Omicidi domestici in Veneto: ogni settimana una vittima, e solitamente è donna

foto Simonetta Tregnago presid Comm.ne PO

 

Omicidi domestici in Veneto: ogni settimana una vittima, e solitamente è donna

La ricerca su questo triste fenomeno è stata condotta dall’Osservatorio nazionale Violenza domestica e promossa dalla Commissione regionale Pari Opportunità. Sono stati analizzati gli omicidi in ambito familiare- e, per la prima volta, anche i tentativi di omicidio – commessi nell’ultimo triennio (2009-2011)

Gli autori del crimine sono nella stragrande maggioranza dei casi uomini e le vittime sono principalmente donne. Solitamente si tratta di coppie legate da vincoli affettivi o da una parentela.

Partita da fatti di cronaca incrociati con dati giudiziari, l’indagine ha appurato che in Veneto, nel triennio considerato, ci sono stati 48 casi di tentato omicidio e 36 casi di omicidio portato a termine. Si tratta di casi sfociati nel peggiore dei modi ma a fronte di ben 1224 casi di violenza domestica solo nei primi 6 mesi del 2011.

Autore di questi atti sono persone conosciute dalla vittima e nel 45,6% dei casi si tratta di fidanzati, sposi o conviventi. Si arriva all’azione irreparabile il 26% delle volte a causa di una lite tra genitori e figli, mentre l’8,7% delle volte la mano assassina è quella di un ex.

Un dato particolare è la località in cui avvengono questi omicidi: si tratta, nel 73% dei casi, di piccoli centri di provincia; solo raramente gli omicidi familiari avvengono nelle città capoluogo.
Il numero più elevato di omicidi è stato nella provincia di Venezia, seguita da quella di Verona, poi Treviso e Padova. Belluno è la meno “implicata”, con un solo caso.

Solitamente gli assassinii (compresi i tentati) si registrano in primavera – stagione che psicologi e psichiatri conoscono bene a causa degli influssi negativi sul sistema mentale – con la massima concentrazione nel mese di giugno, cioè ai primi caldi e – curiosità seppur macabra – nel giorno di mercoledì.

Le vittime sono anche i minorenni e gli anziani (con più di 65 anni). Solitamente gli autori dei delitti sono più giovani delle loro vittime. Ad essere uccise sono maggiormente le persone (soprattutto donne) di età compresa tra i 31 e i 40 anni. Le donne in particolare hanno un’età media di 44 anni.
Inoltre, si segnala la differenza sociale ed economica tra vittime ed autori, infatti sono gli assassini ad appartenere alla fascia più alta e forte da questi punti di vista.
Solitamente per uccidere è stata usata un’arma da taglio (41,6%) e nel 17,7% dei casi un’arma da fuoco.

In ogni caso, a prescindere dall’età degli autori, dall’arma usata, dalla località, ecc. il tratto in comune degli omicidi è la patologia mentale: si tratta persone con problemi depressivi (che come si sa toccano l’apice in primavera) e di paranoia. Alle volte si aggiunge anche l’abuso alcolico (nel 13% dei casi).

Il motivo che fa scaturire l’atto insano è principalmente la gelosia; la separazione – che sia già effettiva o che sia in corso di richiesta – influisce molto: è spesso la spinta emotiva all’omicidio, soprattutto quello da parte degli uomini. Il fattore economico invece gioca un ruolo veramente trascurabile, tanto è vero che chi commette questo reato spesso è economicamente forte.

Simonetta Tregnago, presidente della Commissione regionale per le pari opportunità uomo-donna, nel commentare i dati emersi dall’Osservatorio, dice: “le notizie riportate dai media ci chiedono di non trascurare l’ambiente domestico come luogo di violenza, anche qui, nella nostra regione, che per cultura, economia, attività sociali e di volontariato è tra le prime in Italia. Crediamo che questa ricerca possa contribuire a richiamare l’attenzione di tutti noi – di chi governa e amministra, di chi vive le politiche sociali, soprattutto di chi fa prevenzione sul territorio – sui segnali di allarme e anche sulla solitudine e sull’abbandono di chi vive difficoltà in famiglia. Una famiglia, cardine della nostra struttura sociale, che oggi fatica nell’adattarsi ai tanti cambiamenti che la circondano e la attraversano, non da ultima la crisi: tutti fattori che possono sconvolgere soggetti deboli o soli, incapaci di reagire in modo positivo alle tensioni”.

Marina Bacciconi, responsabile dell’Osservatorio, dal canto suo afferma che “la nostra continua ricerca sui temi è sollecitata dall’interesse via via cresciuto verso il fenomeno della violenza in ambito familiare, nonché dalla carenza di informazioni complessive e compiute e perciò dalla difficoltà di fondare la lettura critica dell’aspetto ‘più estremo’ della violenza. Viviamo una realtà culturale e sociale sempre più in rapido mutamento e, in parte, sempre più ambivalente e connotata da ipocrisia, insomma ‘in mezzo al guado’ tra una sponda dove permangono ‘antichi’ valori e gerarchie superate e una dove ancora tutto è da costruire, da ordinare. Non vogliamo attribuire esclusivamente all’oggi, alle sue caratteristiche, né la violenza familiare nel suo complesso, né le uccisioni che in questo contesto si concretizzano. La violenza in famiglia di certo, pur sotto altre forme e con altre connotazioni, esiste con l’esistere dell’uomo, forse parte costitutiva dell’aspetto dolente dell’umanità”.

Allegati

pdf Dati omicidi e omicidi tentati nel veneto.pdf

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