Crescita e innovazione per rilanciare un’Europa che vuole cambiare

Marcegaglia alla LUISS

Crescita e innovazione per rilanciare un’Europa che vuole cambiare

Emma Marcegaglia e Antonio Tajani all’incontro con gli studenti Luiss in occasione della festa dell’Europa

In occasione della festa dell’Europa, il 9 maggio 2012, dopo ben 62 anni dalla nascita della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) su proposta di Schuman, si è organizzato un incontro, all’interno dell’università LUISS di Roma, per ricordare il percorso dell’UE fino ad oggi. Il vice presidente e responsabile per l’industria e l’imprenditorialità della Commissione Europea, Antonio Tajani, ha incontrato i giovani studenti alla presenza del rettore Massimo Egidi e della presidente Emma Marcegaglia.

Dopo la conquista del mercato unico, vero elemento propulsivo per la nascita dell’Europa, e poi della moneta unica, “oggi” afferma Massimo Egidi “dovremmo affrontare il problema dell’innovazione, creando una cultura in tal senso, per far sì che i giovani si inseriscano nella società in modo più immediato, sviluppando formule che costruiscano incentivi tra imprese e ricerca”. Il momento attuale risulta estremamente critico: “la disoccupazione giovanile” continua il rettore della LUISS “è uno dei fattori di messa a rischio delle conquiste di sessant’anni di integrazione quali l’euro e il mercato interno”. E i giovani sono i primi che possono far fronte all’emergenza crescita. “Per tornare ad essere competitivi” aggiunge “fondamentale può essere il ruolo delle nuove generazioni che vanno aiutate a esprimere tutto il loro potenziale di creatività e capacità d’innovazione, anche incoraggiando lo spirito imprenditoriale”.
Marcegaglia e Tagliani alla LUISS
La situazione europea attuale risulta avere livelli di produttività e competitività completamente diversi. Basti guardare ad una Germania che ha attuato la sua politica di rigore dagli anni 2000, facendo tagli alla spesa pubblica e una serie di riforme strutturali, e al caso opposto, la Grecia, che, al contrario, ha aumentato la spesa pubblica, trovandosi oggi in una situazione di grave crisi economica e finanziaria. “Ci troviamo” dice Emma Marcegaglia “di fronte a un bivio importante. Le elezioni francesi, la situazione che si è creata in Grecia, le amministrative in Italia, sono la risposta di ribellione a un’Europa guidata solo dall’austera Germania”. Cita i project bonds, la necessità di infrastrutture materiali e immateriali, parla di innovazione e crescita, che dovrebbero diventare i veri “focus” del progetto europeo.

“È necessario attuare una politica di crescita senza aumentare la spesa pubblica” continua la ex presidente di Confindustria; “investire per esempio sui crediti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione, creare domanda interna, far sì che lo Stato paghi i crediti IVA, evitando che le imprese si strangolino per mancanza di liquidità. È opportuno ragionare anche su una logica di taglio-tasse”.

Concorda Antonio Tajani sulla politica del rigore che, da sola, aggraverebbe la situazione dei Paesi in crisi se non fosse abbinata alla crescita: “senza tutela europea” afferma “non si va da nessuna parte”. Il commissario invoca poi una terza rivoluzione industriale: “in campo energetico, per esempio, nella politica spaziale…”. “Il progetto Galileo” dice “ci farà risparmiare 90 miliardi”. Ricorda poi la politica della difesa comune che propose Alcide De Gasperi. È opportuno, secondo quanto dice Tajani, agevolare l’accesso al credito, “aiutare quindi le PMI a orientarsi verso i project bonds, che metterebbero in circolazione il denaro, così come la direttiva sui ritardati pagamenti, che entrerà in vigore entro marzo 2013, porterà moltissimi miliardi”.

E l’accesso al credito è condizione indispensabile per far ripartire l’economia. Citando Basilea 3, il commissario europeo aggiunge che la crescita può essere aiutata con i sistemi di garanzia: “stiamo cercando di ridurre il capitale di rischio per l’erogazione di credito dalle banche”, che a volte viene impedito dagli stessi regolamenti europei. Delineando un quadro dell’operato delle PMI, il responsabile per l’industria e l’imprenditorialità in Europa riporta che “solo il 13% delle PMI lavora fuori l’Europa e solo il 26% di queste lavora oltre i confini italiani”. Porta come esempio la qualità della cantieristica navale italiana che andrebbe a colmare l’incapacità di alcuni Paesi nello specifico settore.

Incentivare, inoltre, il turismo in Italia, che rappresenta il 10% del Pil, è una necessità primaria, attraverso la semplificazione della legislatura: “con l’aumento dei turisti” spiega “crescerà il fatturato dell’occupazione”. E non manca di promuovere la cultura imprenditoriale anche per le donne, che si sta già muovendo a livello comunitario.

Daniela Auciello

 

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