Donne nella Liberazione

convegno roma donne nella liberazione

Donne nella Liberazione

“Il ruolo della donna nella Resistenza e nella Liberazione”. Questo il tema del convegno organizzato a Roma per celebrare l’anniversario del 25 aprile. Testimonianze, letture e musica, per non dimenticare

Da angeli del focolare a protagoniste della storia. Donne indomite e combattive, che non hanno mai rinunciato a valori come la dignità, la pace, la fratellanza:  malgrado la guerra, le privazioni e un mondo che a un certo punto è apparso capovolto. A loro è stato dedicato il convegno “Il ruolo della donna nella Resistenza e nella Liberazione”, organizzato dall’Associazione Irideventi  il 25 aprile a Roma, presso la Casa delle Culture e delle Generazioni.

Testimonianze e ricordi di donne più o meno note, protagoniste della guerra di Liberazione, sono stati affidati nel tempo ai libri e agli storici, oppure raccontati – in modo lieve ed emozionante – da  chi quelle vicende le ha vissute o le ha sentite raccontare, perché la memoria è importante e rappresenta  l’unico modo in cui rendere omaggio a chi ha lottato per liberare il Paese dal nazismo e dal fascismo.

“Le donne hanno difeso il diritto alla vita e a mantenere la vita” ha detto Francesca Koch, storica, presidente della Casa Internazionale delle Donne di Roma, membro del direttivo della Società italiana delle storiche e autrice di numerosi volumi storici sulle donne italiane, “e hanno operato un cambiamento nell’idea di cittadinanza, introducendo qualcosa in più: la dignità, il rispetto, la pietas,  la capacità di tessere relazioni e di condannare la violenza. Le donne hanno messo in discussione il concetto stesso di nemico e hanno capito che non può esserci pacificazione nella violenza: sia in quella subita, sia in quella che sono state costrette a infliggere per difendersi. E’ stata molta la sofferenza  causata da questa contraddizione”.

Nonostante tutto, quello fu un periodo pieno e bello per il mondo femminile, perché per la prima volta  le donne riuscirono a rompere gli steccati e ad uscire dal ruolo, tanto più anacronistico in tempo di guerra, nel quale gli uomini le tenevano confinate da tempo immemorabile. I diritti che oggi consideriamo acquisiti e non revocabili, come il libero accesso alle professioni, il voto, la possibilità di decidere della propria vita e delle proprie scelte, furono una conquista o una conseguenza di quel periodo. “La separazione tra pubblico e privato era saltata” ha proseguito Francesca Koch “e le case erano diventate il luogo segreto delle riunioni”

Molte le vicende citate dalla storica, numerose le ragioni che portarono  le donne a scendere in campo: per motivi etici, per dare voce e azione alla protesta civile, per far mangiare i propri figli, perché era troppo doloroso sentirli piangere a causa della fame. Combattenti, arruolate nelle brigate partigiane, staffette, protagoniste degli assalti ai forni e della lotta per accaparrarsi un minimo sostentamento, le donne patirono tutti gli orrori della guerra:  duemilacinquecento furono uccise, molte subirono sevizie.

Luigina Meco Lomuti, relatrice al convegno, presidente della sezione romana Pigneto dell’Associazione nazionale partigiani ANPI, ha preferito affidare i suoi ricordi di bambina, quelli più duri e dolorosi, a uno scritto da consegnare alle giovani generazioni della sua famiglia. Il racconto è costellato di memorie: i mille espedienti per accaparrarsi il cibo, i patimenti,  le violenze subite nella casa che aveva accolto la sua e un’altra famiglia con la quale aveva condiviso l’esperienza dello sfollamento. Infine, la gioia della Liberazione e l’offerta della cioccolata da parte dei soldati. Un ricordo rimasto indelebile in tanti bambini di quel tempo.
Molti gli episodi di eroismo quotidiano raccontati nel corso dell’incontro. “Un intero quartiere, quello del Quadraro, fino al 1945 fu retto dalle donne i cui compagni erano stati deportati in Germania come forza-lavoro” ha ricordato Francesco Sirleto, coordinatore del convegno, docente e studioso di quel periodo storico. “Non a caso il quartiere fu denominato “il nido di vespe” da Kappler, il feroce ufficiale delle SS e comandante della Gestapo”.

La  testimonianza imprevista di una donna, a quei tempi bambina, ha dato la misura dell’importanza dei ricordi e della memoria. Il ricordo di un’esperienza che le cambiò la vita: affamata e senza sostegno, fu caricata insieme ad altri bimbi su uno dei ‘treni della felicità’, i convogli che portarono i piccoli indigenti, rimasti soli e affamati, verso l’Emilia Romagna e la Toscana, dove li aspettavano le famiglie disposte ad accoglierli e ad amarli. Ancora una volta un’iniziativa tutta al femminile, promossa dalle donne della Croce Rossa e dell’UDI (Unione donne in Italia), una delle quali fu Miriam Mafai, giornalista e scrittrice scomparsa di recente.

Antonella Civale alle letture di memorie
Roberta Mammucari si esibisce al violino

I ricordi di altre testimoni e di una staffetta, letti dall’attrice Antonella Civale, hanno  invece parlato di camminate notturne in solitudine, chilometri e chilometri macinati con aria indifferente; le donne, come è noto, davano meno nell’occhio degli uomini, perché il preconcetto dell’angelo del focolare era duro a morire e potevano quindi portare messaggi, volantini e medicinali passando inosservate. A stemperare il tutto, il concerto per violino eseguito da Roberta Mammucari.
Quanto al ruolo della donna nella situazione attuale, il parere espresso da Francesca Koch a margine del convegno non lascia spazio a dubbi: “Nelle situazioni di crisi le donne sono le prime a scontare la mancanza di servizi sociali, a perdere la possibilità di esercitare un ruolo di leadership. Le donne sono la misura del livello di civiltà e di democrazia di un paese”. Argomenti utili per riflettere, allora come ora.

Daniela Delli Noci

 

Condividi