Appello della Casa Internazionale delle Donne

Violenza-donne

Appello della Casa Internazionale delle Donne

Contro la violenza sulle donne, i femminicidi, i maltrattamenti, lo stalking la disparità di condizioni economiche, sociali e politiche tra i due generi, “agire è obbligatorio, contrastare è possibile”

La Casa Internazionale delle Donne, realtà associativa nazionale femminile tra le principali del nostro Paese, pretende dallo Stato un impegno serio e concreto per far fronte ai problemi che da decenni continuano a minare l’integrità della nazione. Un impegno che deve partire da una modifica culturale indispensabile, ovvero dall’abbattimento degli stereotipi irrispettosi e arcaici nei confronti delle donne, base di partenza di ogni modello di sopraffazione di genere.

Francesca Koch Pres CIDD Roma
Francesca Koch Pres CIDD Roma

Si tratta di una richiesta il cui accoglimento è d’obbligo, per lo Stato italiano. Anche in considerazione del fatto che l’Unione Europea richiama tutti i Governi degli Stati membri ad applicare la massima diligenza (una diligenza dovuta: “due diligency”) per prevenire e contrastare la violenza contro le donne.
Anzitutto lo Stato italiano deve farsi carico di ogni azione indispensabile a questo fine, stanziando le risorse economiche necessarie e realizzando le infrastrutture di sostegno nonché impegnando del personale specializzato. In secondo luogo, lo Stato deve adeguarsi agli standard internazionali per quanto concerne il numero dei centri antiviolenza, che devono essere adeguati alla popolazione: infatti, fino al 2009 l’Italia è stata l’unica nazione europea a non avere un Piano Nazionale Antiviolenza e, nonostante ora lo abbia approntato, le proposte legislative sono tuttora inadeguate.

Sul piano culturale poi l’Italia, soltanto lo scorso luglio, è stata fortemente redarguita dalla Commissione CEDAW delle Nazioni Unite a causa della “rappresentazione scorretta e irrispettosa delle soggettività femminili”, non solo in ambito mediatico e pubblicitario, ma persino nel discorso pubblico, ovvero nelle argomentazioni da parte di personaggi pubblici.

Per quanto riguarda la politica economica, i recenti tagli dei budget di tutte le Regioni, hanno colpito servizi indispensabili alle donne, come le case accoglienza, e ridotto il personale negli sportelli sociali e nei commissariati. Al contrario, sarebbe invece necessario effettuare stanziamenti significativi sia per questi servizi sia per sostenere economicamente le donne che decidono di denunciare i propri aguzzini.

La Casa Internazionale delle Donne denuncia il fatto che attualmente le amministrazioni preferiscono finanziare servizi di segno opposto, quali le “case dei papà separati” o i “cimiteri dei feti non nati” e, al contempo, alcuni Enti territoriali finanziano servizi antiviolenza resi da organizzazioni non femminili e che non lavorano in un’ottica di genere, quando – secondo ogni regola internazionale e secondo il buon senso – l’accoglienza alle donne vittime di violenza deve essere resa da donne, le sole in grado di comprendere la situazione vissuta da altre donne e in grado di farle parlare ed esporre i propri problemi senza timore.

Per tutte le ragioni sopra esposte, la Casa Internazionale delle Donne chiede e pretende un programma di azione pluriennale non negoziabile che preveda:

un Piano Nazionale Antiviolenza condiviso da governo (interno, giustizia, coesione sociale, istruzione, sviluppo economico, sanità ) istituzioni parlamentari, amministrazioni centrali e realtà territoriali, associazioni e servizi;

un sistema di collazione dei dati disaggregati per sesso ed età della vittima e dell’autore di reato, che possa rendere quantificabile il fenomeno della violenza contro le donne;

mappatura sul territorio di tutte le infrastrutture esistenti e individuazione delle strutture mancanti, al fine di un intervento differenziato a seconda delle esigenze (elenco delle strutture minime: case, consultori, sportelli ecc);

finanziamenti pluriennali a servizi antiviolenza gestiti da donne secondo la pratica del “donna ascolta donna” raccomandata da UE, ONU e organizzazioni internazionali;

forte coinvolgimento del personale docente per il superamento degli stereotipi di genere nell’insegnamento, perché si realizzi un’intensa campagna di educazione al rispetto reciproco e alla pari dignità di uomini e donne, fin dalle scuole dell’ infanzia. Gli stereotipi si superano infatti solo per mezzo di una precoce e  radicale critica, al fine di realizzare in profondità i principi affermati dalla nostra Costituzione sul  valore di ogni persona umana;

mappatura e responsabilizzazione degli enti locali per l’accesso ai servizi di intervento e di accoglienza di donne vittime di violenza;

obbligo per la televisione pubblica di fare programmi di formazione e di affermazione della pari dignità di donne e uomini;

ripristino dei fondi dedicati alla formazione del personale di polizia, carabinieri, vigili urbani;

costruzione di una cultura e di modalità di intervento condivise, anche attraverso un’azione di coordinamento dei soggetti coinvolti, comprese  le associazioni di volontariato.

 

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