Microcredito contro la povertà, problematiche e soluzioni a convegno con uno sguardo alle necessità femminili

Moratti e Baccini

Microcredito contro la povertà, problematiche e soluzioni a convegno con uno sguardo alle necessità femminili

Piccoli prestiti per persone in difficoltà: l’Ente nazionale per il microcredito, con la Rappresentanza in  Italia della Commissione europea, fa il punto su criticità e metodi per risolverle. Favorire accesso e iniziativa economica, snellire le procedure, prevedere prestiti diretti  sono tra i suggerimenti emersi nel corso dei lavori. Un’interrogazione al Senato, intanto, cerca di fare chiarezza su nomine ed emolumenti dell’Ente

Il microcredito stenta a decollare in Italia; considerato un importante strumento di contrasto della povertà e di potenziamento dell’iniziativa economica dei soggetti più deboli, presenta tuttora molte problematiche da risolvere con urgenza, perché possa diffondersi in modo adeguato nel nostro Paese.

L’Ente nazionale per il microcredito, in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, il 24 febbraio ha fatto il punto sulle criticità e sulle proposte in materia, nel corso del seminario “Microfinanza e politiche dell’Unione europea – Risorse e opportunità per la microimpresa e l’inclusione sociale. Il ruolo degli enti territoriali e locali”.

Il microcredito, come suggerisce il termine stesso, è un finanziamento di piccolo importo che viene concesso a persone che si trovano in stato di necessità e che, per vari motivi, sono escluse dal mondo del lavoro e non sono in grado di accedere ai finanziamenti tradizionali.


Roberto Di Giovan Paolo,senatore del Partito Democratico


“L’Italia è il primo stato dell’Unione europea ad essersi dotato di un organismo, riconosciuto ente pubblico, che assista le politiche di microcredito e sviluppi anche le indicazioni europee, creando lavoro e favorendo la ripresa economica” ha precisato il presidente dell’Ente nazionale per il microcredito, Mario Baccini. Ente in merito al quale un gruppo di senatori del Partito Democratico ha presentato un’interrogazione al Senato, al fine di comprendere obiettivi e, soprattutto, criteri di nomina dei dirigenti, eventuali doppi incarichi e relativi  emolumenti, pur riconoscendo la validità di questa istituzione.

“Mi sembra sbagliato che, mentre si sia deciso di ‘tagliare’ l’agenzia del Terzo Settore” ha dichiarato a margine il senatore che ha promosso l’interrogazione, Roberto Di Giovan Paolo, “si  sia al tempo stesso lasciato in vita questo istituto nazionale, della cui utilità io non ho dubbi, ma di cui non si conosce bene l’orizzonte. Nell’interrogazione abbiamo segnalato come l’Italia realizzi poco più del 20 per cento dei programmi di microfinanza attivati in Europa e nei paesi in transizione ed il fatto che a malapena l’1 per cento dei potenziali beneficiari sia stato raggiunto dalla totalità dei programmi di microfinanza europei. Questa interrogazione” ha concluso il senatore “mi è stata suggerita su Twitter, che  forse per la prima volta ha avuto modo di andare ‘a Palazzo’”.

L’Unione Europea ha messo a disposizione diversi strumenti di microfinanziamento, come Jasmine (Joint Action to Support Microfinance Institutions in Europe), diretto a migliorare le capacità degli intermediari di microcredito;  Jeremie (Joint European Resources for Micro to Mediun Enterprises)  per sostenere le piccole e medie imprese, o come EPMF, European Progress Microfinance Facility, per rendere i microfinanziamenti più disponibili a chi ha perso il lavoro e intenda avviare una propria impresa o svilupparne una già esistente.

TajaniUno dei problemi è proprio quello dell’accessibilità. I fondi, come ha sottolineato il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, non vengono erogati direttamente ai soggetti beneficiari, ma sono messi a disposizione degli intermediari: le banche e le organizzazioni no profit.
Le banche ritengono poco remunerativo questo strumento,  che andrebbe invece potenziato e messo in risalto, puntando sull’innovazione e sulla diversificazione.
Le associazioni senza scopo di lucro, invece, si trovano in difficoltà nel dover far fronte agli  adempimenti burocratici e ai meccanismi di finanziamento, che sono stati pensati per le grandi organizzazioni, banche in primo luogo, e non tengono conto di quelle realtà associative impegnate quotidianamente nell’aiuto di  categorie sociali che non possono accedere ai finanziamenti bancari.

