nord. 

Nonostante siano diminuite le emissioni di gas serra, e l’Italia si avvicini lentamente all’obiettivo di emissione massima fissato dal protocollo di Kyoto, più di un terzo delle famiglie italiane lamenta problemi di inquinamento dell’aria nella zona di residenza, e le aree verdi corrispondono a un totale di poco più di 100 metri quadri per abitante. In compenso, il consumo pro capite di energia elettrica, pur se in crescita significativa, resta più basso che nel resto di Europa, e aumenta il ricorso alle fonti rinnovabili (soprattutto acqua e vento), che si attesta al 22,2%, con un aumento di quasi 2 punti percentuali negli ultimi due anni.

Popolazione, matrimonio e maternità: come cambia il Paese

Ci confermiamo il quarto Paese dell’UE per dimensione demografica, e cresciamo quasi dell’1% all’anno: ad aiutarci è l’immigrazione, perchè lo squilibrio generazionale in Italia resta tra i più alti d’Europa, e la vita media per fortuna si allunga, toccando i 79 anni per gli uomini e gli 84 per le donne. Questo fa crescere la spesa per la protezione sociale, che arriva al 30% (7700 euro pro capite, un valore nettamente superiore alla media dell’Unione).

Gli stranieri residenti nel nostro paese sono il 7,5% del totale, soprattutto rumeni, albanesi, marocchini, cinesi e ucraini: la loro istruzione cresce, e raggiunge livelli simili a quelli della popolazione italiana, con un sensibile incremento di laureati e una più ampia partecipazione al sistema di formazione nazionale. Ciò ha consentito in parte al nostro paese di recuperare lo svantaggio dei suoi studenti rispetto alla media europea rilevato dalle indagini OCSE. Restiamo indietro, comunque, soprattutto nelle discipline tecnico-scientifiche, e usiamo ancora troppo poco internet, in confronto agli altri cittadini dell’Unione: in compenso, le disparità di genere in Italia sono meno forti che nel resto del continente.

D’altra parte, non siamo più un paese di intellettuali: compriamo molte auto (siamo secondi solo al Lussemburgo), ma spendiamo in cultura solo il 7% della spesa complessiva, e opera nel settore appena l’1,5% delle persone attive. Neanche la metà degli italiani legge un libro all’anno, in pochi hanno l’abitudine di acquistare i quotidiani, e non sono tanti neppure quelli che visitano i musei, soprattutto al Sud. Ed è una questione di scelte, non di crisi: siamo infatti tra i pochi paesi europei che presentano una domanda interna superiore alle risorse prodotte, nonostante l’erosione del reddito delle famiglie, che ne fa stimare ben l’11% (più di 8 milioni di persone, il 13,8% della popolazione residente) in condizioni di povertà, e il ricorso al credito bancario, sempre più frequente, soprattutto al Sud.

I matrimoni restano pochi, circa 4 ogni 1000 abitanti, e si svolgono soprattutto al Sud; pochi sono anche i divorzi (siamo il paese UE in cui se ne celebrano di meno, neanche 1 ogni mille abitanti), e aumentano le unioni civili rispetto a quelle religiose. Quello che resta basso il tasso di fecondità, che si attesta, secondo le stime di un anno fa, a neanche un figlio e mezzo per donna. La prima maternità, in media, arriva sempre più tardi, dopo i 31 anni, e il dato continua a crescere.

Economia, impresa e mercato del lavoro: tra creatività femminile e disparità

La nota dolente è l’occupazione: nella fascia 20-64 anni lavora solo il 61% delle persone, soprattutto uomini (72,8%). Il tasso è diminuito di 6 decimi dal 2009. Le donne lavorano soprattutto con contratti a termine e a tempo parziale, e il 50% di esse, nell’età lavorativa (15-64 anni), risulta inattiva.

La disoccupazione, sopratutto giovanile, cresce pericolosamente, e i lavoratori irregolari sono il 12,3% del totale.

Di gran lunga migliore è la situazione sul fronte imprenditoria: operano in Italia 64 imprese ogni mille abitanti, di norma medio-piccole, e il tasso di imprenditorialità è quasi del 32%, equilibrato su tutto il territorio nazionale. Si tratta di valori molto più alti rispetto all’Europa, che fanno dell’Italia un’eccellenza nel settore. Il tasso di mortalità delle imprese è quasi del 15%, con maggiore instabilità al Sud, mentre sta scendendo il livello di competitività, con forti diminuzioni dove era più alto, nel Nord-Est. Il trend vale per tutti i settori: nell’agricoltura, ove si contano più di un milione e mezzo di aziende, ha ripercussioni positive l’interesse dei consumatori europei per la qualità dei nostri prodotti agroalimentari (abbiamo 219 marchi di qualità), e l’attenzione delle persone per il turismo agrituristico, che si è incrementato del 40% e che vede una buona percentuale di gestori donne (più di un terzo del totale, su circa 20 mila aziende). Crescono del resto, in Italia, tutte le strutture ricettive non alberghiere, mentre le persone stanno fuori casa sempre di meno, con una media per abitante di 6,5 notti all’anno per vacanza, 2,6 per lavoro.

Importante per la nostra economia è il settore dei trasporti: siamo i primi d’Europa per via mare e i quinti per traffico aereo, ma restano carenti le ferrovie, con gravi disparità a livello regionale.

Laura Carmen Paladino

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