“Sarebbe fondamentale snellire le procedure” ha rilevato Andrea Nardone, segretario generale della Fondazione Risorsa Donna, ente che, in rete con altri soggetti, promuove l’emancipazione sociale ed economica delle donne. La Fondazione, membro del Comitato nazionale permanente per il microcredito, fa parte della rete internazionale European microfinance network ed  è uno dei due beneficiari italiani dei fondi europei ‘Jasmine’. Sono solo due, infatti, i destinatari delle sovvenzioni selezionati per l’Italia, Per Micro e Fondazione Risorsa Donna e il nostro Paese in tal modo si è posizionato al quinto posto, dopo la Romania (7), la Bulgaria (4), l’Ungheria (3) e il Regno Unito (3). “Questi fondi rafforzano gli operatori in termini di competenze e di capacità, ma le condizioni per accedere ai finanziamenti sono piuttosto complesse” ha sottolineato Nardone.

Puoti“Per dare maggiore coerenza e valenza al microcredito, la cui disciplina è stata inserita nel Testo unico bancario del 2010” ha affermato Giovanni Puoti, consigliere d’amministrazione dell’Ente nazionale per il microcredito, rettore dell’Università Niccolò Cusano e ordinario dell’Università Sapienza di Roma “occorrerebbe intervenire ulteriormente sotto il profilo normativo. Per questi finanziamenti non sono previste garanzie reali, come le ipoteche o i depositi titoli, ma permane comunque l’obbligatorietà di una garanzia. Sarebbe bene, quindi, assumere una sorta di impegno morale e prevedere l’assenza totale di garanzie, nonché il finanziamento diretto ai  beneficiari e l’eliminazione di eventuali situazioni di emarginazione, al fine di favorire l’inclusione di questi soggetti e di consentire loro di mandare avanti un’attività economica che altrimenti sarebbe destinata a concludersi”.

Lo strumento europeo di microfinanziamento Progress (EPMF) non riesce ancora a prendere il via, in Italia;  a tutt’oggi non è stato firmato alcun contratto, nonostante il Fondo europeo per gli investimenti  sia già in contatto con cinque potenziali candidati e gestisca quattro fondi di partecipazione italiani relativi a Jeremie. I requisiti richiesti dai bandi, è emerso nel corso dei lavori, hanno favorito la selezione di istituti bancari che vantano un rating più elevato e una distribuzione territoriale più capillare.

“Forse questo strumento è troppo innovativo per l’Unione europea e per l’Italia in particolare” ha commentato Letizia Moratti, da poco nominata presidente del Comitato etico dei garanti dei programmi tra Ente nazionale per il microcredito e Fondazione San Patrignano, sottoscrittori di un protocollo d’intesa volto a promuovere il ruolo del microcredito per l’inserimento di persone che hanno difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro: giovani, immigrati, tossicodipendenti, diversamente abili, donne. L’universo  femminile viene tuttora considerato tra i soggetti più fragili, anche a causa delle difficoltà, che le donne hanno, ad inserirsi o a rientrare nel ciclo lavorativo, per ragioni familiari o di cura.

Un numero altissimo di persone si trova attualmente senza lavoro, eppure, la situazione si può migliorare, l’importante è avere una visione del futuro piena di ottimismo. Secondo Giuseppe Capuano, economista, dirigente della Divisione PMI e artigianato del ministero dello Sviluppo economico, le nostre imprese sono competitive, sebbene questa realtà non risulti tale osservando i numeri. Gli indicatori, infatti, non riescono a quantificare pienamente l’innovazione, in quanto spesso investe vari aspetti della vita dell’impresa, diversi da quelli di natura tecnologica, usualmente monitorati e classificati. Il più delle volte è lo stesso piccolo imprenditore a non rendersi conto di avere innovato all’interno della propria azienda; per questo motivo è importante che questi cambiamenti vengano accompagnati e sostenuti da politiche di ampio respiro.

Sempre a proposito del microcredito, non sarebbe male dare un’occhiata al film Yes man, interpretato da Jim Carrey e diretto da Peyton Reed, nel quale il protagonista, impiegato presso un istituto di credito viene coinvolto in un cambiamento totale di vita e di abitudini. Nel decidere di dire “sì” ad ogni opportunità, si trova a concedere piccoli prestiti ai numerosi clienti ai quali ha sempre negato aiuto, perché non erano in grado di fornire garanzie. I risultati? Sorprendenti, concreti, finanziariamente soddisfacenti per tutti.   

Daniela Delli Noci

 

 

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